Non ci piacciono le manette, proprio per nulla, e “giustizialisti” è solo l’etichetta che i tifosi della criminalità impunita affibbiano a noi garantisti coerenti, solo perché prendiamo sul serio la “legge eguale per tutti”, e quindi esigiamo che il politico ladro venga punito come lo scippatore di strada (in genere il primo ruba mille o diecimila volte di più), anziché ossequiato con una cuccia dorata in Parlamento. Che però ci sia un’alternativa alle manette, dipende solo da voi, signori delle tessere e degli inciuci, soloni delle nomenklature, sepolcri imbiancati di una politica che avete infangato a cricca e menzogna.

In Germania un presidente della Repubblica si dimette per un prestito a tasso agevolato (di cui si dichiara innocente), il più potente dei ministri lo aveva preceduto per qualche pagina di tesi di laurea plagiata, negli Usa era accaduto per i contributi non versati a una colf, in Inghilterra per un rimborso spese non giustificato, e si potrebbe continuare con una litania di “peccati veniali” che nelle democrazie non berlusconizzate sono considerati invece vulnus capitale, da dimissioni immediate. Lo aveva fatto anche Helmut Kohl, che pure la storia ricorderà per aver riunificato le Germanie.

L’alternativa alle manette c’è, esimi Alfano, Casini, Bersani e altri Bossi o Maroni, si chiama “sanzione dei propri pari”, se scatta pronta e automatica come un riflesso pavloviano rende il “giustizialismo” superfluo, batte in breccia ogni “sconfinamento” della magistratura (altra leggenda), sana la questione morale prima che nasca. L’avete mai praticata, questa virtù altrove considerata un ovvio abc dell’attività politica? Si è mai udito dal colle più alto un “alto monito”che la imponesse? Ecco perché restano solo le manette. A causa del vostro ottuso “perseverare diabolico” nella melma della reticenza omertosa, che vivete come melassa di privilegio: “Cane non morde cane”.

Vent’anni fa Mani Pulite scoperchiava la cloaca di Tangentopoli. Avete combattuto i magistrati anziché i vostri colleghi collusi e gli imprenditori della corruzione sistemica. Il risultato è che la Corte dei Conti (non esattamente un soviet insurrezionale) l’altro giorno ha solennizzato che ogni anno gli italiani vengono derubati di 60 miliardi per corruzione e 120 per evasione fiscale. Una ricchezza gigantesca, rapinata ai cittadini onesti per vostra opera od omissione. Un governo appena decente, soprattutto se è stato più lesto di Speedy Gonzales nel togliere il companatico ai pensionati, considererebbe questa l’unica vera emergenza. Invece traccheggia. Usque tandem?

Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2012

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