La bara del primo caporal maggiore Miotto è stata portata a spalla da sei commilitoni del Settimo reggimento Alpini di Belluno. Ha fatto il suo ingresso nella chiesa di Santa Maria degli Angeli tra gli applausi della gente, sulle note del canto degli Alpini “Signore delle cime”.  Alle esequie presente anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Assente invece il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ammalato. Al termine della cerimonia funebre, la salma sarà trasferita a Thiene, città di origine del militare. Martedì 4 gennaio alle 10.30 nel Duomo di Thiene, con lutto cittadino sia a Thiene che a Zanè (il Comune dove risiedeva l’alpino), si terranno i funerali in forma privata.

Matteo Miotto, 24 anni di Thiene, è la tredicesima vittima del 2010, la trentacinquesima dall’inizio della missione.  Il fatto è avvenuto nel distretto del Gulistan, nell’ovest del Paese. Nel Gulistan (provincia di Farah), una delle zone più calde del settore affidato al controllo dei militari italiani, al confine con l’Helmand, dal primo settembre operano gli alpini del 7/o reggimento di Belluno, che costituiscono l’ossatura della Task force south east, composta anche da militari di altri reparti. Il 4 ottobre scorso, proprio nella valle del Gulistan, si verificò l’imboscata in cui morirono altri quattro soldati italiani. L’area affidata al controllo degli alpini, denominata Box Tripoli, era un tempo sotto comando statunitense.

Ieri l’autopsia sul corpo. Il direttore dell’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza, Paolo Arbarello, ha fatto sapere che dall’autopsia risulta che Miotto sia morto sul colpo. “C’è stato un solo colpo che ha provocato una lesione che ha determinato la morte immediata – ha spiegato in un’intervista – qualunque soccorso non sarebbe valso a cambiare le cose”. Quanto all’equipaggiamento Arbarello ha osservato che era “assolutamente adeguato, c’erano tutte le protezioni adeguate, è stata una circostanza assolutamente sfortunata”.

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