Otto priorità per la crescita del Vecchio continente racchiuse in una lettera firmata da 12 capi di stato e di governo europei. La missiva, indirizzata al Consiglio europeo che si terrà il primo marzo, porta alcune firme pesanti, come Italia e Regno unito, ma non è stata sottoscritta dai due paesi leader: Francia e Germania.

“Chiediamo a voi e al Consiglio Ue di rispondere all’appello dei nostri popoli per le riforme e di aiutare a ristabilire la loro fiducia nella capacità dell’Europa di assicurare una crescita forte e sostenibile”, è scritto nel documento. Nello specifico, secondo Roma, Londra e L’Aia (altro Paese promotore dell’iniziativa) tornare a crescere vuole dire mettere a punto un piano che come primi obiettivi abbia l’apertura dei mercati e il rafforzamento del sistema degli scambi all’interno dei confini dell’Unione: dall’eliminazione delle “restrizioni anti-competitive”, allo sfoltimento degli ordini professionali, fino alla riduzione delle “garanzie implicite per salvare sempre le banche”.

Insomma, le dodici cancellerie chiedono che al fianco del rigore finanziario imposto da Berlino (e da Parigi) ci sia spazio anche spazio alla modernizzazione delle economie dell’eurogruppo e per dare loro maggiore competitività. Secondo i leader europei che hanno vergato il testo, senza crescità sarà pressoché impossibile uscire dalle secche della recessione.

Al di là dei contenuti, i dati politici da tenere in considerazione sono due: da una parte l’assenza della Merkel e di Sarkozy, la prima fredda sul richiamo alla responsabilità delle banche, il secondo poco incline alle liberalizzazioni che dovrebbero coinvolgere ogni singolo paese; la seconda, ancora più importante,è il ritorno di Londra dopo il “grande freddo” dei mesi scorsi nei riguardi del direttorio coordinato dal duo Merkozy. E non da sola, ma al fianco di paesi importanti come Italia e Olanda e ricchi come la Svezia e la Finlandia. “Ora abbiamo un altro gruppo di nazioni che hanno l’ambizione di contribuire all’ispirazione del Consiglio europeo”, ha detto Enzo Moavero Milaesi, ministro italiano degli affari Ue che ha voluto sottolineare come questa iniziativa non sia da considerarsi “in competizione” con quella dell’asse franco-tedesco.

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