E’ stato pubblicato 120 anni fa. Ma «Il denaro» di Emile Zola racconta già tutto quello che sarebbe accaduto (e già era avvenuto prima, negli anni del Secondo Impero, in cui era ambientato il romanzo). Insomma: speculazioni in Borsa, aumenti di capitale fasulli, fondi neri. Personaggi che assomigliano cosi’ tanto a Tanzi, Madoff, Soros (a ognuna di queste tre tipologie, che non sono le stesse). C’è la rincorsa di rialzi e ribassi. Come quella degli ultimi mesi.

Si parla troppo spesso di «visionari». Di chi ha visto qualcosa prima deglj altri. Dell’esperto che ha saputo valutare in anticipo. Ma con Zola è proprio il caso. In realtà, non era un esperto, ma solo un giornalista squattrinato (che con «Il denaro» e una serie di azzeccati romanzi, specchio della società francese dei suoi tempi, riuscì pure a diventare ricco). Non aveva neanche un conto in banca: i suoi risparmi li conservava l’editore. Si avvicinò al mondo della finanza come un giornalista serio e curioso. Lo aiutò un amico, operatore di Borsa, a capirne i meccanismi: meno complessi dell’apparenza, talvolta banali o semplicemente bizzosi. «Il denaro» è davvero un libro da rileggere di questi tempi.

Scusate, ma vi devo propinare un’auto-promozione natalizia. Una strenna di San Silvestro. Inizia oggi un ciclo di puntate di una trasmissione su Radio Rai 3, di cui sono autore e conduttore. Il tema è proprio questo: l’economia e la finanza vista attraverso la letteratura e il cinema. Si comincia con «Il denaro» di Zola. Ma la serie è lunga: i subprime rivissuti attraverso «Libertà» di Jonathan Franzen, il tema dei bond (e spread annessi) affrontato grazie a «Il falo’ delle vanità» di Tom Wolfe. Il default di dieci anni fa a Buenos Aires scrutato con il filtro di alcuni film argentini, fra tragedie e comicità. E tante altre storie. Ogni giorno alle 14 :00 per due settimane.

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