Lui le vuole giovanissime. L’altro propone una ventinovenne. È un po’ vecchietta, dice lui. L’altro dice: per me finché sono nei venti vanno bene. Lui dice: sì, ma sono meglio quelle di ventuno. Lui ha 74 anni. L’altro 36. Lui compra donne, l’altro le vende. Lui ne vuole tante. Ne ha undici fuori dalla porta, si vanta di averne “soddisfatte” otto. L’altro si congratula e aumenta le dosi. Si ripromette di affittare “un caravan”.

Le donne sono “urgenti”, come i bisogni corporali. Vanno cambiate spesso, come le lenzuola. Le minorenni sono le “voglie” di un malato, come le ciliegie in gennaio. Certe volte costano troppo. Ma uno sfizio è uno sfizio. Anche se sono già donnine navigate, può capitare che le accompagni papà, a farsi fottere. Solerte, orgoglioso. Le figlie mignotte sono una sicurezza: saranno famose. Tutte le altre faranno la fame.

Ogni giorno una nuova tessera si aggiunge al puzzle del fica-mercato. La chiacchiera sessista di questa classe dirigente, di questa subcultura da trogloditi, di questo vecchietto al governo è sempre più squallida. Che cosa aspettiamo a metterli per sempre a tacere? Donne, muoviamoci subito! Ogni giorno siamo un po’ più stanche…

Il Fatto Quotidiano, 18 settembre 2011

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