Un’impresa, di quelle che ti sogni la notte. Una faticaccia che a 72 anni ti toglie dalla bocca i dubbi, prima della gioia: “Non so se continuo, ho fatto quasi mille panchine e non vorrei esagerare. E poi c’è lo stress da serie B”. L’adrenalina e i titoli dei giornali pesano come montagne, per Gigi Simoni. Eppure sabato prossimo a guidare il Gubbio contro il Livorno sarà ancora lui, che lunedì sera è tornato in panchina appena in tempo per battere il Torino capolista e imbattuto.

Proprio lui, che da direttore tecnico si è inventato una bella porzione del miracolo Gubbio, riportato in serie B dopo 64 anni di sereno purgatorio. Proprio lui, che dopo anni da dirigente proprio non voleva tornarci in panchina. Meglio godersi il pallone dalla tribuna, nel verde dell’Umbria. Poi però la squadra della favola è inciampata nella realtà della B. Risultato, una sola vittoria in dieci partite e l’esonero del tecnico Fabio Pecchia, otto giorni fa. Ci voleva una cura prodigiosa, per crederci ancora. Simoni assicura di aver contattato altri allenatori: “Ma non erano disponibili, e quelli che si proponevano non andavano bene”.

Così  è toccato al veterano con 915 panchine tra i professionisti e tante vittorie con Inter, Napoli, Lazio, Piacenza e Cremonese. “Solo per la prossima partita, poi vediamo”, la premessa di Simoni alla società. Poi, sotto con una settimana di allenamenti con cui ha ridato al Gubbio ordine e voglia di giocarsela. Così anche il Torino, distante 19 punti, è parso avversario alla portata. E gli umbri si sono presi la vittoria, con un 1 a 0 che vale platino. Copertina, inevitabile, per Simoni. Che a fine gara ricordava: “Ho vinto, proprio contro la squadra per cui tifo da quando ho nove anni”.

Un rammarico da romantico del pallone. Un rammarico da Simoni, quello stimato da tutti. Perché in una vita consacrata al pallone, anche da (buon) calciatore, qualche partita l’ha persa, ma il senso della misura mai. Persino quando l’Inter lo mandò via, dopo un’annata in cui aveva vinto la Coppa Uefa e sfiorato lo scudetto, spostato altrove da bizzarri arbitraggi. Per il tecnico di Crevalcore (Bologna) l’esonero arrivò nel novembre successivo, poche ore dopo una vittoria contro Salernitana e, soprattutto, a qualche giorno da un successo per 3 a 1 contro il Real Madrid. Un altro, nei suoi panni, avrebbe fatto l’inferno. Simoni si limitò a dire quello che pensava tutta Italia: “È assurdo”. Poi se ne andò, senza trovare altrove il filo delle vittorie.

Dal Piacenza al Siena, passando per Torino e Napoli, per l’allenatore sono state stagioni storte. In mezzo, un dramma infinito come la morte del figlio Adriano, per un incidente stradale. Un lutto vissuto nel massimo silenzio. Tutte le curve italiane srotolarono striscioni di condoglianze, perché in Simoni vedevano l’uomo, molto prima dell’avversario. A Gubbio è arrivato nel febbraio 2009, da direttore tecnico, quando la squadra era in Seconda Divisione. In un anno e mezzo, l’allenatore Torrente e Simoni l’hanno portata in B. Ora il veterano proverà a salvarla. Sabato prossimo, a Livorno, Simoni sarà in panchina, per un quasi derby (“sono un po ’ pisano)”. Poi si vedrà. Forse verrà affiancato da un collaboratore. O forse no. Perché quel peso gli piace: eccome.

da Il Fatto Quotidiano del 26 ottobre 2011