Dopo la discesa nella bassa padana del ministro Maroni e dei suoi supporter, a Mirabello 2011 di camicie verdi non ce ne sono più. Liberatisi degli amici/nemici leghisti, compreso quel Tremonti di cui nessuno sente la mancanza, l’euforia autocelebrativa della festa Pdl tocca vette sublimi.

Ogni intervento sul palco, da quello del coordinatore La Russa a quello del più piccolo amministratore locale, aggiorna l’elenco dei nemici. Il più fischiato è Fini, poi c’è La Repubblica di De Benedetti, infine, da oggi, la Lega Nord.

La comunicazione dei gerarchi Pdl è a senso unico, gente spiccia che non prevede imprevisti, governanti che devono tirare dritto per la propria strada e mai tollerare un contraddittorio.

Non esiste il ragionamento, l’argomentazione, l’approfondimento, il confronto dialettico. Qui chi passa dal palco, sale sul baldacchino, si inorgoglisce e comincia ad agitare spauracchi a destra e a manca.

Nel 1984 di Orwell c’erano i Due minuti dell’odio con una folla ordinata e composta, aizzata contro il nemico traditore, di cui venivano ripetuti su grande schermo orrorifici primi piani.

Qui a Mirabello bastano giusto un paio di slogan, un paio di parole d’ordine e il pubblico s’infuria come una belva. Tutti si accodano a questo sport della retorica. Gelmini, Cicchitto, Alfano, La Russa, Gasparri, insieme a modulare tono di voce ed enfasi per ribadire di continuo che la sinistra non ha i mezzi per governare, i magistrati perseguitano Berlusconi e molti politici del Pdl, che torneranno a vincere e ad essere quelli di una volta (del 1994).

In buona sostanza, i dibattiti a Mirabello non esistono. Sono solo incontri con le star di governo e del Parlamento a urlare frasi sentite e risentite da Vespa o a Matrix.

I giornalisti/moderatori, poi, o non esistono o sono letteralmente stuoini dell’intervistato. Su Minzolini che intervista Alfano non c’è bisogno di aggiungere altro di quello già scritto. Ma quando è il turno di “direttori” come Sechi, Visci, ci si accorge che sul palco assieme ai politici ci sono delle sagome di cartone.

Imperdibile, infine, un altro giochino. Quello del non rispondere alla domanda posta, producendosi in un mini comizietto che svia dalle richieste fatte. Vedi Francesco Verderami del Corriere della Sera che osa l’impossibile chiedendo ad Alfano come si trasformerà la struttura monarchica del Pdl nel dopo Berlusconi. Apriti cielo. Qualcuno ha osato parlare di “monarca”. I fischi invadono la platea. Alfano rabbonisce la folla.

Basta poi qualche secondo per sbollire gli animi e Alfano risponde. Ma dà una risposta diversa, come se si fosse fatto una domanda da solo: “Nel 2013 voteranno per la prima volta i nati nel ’95”. La prende larga, lo capiamo: “dicevano che Forza Italia era un partito di plastica, un partito inesistente e invece eccoci qua”. Troppo larga, si capisce subito: “Si parla sempre di regole ma per noi contano prima i valori”.

Se questo è il nuovo corso del Pdl siamo a posto: sembra di essere finiti sul serio tra le pagine di Orwell.

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