Cinque minuti per spiegare il loro piano per Milano. Perché “come politico devi avere la capacità di dire in poco tempo chi sei e cosa vuoi fare”. Così ieri sono saliti sul palco del teatro Puccini undici dei 130 giovani candidati al consiglio comunale di Milano. Tutti under 30, da diverse liste. Con qualche grande assente: nessuno si è presentato per Forza Nuova e Lega. “Gli under 30 per me non hanno chance”, è la spiegazione di Marco Bordonaro, responsabile provinciale del Carroccio. Compresi i loro candidati. Gli altri, invece, si sono riuniti non in un comizio, perché “le prediche da presentazione in stile anni ’50 ci hanno un po’ stufato”, spiega Alessandro Zanardi, presidente de ‘Il Baniano‘, l’associazione culturale organizzatrice dell’incontro. Il format è nuovo: rubato un po’ agli americani e un po’ al teatro. Severamente vietato portare con sé testi scritti, appunti e qualunque stampella nemica della spontaneità che ci si aspetta soprattutto dai giovani. Innanzitutto, a ciascun candidato è stato chiesto di indicare un brano musicale che lo introducesse e lo rappresentasse al pubblico. Si è andati dal battagliero ‘The final countdown‘ – scelto da Raffaele Canfora, della lista ‘Giovani per l’Expo insieme a Letizia’ – alla nostalgica ‘Con un deca‘ degli 883, con cui Andrea Boffi del ‘Nuovo polo per Milano’ ha strizzato l’occhio ai giovani precari. Passando per i Pink Floyd e i milanesi Vallanzaska, venti secondi di musica, dopo di che buio in sala. Ad essere illuminati per cinque minuti sono solo i candidati, impegnati a convincere la platea. Completati gli interventi, sono i circa 200 spettatori – giovani, ma non solo – a lasciare la propria poltroncina e avvicinarsi al candidato che più gli è piaciuto.

Tra i temi comuni, le politiche giovanili. Eppure gli interventi sono stati diversi, ciascuno con il suo taglio e il suo stile di esposizione. “Ho notato una certa eterogeneità – commenta Zanardi – pochi candidati sono quasi dei professionisti, gli altri, la maggior parte, stanno ancora imparando, sono più disorientati”. C’è chi, come Pietro Tatarella del Pdl, è aiutato da tre assistenti e chi, come Davide Genna del Movimento 5 Stelle, deve affidarsi all’autogestione. Proprio il candidato piediellino ha preferito affrontare la ripresa economica di Milano, tra un riferimento a l’Expo a una proposta di incentivi per la prima casa ai giovani. Tanto pragmatico e impostato Tatarella, quanto sociale l’intervento di Laura Di Dio, della lista ‘Sinistra per Pisapia’, che ha incontrato il favore di quella parte della platea sensibile alle politiche di integrazione e sostegno alle fasce più deboli della popolazione, di cui la candidata ha parlato. “Temi interessanti, ma che non arrivano a coprire esigenze reali”, secondo Tatarella che polemizza con i suoi colleghi. “La politica secondo me è un’altra cosa, è rispondere ai problemi quotidiani della gente”, aggiunge. Una frecciata a posteriori il candidato l’ha mandata ai colleghi del Movimento 5 stelle, che a suo parere ragionano per spot. “Sostituiamo le colate di cemento con le colate di cultura” aveva detto Davide Genna, insistendo anche sul recupero urbanistico delle aree abbandonate.

Temi cari al proprio partito anche per Leonardo Monaco e Giulia Crivellini, della lista Bonino-Pannella. Una sorpresa il primo, il più giovane tra i candidati, ha discusso con padronanza di sessualità nelle scuole e della necessità di creare un ambiente rispettoso delle diversità. Mentre la sua collega ricordava l’importanza della legalità e del rispetto delle regole, un’emergenza come dimostrano le indagini della magistratura sulle irregolarità nelle liste a sostegno del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Sulla cultura hanno invece puntato dal Pd. Dalla proposta di Filippo Barberis di tenere aperte le scuole fuori orario per eventi al rapporto con le associazioni culturali e che si occupano di spazi sociali, la parte principale del programma di Emanuele Lazzarini. Pianista e attore teatrale, la strategia esposta da Lazzarini è più intellettuale: “Non va a caccia di voti, ma vuole creare una rete che duri nel tempo”, ha spiegato. Senza snobbare la fretta degli elettori del Pd di risultati concreti, secondo il candidato “l’abitudine a una politica dell’emergenza, al consenso subito ha rovinato la politica del fare insieme”.

“Siamo stanchi di polemiche e autoreferenzialità, – continua il presidente dell’associazione – vogliamo che le nuove leve si concentrino più sui progetti concreti che sulle baruffe che hanno rovinato il Paese”. Un “confronto senza insulto” per informare davvero i cittadini: era anche questo lo scopo degli organizzatori. “Perché spesso i giovani candidati non si conoscono nemmeno tra di loro”, spiega Zanardi. Ognuno fa la sua campagna elettorale e poi ci si vede a Palazzo Marino, divisi per liste. “Tra i giovani credo che le differenze siano più sottili, c’è più accordo”, commenta Lazzarini del Pd. Che però faticherà a trovare un interlocutore, considerata la posizione del candidato Pdl Tatarella: “Per me è sbagliato pensare ai giovani come un gruppo a sé, al di là delle idee”. “Anche se mi è sembrato proprio strano vedere i candidati di centrosinistra così arroccati nelle loro ideologie. – ha concluso – Posso capirlo da persone che stanno in consiglio da trent’anni, ma noi…”.

Presenti all’incontro anche Luca Ragone per l’IdV e Davide Piccardo per Sel. “Noi abbiamo invitato tutti, ma devo ammettere che c’abbiamo messo più tempo a convincere i candidati di destra piuttosto che quelli di sinistra”. Alessandro Zanardi non vuole fare differenze, ma l’assenza dei nomi dalle liste di Forza Nuova e Lega è evidente. “Non abbiamo candidati che contano” è la spiegazione di Marco Bordonaro, coordinatore provinciale dei Giovani Padani. Qualche under 30 c’è, ma per il loro stesso partito non hanno chance. Proprio perché giovani. “La gavetta deve iniziare nei consigli di zona – spiega Bordonaro -, mi sembra normale che un ventenne non abbia ancora contatti con il territorio o non abbia mai fatto una battaglia. E allora che ci va a fare a palazzo Marino?”.

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