L’Unione Europea ha approvato un pacchetto di sanzioni contro la Siria, per la repressione violenta delle manifestazioni anti regime delle ultime settimane. Il provvedimento include anche una serie di misure restrittive contro 14 personalità della cerchia di Bashar Al Assad, mentre per ora nessuna misura è stata presa nei confronti del presidente siriano. A spingere per il suo inserimento nella lista delle personalità colpite dal provvedimento sono state Francia, Gran Bretagna e Germania, mentre altri Paesi hanno preferito lasciare una porta aperta a una soluzione diplomatica. In particolare, l’Estonia ha espresso preoccupazione per i sette cittadini rapiti a marzo in un villaggio in Libano, base di un gruppo di militanti palestinesi pro-siriani. Oltre alle misure restrittive, la Ue ha annunciato la revisione della cooperazione bilaterale, con la quale la Siria avrebbe dovuto beneficiare, nel periodo 2011-2013, di circa 130 milioni di euro.

All’indomani del dispiegamento militare attorno alle città siriane di Homs e Banias, i manifestanti si sono riuniti per nuove manifestazioni del venerdì. Ancora vietate dal ministero dell’Interno di Damasco che chiede “di partecipare attivamente a ristabilire la stabilità e la sicurezza e ad aiutare le autorità a portare a termine la loro missione”. “Siamo pronti a sacrificarci per la libertà, la dignità e l’orgoglio”, rispondono i manifestanti in un messaggio apparso sul sito ‘Syrian Revolution‘.

E sarebbe di quindici morti il bilancio delle proteste nella città di Homs, dove i militari hanno sparato sulla folla. Alcuni testimoni, non confermati, raccontano di scontri armati tra le forze di sicurezza e l’esercito siriano, che si sarebbe schierato con i manifestanti. Durante un corteo in un sobborgo di Damasco, è stato invece arrestato l’ex deputato e ora leader dell’opposizione al regime, Seif Riad. Insieme a lui, racconta il figlio Jumana, sono stati arrestati anche la figlia di Riad e un altro attivista per i diritti umani che si trovavano con lui in quel momento. Il sito di monitoraggio Rassd riferisce anche dell’arresto di uno dei più noti imam sunniti della capitale, Muaz al Khatib, ex imam della Grande Moschea degli Omayyadi. Nelle scorse settimane, il religioso – considerato un moderato e un riformatore – aveva chiesto al regime il rilascio di tutti i prigionieri politici, indipendentemente dalla loro appartenenza confessionale. Convocato oggi dall’ufficio locale della sicurezza politica, di lui non si hanno più notizie.

Sempre nella capitale, nel sobborgo nord di Harasta, e nel porto di Latakia, le forze di sicurezza siriane hanno aperto il fuoco per disperdere i cortei dei manifestanti. Ad Hama, a nord di Damasco, almeno sei civili sono rimasti uccisi negli scontri. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria. E quattro vittime tra i manifestanti si sono registrate anche a Deir al-Zor, nel nord est del Paese, secondo quanto hanno riferito alcuni leader tribali. Una grande manifestazione si è poi svolta anche a Ramtha, città sul confine con la Giordania, dove da giorni staziona un convoglio di aiuti diretto a Daraa.

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