“Siamo pronti a mettere in atto le richieste dell’Onu per porre fine alle violenze in Libia”. Con queste parole il presidente francese Nicolas Sarkozy ha concluso il vertice di Parigi per decidere ruoli e modalità dell’intervento armato in Libia dopo l’approvazione della risoluzione dell‘Onu. La conclusione scontata del vertice è il via libera alle operazioni militari contro le truppe fedeli a Gheddafi che sono subito iniziate dopo il termine della riunione. “Siamo pronti a usare tutti i mezzi, compresi quelli militari per porre fine alle violenze contro la popolazione civile libica”, ha detto l’inquilino dell’Eliseo che ha ribadito il ruolo dell’aviazione francese nelle operazioni: “I nostri aerei preverranno tutti gli attacchi libici. Sia aerei, sia contro i carri armati di Gheddafi”. Secondo il capo di Stato francese, il futuro del Paese appartiene ai libici: “Se noi interveniamo al fianco dei popoli arabi non è in nome di una finalità che cercheremmo di imporre al popolo libico, ma in nome della coscienza universale che non può tollerare crimini del genere”.

Fino a che il rais non metterà in atto il cessate il fuoco immediato, così come ordinato dalla comunità internazionale, sarà guerra. Lo ha ribadito lo stesso Sarkozy: “Per Gheddafi c’è ancora tempo di evitare il peggio conformandosi a tutte le esigenze della comunità internazionale. Ricorreremo alla forza, perché la nostra determinazione è totale”.

Un’opinione condivisa anche dal presidente dell’Unione europea Herman Van Rompuy che ha sottolineato come il Vecchio continente non possa “più assistere ai massacri in Libia restando con le braccia conserte”.

Per il premier inglese David Camerun è il colonnello e le sue menzogne che hanno determinato la decisione di Parigi: “Ha mentito alla comunità internazionale, ha promesso un cessate il fuoco e ha continuato a brutalizzare il suo stesso popolo. E’ giunto dunque il momento di agire, in maniera urgente”.

Via libera anche dal governo statunitense. Il presidente Barack Obama non era a Parigi per un incontro bilaterale a Brasilia con la presidentessa Dilma Rousseff, ma dalla Capitale del paese sudamericano ha dato la sua benedizione: “La coalizione internazionale che s’è riunita oggi a Parigi ha raggiunto un grande consenso sulla necessità di difedere il popolo libico ed è pronta ad agire con urgenza”. A chiarire l’impegno statunitense è il segretario di Stato Hillary Clinton che ha preso parte al vertice parigino. “Non manderemo truppe, ma garantiamo il nostro sostegno militare alla coalizione”, ha detto Clinton che ha sottolineato come la partecipazione dei paesi arabi alle operazioni sia per gli States di cruciale importanza.

Su quel fronte ha già risposto positivamente il Quatar che prenderà parte alla prima parte delle operazioni. Mentre la partecipazione di altri stati arabi è prevista nella fase due. Nel frattempo è arrivato un sostanziale via libera alla risoluzione delle Nazioni Unite arriva dall’Organizzazione della Conferenza islamica.

Secondo l’organismo, la comunità internazionale deve prendere “misure concrete per fermare il massacro del popolo libico”. E’ quanto ha affermato dal presidente dell’Oci Ekmeleddin Ihsanoglu, aprendo a Gedda una riunione ministeriale. Ihsanoglu ha quindi invitato i paesi membri dell’Organizzazione ad avviare i contatti con le autorità del governo provvisorio di Bengasi, precisando che il regime di Muammar Gheddafi “ha perso legittimità a causa dell’uso eccessivo della forza contro i libici”.

Sul fronte opposto c’è la Germania di Angela Merkel che si è sempre dichiarata scettica sull’eventualità di un’operazione contro le forze leali a Gheddafi. Assieme a Berlino si è schierata anche Mosca. In un comunicato, il ministro degli Esteri russo Alexandre Loukachevitch ha espresso il rammarico del Paese per l’intervento militare straniero. Anche Israele ha comunicato che non prenderà parte alle operazioni, “pur condividendo la risoluzione delle Nazioni Unite”. Lo ha affermato il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Ehud Barak.

Per quanto riguarda l’Italia, il premier Silvio Berlusconi ha informato telefonicamente il Capo dello Stato Giorgio Napolitano sull’esito del summit. Il presidente della Repubblica si è detto “compiaciuto” per l’importante intesa raggiunta, per il contributo dato e per l’impegno assunto dal nostro Paese. Berlusconi ha sottolineato che il contributo italiano per il momento si limiterà al fornire le basi militari, ma se richiesto, l’Italia è pronta a fornire uomini e mezzi. “Noi abbiamo detto di essere disponibili sulla base delle esigenze e non credo che ci saranno esigenze particolari a riguardo”, ha detto il presidente. Infatti, ha ricordato Berlusconi, “come voi sapete, anzitutto si deve mettere in atto la no fly zone e quindi credo che i mezzi che Francia, Inghilterra e altri paesi hanno messo a disposizione” siano sufficienti”. L’Italia sara’ comunque disponibile “ove si rivelasse necessario”.

Il Cavaliere ha anche detto che molto probabilmente la sede del coordinamento della coalizione dei volenterosi sarà nella base militare della Nato di Napoli. Ed è proprio alla Nato che secondo il Washington Post, potrebbe passare il comando delle operazioni, “ma solo dopo qualche giorno dall’inizio della prima fase cominciata oggi”, rivela il quotidiano che cita fonti interne alla Nato.

Rispetto a delle probabili ritorsioni contro il nostro paese da parte di Gheddafi, il capo del governo ha rassicurato che le armi a disposizione del Rais non sono in grado di raggiungere il nostro paese. “Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilità di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa è che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano”, ha detto Berlusconi.

La riunione che ha deciso l’intervento militare è stata preceduta da un pre-vertice tra il padrone di casa, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, il premier britannico David Cameron e il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.

Secondo quanto riportano fonti del vertice, i raid aerei contro le forze di Muammar Gheddafi potrebbero iniziare subito dopo il vertice. Ma a quanto riferisce la tv Bfm, alcuni caccia bombardieri di Parigi starebbero già sorvolando la Cirenaica. Alla prima ondata di attacchi parteciperebbero, Francia e Gran Bretagna, Norvegia e poi si unirebbero anche gli Usa e in seguito alcuni paesi arabi.

Contrariamente a quanto annunciato il Canada ha riferito che non prenderà parte alla prima ondata di attacchi contro il paese nordafricano. Chi invece non prenderà parte alle operazioni, sarà, come annunciato, la Germania di Angela Merkel.

Secondo l’emittente satellitare Al Arabiya, anche il governo turco avrebbe dato la sua disponibilità per partecipare all’operazione.

L’intervento armato del gruppo dei volenterosi, secondo la stessa fonte, comincerebbe tra le 15 e le 16. L’azione militare potrebbe cominciare con un bombardamento di missili Cruise per neutralizzare le difese.

Al vertice di Parigi “per il sostegno al popolo libico” erano presenti Francia, Gran Bretagna, Usa, Germania, Italia, Canada, Spagna, Norvegia, Qatar, Giordania, Emirati Arabi, Portogallo, Polonia, Marocco, Olanda, Belgio, Danimarca e Grecia. Presente anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon e per l’Ue l’Alto rappresentante Catherine Ashton e il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy.

Non partecipa invece nessun rappresentante dell’Unione africana. Come spiegano fonti dell’Eliseo, infatti, e’ in corso in Mauritania una riunione dell’organizzazione che sta elaborando la strategia diplomatica da utilizzare nella crisi libica.

L’azione militare potrebbe cominciare con un bombardamento di missili Cruise per neutralizzare le difese aeree libiche, bombardamenti ravvicinati delle piste di decollo. Ci sarebbero circa 15 obiettivi gia’ individuati tra aerei ed elicotteri, centri di comando, installazioni radar e batterie di difesa anti aerea. La forza aerea di Gheddafi conta su circa 400 velivoli, in prevalenza Mig di fabbricazione russa, ma solo 20 o 30 sono considerati operativi.

L’Italia ha dato la sua disponibilità a partecipare all’azione militare con basi aeree, uomini e mezzi militari. Nella giornata di ieri, il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva detto che anche Roma avrebbe “partecipato attivamente all’attuazione della risoluzione Onu 1973”. Il governo chiederà l’autorizzazione alle Camere nei prossimi giorni. Oggi ha parlato anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano sottolineando che “l’Italia “farà tutto quello che è necessario”. Il nostro Paese è impegnato insieme agli altri del G8 e delle Nazioni Unite “per affermare principi ed esigenze di rispetto di valori fondamentali come i diritti umani e le aspirazioni di libertà e giustizia sociale” che si manifestano oggi “in modo particolare nel mondo arabo”.

Il pre-vertice

I colloqui di Parigi si concentrano sulle modalità e sui ruoli dell’intervento armato sulla Libia per fermare Gheddafi di fatto come applicare la risoluzione del 1973 del Consiglio di Sicurezza Onu che apre la via all’intervento armato. Francia e Gran Bretagna sono orientati verso bombardamenti mirati da iniziare nel piu’ breve tempo possibile, entro qualche ora come affermano diplomatici francesi. La Nato sarebbe invece piu propensa a un’attuazione dellla no-fly zone. Oltre a Francia, Gran Bretagna e Usa, riuniti nel pre-vertice, partecipano alla riunione l’Italia, il Canada con il premier Stephen Harper, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier belga Yves Leterme, il premier spagnoo, Jose Luis Zapatero, il premier danese Lars Lokke Rasmussen il premier greco Yorgos Papandreu, il premier olandese Mark Rutte e polacco Donald Tusk. Per l’Ue sono presenti l’Alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton, e il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy. Per la Lega araba c’e’ Amr Moussa, per l’Onu Ban Ki-Moon. Nessun rappresentante dell’Unioneafricana figura nella lista dei partecipanti al vertice di Parigi sulla Libia.

Le forze internazionali
Intanto alla base Usaf di Aviano sono in arrivo nuovi aerei americani, “a disposizione per un eventuale utilizzo operativo sul campo”, ha affermato il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante. “Quanto all’arrivo anche di nuovo personale militare – ha aggiunto – non ho novità. Riguardo al potenziamento della vigilanza alla struttura militare non ne ravvisiamo la necessità: il grado di sicurezza deve essere sempre elevato, sia che ci siano 10 o 100 aerei, e fino ad ora le disposizioni che abbiamo attuato hanno garantito la massima tranquillità”.

Le lettere di minaccia
Gheddafi proprio oggi ha inviato delle lettere al presidente Usa, Barack Obama, al presidente francese, Nicolas Sarkozy, al primo ministro britannico, James Cameron, e al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Lo ha riferito il portavoce del governo di Tripoli, Ibrahim Moussa, nel corso di una conferenza stampa. Il leader libico rivolgendosi a Cameron e Sarkozy ha scritto che ogni azione militare contro la Libia sarebbe una “un’ingiustizia, una chiara aggressione. Ve ne pentirete se interverrete nei nostri affari interni”. “La Libia non è vostra – prosegue la missiva -. Voi non avete il diritto di intervenire nei nostri affari interni. Questo è il nostro paese, non è il vostro paese. Noi non potremmo sparare un solo proiettile contro il nostro popolo”.

Nella lettera a Obama, Gheddafi scrive: “I libici sono pronti a morire per me”. La missiva è indirizzata “a nostro figlio, sua eccellenza Barack Hussein Obama“, secondo la traduzione del sito di Al Jazeera. “Io le ho detto prima – prosegue – che perfino se la Libia e gli Stati Uniti d’America scendessero in guerra, Dio non voglia, lei resterà sempre un figlio. La sua immagine non sarà cambiata. Io voglio che lei rimanga la stessa immagine”. “Io ho tutto il popolo della Libia con me e sono preparato a morire – continua Gheddafi -. Abbiamo tutti gli uomini, i bambini e le donne con me. Nulla di più”. Poi il rifermento ai terroristi che il raìs sostiene siano a capo dei ribelli: “Al Qaida è una organizzazione armata, che passa attraverso l’Algeria, la Mauritania e il Mali. Che cosa fareste voi se scopriste che controllano le città americane con la forza delle armi? Cosa fareste? Così posso seguire il vostro esempio”.

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