Umberto Bossi e Roberto Maroni

“Se Berlusconi si ritira è risolto il problema”. Riapre i battenti il Parlamento Padano e alla seconda seduta si ritrova un regalo dell’ex alleato diventato più che mai scomodo. Così Umberto Bossi può annunciare, soddisfatto, che non serve scaricare Berlusconi perché si è scaricato da solo. “Meglio, cosi diventeremo il partito di maggioranza assoluta del Nord”, dice. Ma rimangono aperti i problemi interni alla Lega. Non solo Roberto Maroni, che sta girando il Nord Italia a colpi di due o tre incontri pubblici, con un’agenda da rock star; ma anche gli aspiranti secessionisti dal partito. Come Flavio Tosi. Che vuole presentarsi alle prossime amministrative con una propria lista. Ieri il fortino di Via Bellerio ha deciso che le liste possono essere presentate liberamente nei comuni con meno di 15mila abitanti, per quelli a maggiore densità, invece, deve decidere volta per volta la segreteria federale. Quindi lui, Bossi. E così il Senatùr blocca le speranze del sindaco di Verona: “Non mi pare che Tosi possa presentare una lista civica con il suo nome. Sarebbe danneggiare la Lega. Da Miglio in poi – ha aggiunto – abbiamo sempre evitato le correnti perché ci farebbero diventare un partito come gli altri”. Che non si tratta di correnti ma di vere e proprio lotte intestine è difficile da far notare al Capo che sta seguendo con apprensione quanto accade. Ma tende a sminuire. “Le tensioni ci sono sempre in un partito politico”, dice. “Ma questo non significa che si arriverà ad una rottura”.

Tosi ha tentato di abbozzare le polemiche dicendosi convinto che “sarà trovato un accordo”. Ma poco dopo il Senatùr è tornato sull’argomento con una presa di posizione netta proprio sul sindaco scaligero: “A Verona ci sarà solo la lista della Lega Nord”. Una sorta di diktat che suona come quello lanciato e poi ritirato ormai tre settimane fa contro Roberto Maroni. E come l’ex ministro, anche il primo cittadino veneto non ci sta e, per quanto attenda la decisione del vertice regionale, lascia trapelare la possibilità di non ricandidarsi nel caso in cui non possa agire come crede.

Il divideto, dice,  “non c’entra niente con queste amministrative. I motivi sono altri  e sono legati a tensioni interne: c’è il congresso nazionale in vista”. Tosi ha rilevato che “questa è una regola che non c’è mai stata, e chissà perché salta fuori adesso. Tra l’altro – ha aggiunto – in un caso che ha meno senso perché a Verona non corriamo con il Pdl e possiamo capitalizzare parecchio mettendoci una civica”. Comunque adesso  “c’è il Consiglio nazionale, vediamo. Io ho una mia idea su come si potrebbe provare a vincere a Verona e continuare a governare in un centro modo la città”. Nei giorni scorsi Tosi, pur precisando di non voler danneggiare in alcun modo la Lega Nord, aveva anche ipotizzato di non ricandidarsi se non avesse potuto schierare la sua civica. Tosi ha confermato di non volersi mettere contro la Lega, “ma questo non vuol dire – ha concluso – candidarsi per forza. Di militanti a Verona ce ne sono centinaia, non c’è mica solo Tosi”. Ancora fiducioso sulla possibilità di risolvere la questione il governatore Luca Zaia: “Penso che si troverà una soluzione”.

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