“Maestro perché si pagano le tasse?”. Nei giorni scorsi ho chiesto ai miei alunni, in previsione di un incontro con l’ex magistrato Gherardo Colombo, di scrivermi le regole che non amano o che non comprendono. Il risultato è stato un campionario di frasi che fotografa il nostro Paese. I bambini sono lo specchio in cui ci possiamo riflettere per intuire da che parte sta andando la nostra Italia.

Pagare le tasse per i miei alunni di campagna, non è un concetto chiaro. Tuttavia hanno bene in testa che qualcosa non va dal momento che uno di loro durante l’incontro con Colombo ha chiesto: “E’ vero che le tasse vengono alzate quando c’è la crisi del Governo?”. E’ un’Italia che non insegna a far capire perché è necessario contribuire alle spese dell’Amministrazione.

E’ un Paese maschilista. Tra i miei alunni c’è chi  pensa che “gli uomini hanno più diritti delle donne” e il “papà è il capo-famiglia”. Eppure con la riforma del diritto di famiglia del 1975 la condizione della donna è radicalmente mutata: è stata abolita la figura del capofamiglia (che rimane solo ai fini anagrafici) e la donna e l’uomo hanno pari diritti e doveri (L.151/1975). Nella mia campagna, dove insegno, non è così. Alla madre spetta ancora il ruolo educativo: ai colloqui con i genitori non vedi mai un papà. Negli organismi di partecipazione che in questi giorni stanno per essere rieletti “costringendo” qualche genitore a parteciparvi, vi sono sempre volti femminili.

E’ un Paese dove sembra normale chiedere a Gherardo Colombo “perché non si può scrivere sui muri?”. Sono gli stessi ragazzi che vorrebbero poter votare, avere la carta di credito, guidare un’autovettura prima dei 18 anni. Non sono “mostri” sono lo specchio del nostro Paese, sono bambini nati quando Mani Pulite era solo un ricordo, anche un po’ sbiadito. Non ha il valore di un’indagine Istat ma la fotografia dell’Italia è anche questa.

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