Chiuso di nuovo lo Stretto di Hormuz. Un soldato francese Unifil ucciso in Libano, accuse a Hezbollah
Dopo nemmeno 24 ore dall’annuncio di Donald Trump, lo Stretto di Hormuz è stato nuovamente chiuso. La marcia indietro è stata spiegata dall’Iran come la conseguenza del fatto che gli Stati Uniti non abbiano messo fine al blocco navale nella regione. “Vi avevamo avvisati, ma non ci avete dato retta. Ora godetevi il ritorno della situazione dello Stretto di Hormuz al suo stato precedente”, ha scritto sul social X il funzionario di Teheran Ebrahim Azizi. “Non possono ricattarci”, è stato il commento di Trump che ha poi minimizzato: “Sta andando tutto per il meglio: hanno fatto i furbi, come fanno da 47 anni, ma stiamo avendo ottimi colloqui“.
L’Iran, però, sembra determinato a mantenere “l’accesso attraverso lo Stretto di Hormuz condizionato e sotto il nostro controllo fino al raggiungimento di una pace duratura“, si legge in un comunicato del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, in cui si precisa che “gli Stati Uniti hanno avanzato nuove proposte che stiamo valutando”. Non ci sono infatti informazioni ufficiali su possibili nuovi round di negoziati. La Repubblica islamica ha chiesto “un accordo quadro” prima di sedersi al tavolo di nuovi colloqui, denunciando una posizione “massimalista” da parte di Washington. Nel frattempo, solo 8 navi hanno potuto sfruttare l’intervallo di tempo tra una chiusura dello Stretto di Hormuz e l’altra per lasciare il Golfo persico. Tra queste, c’è anche la nave da crociera Msc Euribia, bloccata dall’inizio conflitto a Dubai, che è riuscita a entrare nel Golfo di Oman in direzione Muscat. Ma le altre imbarcazioni che hanno tentato di compiere lo stesso tragitto sono state fermate dal fuoco delle Guardie rivoluzionarie.
Una petroliera è stata raggiunta da alcuni spari a 20 miglia nautiche a nord-est dell’Oman, mentre una nave portacontainer è stata colpita riportando danni ma nessun ferito. Due navi battenti bandiera indiana sono state costrette a fare dietrofront per gli attacchi, scatenando l’ira di Nuova Delhi che ha convocato l’ambasciatore iraniano. “La valorosa marina iraniana è pronta a infliggere nuove e dure sconfitte ai suoi nemici”, ha minacciato la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, di cui è pervenuta, ancora una volta, solo una dichiarazione scritta letta in diretta dalla tv di stato.
Gli Stati Uniti, intanto, sono pronti a reagire: secondo il Wsj, infatti, l’esercito americano si starebbe preparando ad abbordare nei prossimi giorni navi legate all’Iran. Se l’accordo per il passaggio sicuro delle navi a Hormuz è già saltato, lo stesso si può dire della tregua siglata tra Israele e Libano. Nel sud del Paese dei cedri l’esercito di Tel Aviv (Idf) ha ammesso di aver effettuato diversi raid contro miliziani di Hezbollah che avrebbero violato il cessate il fuoco. Anche se il gruppo sciita non ha rivendicato alcun attacco, è stato accusato di aver ucciso in un’imboscata un soldato francese dell’Unifil e di averne feriti altri due gravemente. “Il sergente maggiore Florian Montorio del 17° reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel sud del Libano”, ha fatto sapere il presidente francese Emmanuel Macron, precisando che “tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah“.
Anche il contingente delle forze di pace dell’Onu dispiegate nell’area hanno descritto gli assalitori come “attori non statali (presumibilmente Hezbollah)”, mentre il presidente libanese Joseph Aoun ha promesso un’indagine per assicurare i colpevoli alla giustizia. Il partito sciita ha negato ogni coinvolgimento e ha invitato alla “cautela prima di formulare accuse” e ha chiesto di attendere l’esito delle indagini. “In questo contesto”, ha però voluto aggiungere, “Hezbollah esprime la sua sorpresa per le affrettate accuse mosse contro di esso, soprattutto considerando il silenzio di queste stesse parti quando il nemico israeliano attacca le forze dell’Unifil”.