Tra pochi giorni si vota e poi Bologna avrà di nuovo un consiglio comunale, un sindaco e la sua giunta; chiunque vinca si troverà immediatamente sul tavolo la delicata faccenda dei diversi progetti di mobilità Sfm, Civis, People Mover e Metrò e le decisioni da prendere in ordine alla conferma, alle possibili modifiche parziali oppure alla revisione totale dell’intera programmazione.

Purtroppo questa situazione complessa, e quasi inestricabile, è il frutto di decisioni assunte in passato dalle diverse amministrazioni che si sono succedute dagli anni novanta, per intenderci da Walter Vitali, passando per Guazzaloca, Cofferati, Del Bono e la stessa Cancellieri.

Bologna doveva, e deve, dotarsi di un sistema di mobilità collettiva più moderno ed efficiente, è una città assediata da molteplici flussi di traffico: quello di attraversamento, essendo un nodo viario e ferroviario europeo e nazionale sull’asse nord-sud ed anche da est a ovest; quello pendolare di tipo metropolitano e di attrazione, per le sue molteplici funzioni residenziali, produttive e di servizi (superiori), e da quello prettamente urbano che già da solo non è irrilevante.

Da oltre quindici anni numerosi urbanisti, ambientalisti e variegate forze e personalità politiche, hanno posto nel dibattito pubblico la necessità di ridiscutere i presupposti delle diverse scelte che si andavano a compiere ma ciò non è servito ad evitare che ogni sindaco ed amministrazione abbia deciso variando i precedenti progetti e, soprattutto, aggiungendone di nuovi, senza mai discuterne in modo approfondito e soprattutto partecipato, l’utilità, l’efficacia, la coerenza e l’economicità .

Oggi ci troviamo in questa situazione: abbiamo il cantiere permanente del Servizio Ferroviario Metropolitano già programmato e progettato da vent’anni che non riesce a decollare, mentre da solo contribuirebbe a risolvere una buona parte dei problemi della mobilità pendolare dell’area metropolitana, dal momento che questo flusso di oltre centomila automobili di pendolari costituisce quotidianamente il maggior carico di traffico sulla città;

Il Civis il più contestato dei progetti, è in fase avanzata di realizzazione, ma pesa su di esso sia il dubbio sulla qualità e l’efficienza degli stessi mezzi oltre che l’attraversamento del centro storico, data la pesantezza e la rigidità del sistema.

Il People Mover progettato per collegare ferrovia ed aeroporto, suscita dubbi ed interrogativi per il carico di infrastrutture che comporterebbe realizzare, essendo sopraelevato, oltre che per l’antieconomicità del rapporto investimento-rendimento, e per il costo del biglietto che si preannuncia molto elevato e quindi non incentivante.

Ancor più dubbi suscita il fatto che il percorso del people mover è già coperto dalla rete ferroviaria dell’sfm e non si sa effettivamente perché non si è voluto prendere in considerazione questa opportunità di utilizzare i binari e le stazioni esistenti per un collegamento probabilmente molto più rapido ed economico,.

Al contrario c’è chi ritiene il progetto indispensabile allo sviluppo ulteriore dello scalo aeroportuale ,oggi già in atto, e che l’investimento si ripagherebbe da solo per l’alto numero di viaggiatori.

Non dulcis in fundo, il progetto di metrotramvia automatico e sotterraneo che collegherebbe fiera, stazione e centro cittadino, sul quale pesano i più atroci dubbi sull’utilità, l’efficacia e sulle conseguenze di uno scavo sotterraneo nel delicato sottosuolo cittadino.

il progetto ha suscitato da sempre violente polemiche tra le forze politiche di tutti gli schieramenti, fino alla dichiarazione di questi giorni di Merola ( ma non degli altri candidati sindaco civici e della della Leganord) che preannuncia l’intenzione di accantonare definitivamente il progetto per utilizzare i fondi per l’sfm ed altri interventi.

Guarda caso il Governo tempestivamente risponde confermando lo stanziamento iniziale di 216 milioni ( su circa 800 che costerebbe l’intero progetto) quasi come un esplicito ricatto alla città, per questo le associazioni industriali ed i costruttori hanno immediatamente intimato alla futura amministrazione di non perdere i finanziamenti.

La decisione su come procedere in questa situazione delicata e determinante per il futuro dell’organizzazione sociale ed economica cittadina, pone alla prossima nuova amministrazione l’imperativo di non ripetere gli errori del passato, di non assumere decisioni che non siano il frutto di una più meditata, complessiva e partecipata maturazione delle priorità, del carattere strategico, economico e funzionale dell’intero sistema della mobilità a cui, non bisogna dimenticare, s’aggiunge l’intricato e discutibile complesso di progetti di viabilità metropolitana, regionale e nazionale d’attraversamento che rappresenta un altro grande rebus.

Senza sottacere che la scelta più volte proclamata, soprattutto a sinistra,di chiudere il centro storico al traffico automobilistico e di dotare la città di una rete di vere piste ciclabili (oggi per lo più disegnate sui marcepiedi), non può più essere rinviata, senza che il degrado e l’inquinamento sommergano le ultime speranze di cambiamento.

La proposta che il nuovo sindaco dovrebbe a parer mio avanzare alla città, alle forze economiche, sociali ed istituzionali è di svolgere una conferenza pubblica sul complesso del sistema di trasporti e mobilità, preceduta da una rapido riesame di tutti i progetti e di una loro riconsiderazione in ordine alla necessità di coniugare efficienza, risparmio, chiarezza e coerenza d’informazione, partecipazione e condivisione e così consentire, con gli idonei strumenti di partecipazione, a tutte le parti in causa ed ai cittadini, di esprimere le loro opinioni e valutazioni, concludere la conferenza con una deliberazione definitiva e non più contestabile.

Non sarebbe una perdita di tempo, d’altro canto si discute di progetti per oltre millecinquecento milioni di euro che condizioneranno il futuro di Bologna; forse potrebbe essere la soluzione che mette a tacere tutte le diverse e contrastanti opinioni che hanno finora determinato questo assurdo procedere.

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