Sono stati condannati a complessivi 16 anni e 2 mesi i quattro colletti bianchi che moltiplicavano il denaro della ‘ndrangheta crotonese tra il compresorio ceramico di Sassuolo e il Canton Ticino. La sentenza del Gup nel processo con rito abbreviato a Bologna, per la prima volta in Emilia Romagna, ha accertato il reimpiego di proventi illeciti di una cosca, reato che va al di là del tradizionale riciclaggio.

Per una decina d’anni, con un sistema di compravendite inesistenti tra società di Maranello e le Isole Figi, gli Arena di Isola di Capo Rizzuto sono riusciti a maturare credito d’Iva per non pagare le imposte e ad ottenere maxiprestiti fino al crac pilotato da 83 milioni di euro. I crotonesi Fiore Gentile e Giuseppe Manica sono stati condannati rispettivamente a 6 e 5 anni di reclusione per il reimpiego aggravato dall’articolo 7, mentre al commercialista di Lugano Sergio Pezzatti, assolto da questa fattispecie come suggerito dalla Cassazione, sono stati inflitti 2 anni, 6 mesi e 20 giorni per bancarotta e frode fiscale. Due anni e 8 mesi di pena infine per Tommaso Gentile, colpevole di estorsione.

Rispetto alle richieste del Pm della Dda Marco Mescolini per 31 anni di carcere, il giudice ha concesso le attenuanti generiche, applicato lo sconto di un terzo previsto dal rito e l’indulto su false fatture dal 2004 al 2006. E’ stato disposto il sequestro conservativo di circa 1 milione e 500 mila euro tra terreni, immobili e conti svizzeri trovati dai carabinieri di Modena in collaborazione con la Procura federale di Lugano, e una provvisionale di 50mila euro come parziale risarcimento per il default delle società gestite in tandem da Pezzatti e Paolo Pelaggi. Quest’ultimo, imprenditore crotonese operante nel cuore della motor valley, è imputato nel procedimento connesso con l’accusa di aver fatto saltare in aria l’Agenzia delle Entrate di Sassuolo la notte del 26 luglio 2006, rea di aver disposto un accertamento su 700mila euro di credito d’Iva della sua società, Point One di Maranello.

La mens costruens del sistema, che gestiva la Mt trading alle Isole Vergini, è Sergio Pezzatti, ex dirigente della filiale di Montecarlo dell’Ubs e del Lugano calcio. Un pezzo da 90, in grado di tessere relazioni e ricevere soffiate persino dalla magistratura svizzera: “Ho un amico giudice – spiega al socio Pelaggi in una telefonata intercettata – mi ha detto che c’è una società che amministro io con richiesta di assistenza giudiziaria con l’Italia… Il problema è che se andiamo in causa loro vengono a sapere che la Point One e la Mt sono gli stessi proprietari. L’unica soluzione è quella di liquidare la società prima”. La pubblica accusa, ritenendo che Pezzatti fosse a conoscenza della provenienza del denaro, ha annunciato ricorso in appello contro l’assoluzione per il reimpiego di proventi illeciti. Nuovi elementi emergeranno nel dibattimento, che prosegue il 13 ottobre a Modena, con imputati i fratelli Paolo, Davide ed Emanuele Pelaggi.

Saranno ascoltati anche i collaboratori di giustizia Vincenzo Marino e Salvatore Angelo Cortese, le cui dichiarazioni rese all’Antimafia di Catanzaro sono confluite nel fascicolo di Mescolini. “Ci hanno messo i soldi in questa ditta, perchè è roba a livello grosso, bidoni da un milione di euro” verbalizzò Cortese, che ha avuto rapporti coi Gentile come referente a Reggio Emilia delle cosche Dragone e poi Grande Aracri di Cutro, per anni in guerra e alleati in modo incrociato con gli isolitani Arena e Nicoscia. I fratelli Tommaso e Fiore condannati oggi, figli del boss Francesco Gentile che partecipò all’inaugurazione della sede della Point One, riuscivano a evitare problemi a Pelaggi quando, nel periodo della faida, tardava nei versamenti alla cosca madre.

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