Michele Santoro ha annunciato che domenica, alla festa del Fatto, dirà dove, come, quando tornerà con il suo programma.

Non appena lo farà, l’associazione Articolo 21 lancerà una campagna per chiedere ai milioni di cittadini che seguivano Annozero di sintonizzarsi sulla rete o sulle reti che ci restituiranno un programma espulso dalla Rai al termine di una lunga campagna di mobbing condotta in prima persona dal presidente Berlusconi che, tra una telefonata e l’altra con Lavitola e Tarantini, ha avuto modo di dedicarsi al suo sport preferito: le liste di proscrizione.

Non possiamo certo essere considerati dei nemici del servizio pubblico, ma, dopo  quello che è accaduto, per quanto ci riguarda, il servizio pubblico è e sarà solo quella emittente, quella rete, quel sito, che consentirà ai cittadini di continuare a seguire i programmi soppressi dalla Rai, per altro tutti quelli messi all’indice, in più occasioni, da Berlusconi e dai suoi mazzieri.

Quando La7 trasmetterà Saviano e la Dandini seguiremo La7, quando Sky ha dato voce e volto a Corrado Guzzanti abbiamo scelto quella emittente, e se e quando un consorzio di emittenti, grazie anche alla passione civile di Sandro Parenzo, combattivo editore di TeleLombardia, deciderà di restituirci Michele Santoro e la sua squadra, sceglieremo di guardare quel programma, perché chi lo ha cancellato dalle reti della Rai non ha offeso solo gli autori, ma ha anche colpito a morte il diritto di scelta dei cittadini, architrave dell’articolo 21 della Costituzione.

Non solo seguiremo il programma, ma chiederemo anche a tutte le associazioni che hanno condiviso la battaglia contro la legge bavaglio di fare altrettanto, di promuovere, in occasione della prima  puntata, cento occasioni di ascolto collettivo, di trasformare l’evento in una grande manifestazione nazionale contro la censura, contro i bavagli prossimi venturi, dal momento che il grande molestatore ha già annunciato che vuole far approvare la nuova legge del silenzio  e della vergogna a colpi di voti di fiducia.

Mai come in questo momento, infine, c’è davvero bisogno del ritorno di una trasmissione che sappia dare voce alle ansie, alle proteste  sociali, al malessere, al bisogno di cambiamento che percorre il paese e che  stenta a trovare una legittima rappresentanza politica ed istituzionale. Questo compito lo avrebbe potuto e dovuto svolgere il servizio pubblico, ma ormai non è più in condizione di farlo, almeno sino a quando non sarà stato liberato da quella “struttura Delta” che ancora detiene il comando.

Per il momento ciascuno realizzi il suo servizio pubblico scegliendo solo e soltanto i programmi di suo gradimento, anche e soprattutto se godono dello “sgradimento” dell’amico di Lavitola e Tarantini.

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