Damiano Tommasi, rappresentante del sindacato dei calciatori (Aic)

“L’Aic ‘costretta’ a dire sì”. La Gazzetta dello Sport titola così stamane sulla questione travagliatissima tra presidenti e calciatori circa i modi e i tempi dell’intesa sul contratto collettivo. Ieri la proposta della Lega di serie A, che ha votato all’unanimità un accordo ponte che comprende i 6 punti sui quali le parti erano d’accordo prima della querelle estiva. L’accordo avrebbe la validità di un anno, meglio, di una stagione. Poi, tutti di nuovo a sedere intorno a un tavolo per discutere cosa fare. Il sindacato dei calciatori ha fatto sapere, per voce del suo rappresentante Damiano Tommasi, che sarebbe stato più felice di valutare un’intesa almeno triennale. La sensazione della “Rosea”, convinta che l’Aic “difficilmente possa rifiutare”, è che tommasi oggi accetterà l’accordo. A proposito del tanto discusso articolo 7, quello che regolamenta gli allenamenti differenziati dei giocatori poco graditi, presidenti e calciatori avrebbero non più di 30 giorni per sistemare le cose e trovare una quadra. Altrimenti, la palla passerà al presidente della Federcalcio Giancarlo Abete che, andando incontro alle esigenze della Lega sugli allenamenti differenziati senza alcun limite, ripresenterà un testo interpretativo.

Il quotidiano sportivo di Torino, Tuttosport, concentra l’attenzione sul caso Amauri. E titola: “E Amauri diventa l’esempio”. Il sommario: “Il caso del brasiliano al centro del dibattito in Lega sulle nuove regole per i contratti”. Per coloro che non frequentano le stanze affollate del calcio di casa nostra, va detto che Amauri è un giocatore della Juventus che proprio non ne vuole sapere di lasciare la società bianconera. Da tempo non rientra più nei piani della squadra allenata da Antonio Conte, che gli ha fatto sapere che a Torino non avrebbe avuto spazio. Praticamente mai. Roba che nemmeno la panchina. Qui si parla di tribuna per tutta la stagione. E però, e qui sta il guaio, non si tratta soltanto di una scelta tecnica. Il problema è che Amauri guadagna la bellezza di 3,8 milioni di euro netti all’anno. E grava non poco sulle casse della società. La Juve gli ha proposto strade diverse, anche economicamente vantaggiose, ma lui ha risposto picche, sempre. Diventando di fatto un personaggio scomodo, anzi, scomodissimo. Da qui all’interpretazione sull’articolo 7 il passo è breve. Ancora Tuttosport: “La rabbia Juve sulla vicenda Amauri finalmente riesce a spiegare quello che molti non avevano capito: ovvero che cosa ci sia realmente in ballo nella lunga battaglia tra Lega Calcio e Assocalciatori. Ecco perché, alla fine, si è discusso per un anno, senza trovare la quadra, e alla fine si è persino scioperato. Non si tratta di semplici e inutili cavilli, ma di regole che, per le società, valgono milioni di euro”.

“Ora il cerino è nelle mani dei calciatori”, scrive invece Il Corriere dello Sport, che per dare conto di una giornata vissuta col fiatone per via di un’intesa che non poteva più slittare, riprende le dichiarazioni del presidente del Napoli, De Laurentiis, rilasciate a margine della riunione dell’assemblea di Lega. Dichiarazioni tuonanti, tutt’altro che accomodanti: “Io sono per natura un ottimista perché credo nell’intelligenza della gente. Se poi questa intelligenza non si dovesse manifestare, tutti insieme ci rammaricheremo”. Prendere o lasciare. Il patron della squadra partenopea non usa giri di parole e lascia intendere piuttosto chiaramente che lo spazio per altri confronti con l’Assocalciatori è pari a zero e che se anche con la nuova proposta dell’accordo-ponte – peraltro da lui suggerita qualche giorno fa – non dovesse trovare il gradimento della controparte, beh, allora “la responsabilità sarà soltanto di Tommasi”. Secondo Il Corriere dello Sport, la firma del nuovo accordo potrebbe avvenire lunedì a Palazzo Chigi, “sotto gli occhi dei sottosegretari Gianni Letta e Rocco Crimi, del presidente del Coni e di quello federale”. Il dado è tratto. Il campionato partirà, quasi certamente. Felici gli appassionati del pallone, meno quelli che speravano in una rivoluzione che riscrivesse le regole del calcio italiano.

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