Altro che codice etico. Altro che trasparenza delle liste. A Reggio ci sono tutti. Dal candidato al sindaco del Pdl a numerosi aspiranti consiglieri comunali e provinciali. “La prossima settimana andremo in prefettura a presentare le liste. Ci devono dire se, per un malaugurato errore materiale, abbiamo inserito qualche candidato discusso o discutibile. Non esiteremo a cassarlo. Immediatamente”. Era il 17 febbraio quando il governatore della Calabria e rais regionale del Pdl Peppe Scopelliti dalle colonne di Panorama aveva lasciato intendere una particolare attenzione che i “berluscones” calabresi avrebbero dedicato alla scelta dei candidati. Così non è stato. In prefettura le liste non sono mai arrivate, mentre quelle depositate in Tribunale non appaiono così tanto trasparenti. Impresentabili e chiacchierati, invece, abbondano.  Dall’aspirante sindaco del centrodestra Demi Arena, indagato per smaltimento illegale di rifiuti quando era amministratore unico dell’Atam, al consigliere “pistolero” passando per i candidati avvezzi a frequentazioni pericolose.

Di impresentabili, in riva allo Stretto, il Popolo della Libertà e le varie liste civiche ne propongono parecchi agli elettori di centrodestra.  Come il candidato del Pdl Tonino Serranò. Il consigliere comunale uscente è stato “premiato” dalla politica dopo che i carabinieri lo hanno filmato con una pistola in mano mentre era in compagnia di un soggetto ritenuto vicino alla cosca Serraino. I due erano all’interno di un’autorimessa intenti a capire il motivo per cui l’arma non funzionava correttamente. “Proviamo a sparare… proviamo una botta” è stato il consiglio del candidato “pistolero” all’amico dei Serraino con il quale si è complimentato per i proiettili (“minchia che pallottole”) prima di lanciare la proposta di sparare al cane.

Parla direttamente con i boss, invece, l’altro consigliere comunale del Pdl, Michele Marcianò, che in questa tornata elettorale ha preferito correre per un posto alla Provincia.  “Prima viene il rispetto e poi viene la politica con me…”. Non bada ai convenevoli il piddiellino quando parla con il latitante Cosimo Alvaro, boss di Sinopoli rispettatissimo in città anche per il ruolo di paciere che il mammasantissima Mico Alvaro, suo padre, aveva avuto nella seconda guerra di mafia.  A lui, Marcianò chiede di trovare giovani da tesserare in Forza Italia. Tessere in cambio di consulenze. Lo sa bene Marcianò che in certi ambienti non ci si può presentare a mani vuote. Il boss deve sistemare una persona. “Vediamo se possiamo fare qualcosa, – lo rassicura Marcianò – se non è inserito vediamo se troviamo mezza opera per inserirlo la dentro”. Le ritrosie del capocosca vengono stoppate immediatamente dal candidato alla Provincia: “Senti una cosa, vi posso dire una cosa… è pensiero mio questo…”. Detto fatto: l’architetto Francesco Esposito ha ottenuto l’incarico da parte del Comune di Reggio Calabria.

Sempre alla Provincia, si ricandidano Francesco Barbieri, ex sindaco del San Ferdinando sciolto per infiltrazioni mafiose, Roy Biasi, rinviato a giudizio per peculato (da sindaco di Taurianova era andato in vacanza in Australia a spese del Comune) e l’uscente Gaetano Rao, denunciato nel 1983 per associazione mafiosa e nipote del boss deceduto Giuseppe Pesce. Tutti impegnati appassionatamente per l’elezione a presidente di Giuseppe Raffa, fortemente voluto da Berlusconi dopo le polemiche con il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti.

Quest’ultimo, invece, ha spinto per la candidatura a sindaco di Demetrio Arena che ha il compito di proseguire sulla strada del tanto decantato “modello Reggio”. Un modello che ha sacrificato le casse comunali, in dissesto, sull’altare di una città cartolina. Feste e festini promossi dall’amministrazione Scopelliti e, in particolare, dall’assessore Enzo Sidari, candidato nella lista del Pdl. Lo stesso Sidari che, per far arrivare cantati e soubrette in riva allo Stretto, si è rivolto al presunto boss Paolo Martino, arrestato recentemente a Milano nell’ambito dell’operazione Caposaldo e considerato dai pm il referente della cosca De Stefano in Lombardia. È stato lui, il contatto che ha fatto incontrare Sidari e Scopelliti con Lele Mora. Fiumi di soldi per i vip ma non per le imprese e per i creditori del Comune che, a Palazzo San Giorgio, vengono messi alla porta con la solita frase: “Il bilancio sta bene, abbiamo problemi di liquidità”. Adesso è tempo di campagna elettorale. E la parola “bilancio” non rientra nel programma del Pdl.

di Enrico Fierro e Lucio Musolino

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