“Ero li’ vicino, Marco era già morto”. Paolo Simoncelli smorza sul nascere tutte le polemiche sulle cause che hanno portato alla morte di suo figlio durante il Gran premio di Malesia. In giornata hanno iniziato a girare le immagini amatoriali fatte con un telefonino di uno spettatore che domenica era a Sepang. Nelle immagini si vede uno degli uomini giunti in soccorso di Marco inciampare facendo cadere la barella con il corpo esanime del Sic. “Ero lì a 10 metri, non sarebbe cambiato niente. Quando si sono rialzati ho preso la mano a Marco, ho provato a salutarlo, ma lui era già andato, non c’era niente da fare, non sarebbe cambiato niente. Quella è tutta gente che cerca di fare del proprio meglio”.

Il papà del campione ha voluto incontrare oggi pomeriggio i giornalisti fuori dalla villetta della famiglia a Coriano, dove assieme alla salma del figlio era giunto a mezzogiorno dopo essere atterrato di mattina a Fiumicino con un aereo proveniente da Kuala Lumpur. Nessuna polemica insomma, come se in quella famiglia romagnola unitissima tutti sapessero quali fossero i rischi che la passione di Marco portava con sé. “Una coincidenza. Bastavano 10 centimetri e gli prendevano la spalla e invece hanno preso proprio fra il collo e la testa”.

Poi con le lacrime agli occhi, Paolo ha proseguito: “Gli avevo insegnato a essere un guerriero, a non mollare mai. Non so se ho fatto bene o male”. Anche la mamma, intervistata dal programma televisivo Matrix, ha voluto spegnere sul nascere ogni polemica : “La vita se non facciamo quello che ci piace diventa un rimpianto e lui sicuramente di rimpianti non ne avrà. Ci ha lasciato un bel ricordo e un bel messaggio e noi siamo fieri che sia stato così”.

Il padre del Sic ha voluto anche ringraziare “le autorità malesiane, l’ambasciatore italiano e i ragazzi del circuito che non ci hanno lasciato soli in questi due giorni passati tra ospedali, autopsie e carri funebri – ha detto Paolo Simoncelli – Se dico di essere felice dico una stupidaggine, però mi fa piacere, è una cosa bellissima”.

Intanto nel piccolo centro dell’entroterra riminese fervono i preparativi per l’ultimo saluto all’idolo locale. La paura è che il piccolo paesino (che con le frazioni non supera i 10 mila abitanti) vada in tilt, visto che alcune stime parlano di 60 mila presenze. Domattina alle 9 sarà aperta la camera ardente nel teatro comunale. Gli amici corianesi del Sic auto-organizzeranno un servizio d’ordine perché l’afflusso dei fans sia ordinato.

Giovedì, il giorno dei funerali che si terranno alle 15, sarà lutto cittadino, decretato dal commissario prefettizio, Maria Cristina Rizzo. Le esequie saranno in forma privata e l’accesso alla Chiesa sarà riservato ai familiari, ai componenti del team per cui correva Marco, agli sportivi e alle autorità sportive e amministrative.

All’esterno, per consentire a tutti di seguire la cerimonia funebre, saranno allestiti tre megaschermi (Rai sport garantirà la diretta dei funerali). Inoltre, arrivare in macchina a Coriano potrebbe essere impossibile. Per evitare l’intasamento del paesino si sta predisponendo un piano di blocco delle strade di accesso.

In questa due giorni a Coriano sono attesi molti personaggi dello sport. Tra gli altri ci saranno Alberto Tomba, Andrea Dovizioso, e non mancherà Valentino Rossi, coinvolto suo malgrado nell’incidente di Sepang, è stato da subito vicino alla famiglia dell’amico scomparso. Oggi arrivando a Fiumicino sullo stesso aereo che accompagnava il feretro di Simoncelli ha smentito anche le notizie di un suo possibile ritiro dalle corse dopo il trauma della scomparsa di Sic. “Non lo so chi lo abbia detto, sicuramente non sono stato io”, ha commentato il dottore.

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