Quelle dovute a Indro Montanelli non sono scuse individuali, ma collettive. È la destra italiana, o meglio la “sua” destra, che dieci anni dopo deve cospargersi il capo di cenere e chiedergli perdono. Per non averlo ascoltato quando profetizzava la deriva “da balcone” di quel Caimano travestito da Cavaliere che oggi siede (forse ancora per poco) a Palazzo Chigi, triste dittatorello al tramonto.

Per non averlo seguito, quando decise che nei confronti di Silvio Berlusconi e della sua idea di “politica” (oltre che di “informazione”) non poteva che esserci una contrapposizione senza sconti e senza debolezze. Per non avergli creduto, quando denunciò l’enormità del conflitto di interessi, nodo irrisolto che oggi si rivela per quel che è: un tumore della democrazia.

Per averlo tacciato di cinismo, quando previde una Seconda Repubblica troppo simile (in peggio, peraltro) alla Prima. Per quell’indifferenza, per quei silenzi, per quelle accuse. Per averlo lasciato solo. Per tutto questo è tempo di chiedergli scusa. E di provare a recuperare il troppo tempo perduto.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Su Papa e Tedesco
la Lega si gioca tutto

prev
Articolo Successivo

Pd, il giorno dei sospetti. E D’Alema attacca: “Voi del Fatto siete tecnicamente fascisti”

next