I diritti fondamentali dei cittadini e degli utenti della Rete stanno per essere travolti nel nome di una crociata che le vecchie industrie italiane della televisione, della musica e dei giornali di carta hanno deciso di combattere contro i c.d. over the top [ndr Google, Facebook e gli altri giganti dell’intermediazione online dei contenuti] servendosi di un’Autorità evidentemente assai poco indipendente – almeno dai poteri economici – come l’AGCom.

E’ questa la cruda e disarmante verità che si legge tra le righe dell’appello che la Siae ha pubblicato questa mattina su un’intera pagina a pagamento dell’edizione cartacea de la Repubblica, continuando, peraltro, a sperperare denaro non suo ma degli autori di cui racconta di voler difendere gli interessi e a dar prova di non aver compreso che lo stesso messaggio, nel secolo della Rete, poteva più efficacemente essere veicolato attraverso Twitter, Facebook e YouTube senza alcun costo.

Nell’appello, infatti, Siae scrive testualmente: “Sappiamo: quanto le società di telecomunicazioni, i provider, i produttori di tecnologie digitali e le cosiddette ‘Over the Top’ fatturano anche grazie all’utilizzo di contenuti artistici? Migliaia di euro! E soprattutto quanto fatturano pseudo imprenditori senza scrupoli che operano nel mondo digitale, evadendo ogni diritto, ‘alle spalle’ di chi crea e investe nella produzione di contenuti? Centinaia di miliardi di euro!”.

E’ questo, dunque, il punto. La delibera che Siae e i firmatari dell’appello in compagnia degli altri sponsor eccellenti della perversa disciplina cui l’AGCom sta lavorando intendono rendere dura la vita a quelli che – ancora una volta mostrandosi incapaci di comprendere il senso del mutamento socioeconomico in atto – percepiscono come propri concorrenti.

Sono i grandi provider e i c.d. “over the top” il vero nemico da abbattere secondo i Lorsignori del copyright, della Tv e dei giornali di carta.

Peccato solo che per raggiungere questo obiettivo – comunque poco nobile, stupido ed anacronistico – si sia ritenuto di potersi appropriare dell’attività di un’Autorità sulla carta indipendente [ndr che dal canto suo si è lasciata colonizzare da certe perverse idee] e di fare carne da macello dei diritti degli utenti e dei cittadini.

E’ proprio questa la più grande menzogna che la Siae e l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni continuano a raccontare al Paese: “Il Provvedimento AGCom Non colpisce l’utente e non limita la sua libertà”, scrivono gli autori dell’appello della Siae.

Non è vero.

Sono i miei video, i miei post, la mia musica, i miei contenuti che l’Autorità intende arrogarsi il diritto di far rimuovere dagli intermediari della comunicazione, a mia insaputa e in assenza di qualsivoglia contraddittorio con me, nell’illusione di provocare un danno ai c.d. “over the top” e con la certezza – che si finge di ignorare – di censurare la mia libertà di espressione di pensieri, fatti e creatività.

Eccola la verità: soldi, solamente soldi. Quelli che si vorrebbero strappare agli “over the top” non confrontandosi con loro sul mercato ma imponendo loro il rispetto di regole anacronistiche e quelli che si vorrebbe continuare a fare alle spalle degli utenti, contingentando e limitando la libertà di mercato.

Non ci siamo. Un’Autorità indipendente che ha, tra l’altro, proprio il compito di tutelare la concorrenza nei servizi di comunicazione online non può prestarsi a questa squallida partita a poker tra giganti nella quale gli unici ad alzarsi dal tavolo con le tasche vuote, alla fine, saranno i cittadini e gli utenti.

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