Dopo aver messo anima (e corpo) nel valorizzare il rapporto diplomatico tra Italia ed Egitto, il nostro caro premier non ha esitato a spingere verso una drammatica rottura l’amicizia coi fratelli brasiliani. Gente simpatica, bella musica e donne mozzafiato, ma per un presidente legalista – che ama veder trionfare la legge in ogni dove – era assolutamente inaccettabile un rapporto di cordiale collaborazione con chi detiene illecitamente sul proprio territorio un criminale condannato dai giudici italiani.

“Ridatecelo!” minacciava Frattini con sguardo più micidiale del solito. “Se continua così dovremo rompere gli accordi commerciali già firmati col Brasile” scalciava La Russa. E poi, come dimenticare il premier svettante in conferenza stampa, bello e forte nel suo giaccone scuro, ritto sui tacchi mentre a fianco gli sedeva Alberto Torregiani, inchiodato sulla sedia a rotelle. “Andremo insieme a Bruxelles per far conoscere la realtà dei fatti – disse solennemente Berlusconi -. Battisti è un criminale vero”.

Ma martedì scorso la Camera ha serenamente approvato la ratifica degli accordi di cooperazione stipulati col Brasile nel 2008, di fatto il passo indispensabile per dare il via definitivo alle commesse da 5 miliardi di euro cui sono interessate Finmeccanica e Fincantieri (e tutte le altre aziende italiane che operano laggiù, evidentemente assai sensibili ai rapporti bilaterali).

Insomma lo spot berlusconiano su Battisti è accantonato, per ora. Anche perché il premier potrebbe valutare con occhi diversi la questione della detenzione alternativa. Dorata o verde-oro che sia.

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