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Sulla Rai forza Monti

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Non siamo, come Articolo21, tra gli acritici sostenitori del governo Monti, anche perché non ci sono piaciuti i silenzi sui caccia F35, sulla patrimoniale e anche sulla vicenda del sottosegretario Malinconico che non può essere liquidata con qualche battuta infastidita.

Proprio perché non facciamo parte né abbiamo intenzione di chiedere la tessera del “Mario Monti fans club”, ci sembra doveroso riconoscere che sulla evasione fiscale e sulla Rai le sue parole sono condivisibili, anzi, sarebbe il caso di fare ancora di più, di rendere ordinario quello che oggi appare straordinario.

Non a caso su questi temi i seguaci del banana stanno già strepitando. L’articolo 18 si può tosare, l’evasione fiscale no! Allo stesso modo è bastato il solo annuncio di Monti che prima o poi si occuperà della Rai per suscitare le ire dei mazzieri del conflitto di interessi. L’ex ministro Gasparri ha tuonato: “Il governo deve astenersi dall’intervenire in materia che sono di esclusiva competenza parlamentare”. Che garbo, che stile istituzionale, peccato che la legge che ha reintrodotto il controllo diretto del governo e dei partiti porti la sua firma, a meno che non sia stata falsificata…

Se c’è un settore che ha bisogno di concorrenza e di liberalizzazioni è proprio quello dei media che assomiglia a una foresta pietrificata, condannata a restare tale dal conflitto di interessi. Chi oggi invoca il parlamento ha respinto, sempre e comunque, anche a colpi di voti di fiducia, ogni normativa antitrust, ogni asta onerosa per le frequenze, ogni proposta per liberare la Rai dalle interferenze esterne. Oggi si invoca il Parlamento solo e soltanto per esercitare un diritto di veto, per impedire che qualcosa possa davvero cambiare nell’unico settore che sta davvero a cuore all’ex presidente del Consiglio.

Ci auguriamo che le parole di Monti da Fazio abbiano davvero un seguito,e che ciò accada presto, anzi prestissimo, e che Monti “l’europeo” voglia prendere a modello  il sistema inglese, tedesco, spagnolo, o quello che vorrà, e comunque sarà meglio della palude attuale. Naturalmente diamo per scontato che, nella Rai che verrà, a nessuno sarà più consentito cacciare quei giornalisti, quegli autori, quei temi e quei soggetti sociali che non dovessero piacere ai governi in carica, a cominciare dal governo Monti.

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