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Libertà e Giustizia: inciucio no, accordo forse

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L’ipotesi di un dialogo possibile diventa un caso

di Stefano Caselli

"Libertà e Giustizia non sta discutendo se sia giusto o no seguire D’Alema sulla via dell’inciucio". Parola di Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, associazione che porta nel nome quella "cultura azionista" che, secondo l’ex presidente del Consiglio, "non ha mai fatto bene al Paese". "Non ho mai detto – dichiara Bonsanti – come si legge sul Corriere della Sera di ieri, che se ci fosse un ‘male minore’ da sopportare potrebbe valere la pena pagarlo, per impedire al Paese di implodere".

Un caso nato dall’articolo “Dialogare? Pensiamoci bene” pubblicato sul sito dall’Associazione dalla giornalista Patrizia Rettori. Un invito esplicito a discutere vantaggi e svantaggi dell’ipotesi dalemiana di un accordo fra Pd e Berlusconi per salvare il premier dai processi incombenti e avviare una nuova fase di riforme. C’è chi ha voluto vedere in questo l’inizio di una svolta inusuale per una comunità da sempre attenta ai temi della legalità. Niente di tutto questo.

A disinnescare la bomba, o supposta tale, ci pensa direttamente Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario di LeG: "La nostra è una libera associazione di cultura politica, dove – entro ovvi limiti di valori condivisi – ciascuno dice quello che pensa".
"Se siamo giunti in una situazione in cui è consentito a qualcuno evocare la guerra civile – dice ancora Bonsanti – la responsabilità è di tutta la classe politica. La maggioranza che sovverte tutte le regole, l’opposizione che non pone i paletti oltre i quali non si tratta, tra i quali che la giustizia è uguale per tutti. Semplicemente abbiamo voluto indicare a chi fosse interessato i pro e i contro di un accordo politico che va profilandosi".

E il dibattito è immediatamente scattato sul sito: quasi venti pagine di fitta discussione con una netta prevalenza – a scanso di equivoci – di pareri nettamente contrari a qualsiasi ipotesi di dialogo sulla Giustizia, efficacemente sintetizzati dall’intervento di Angelo Marchini: “Non ci si può fidare. Berlusconi ci ha già dato modo di capire il suo modo di negoziare, ottenere il massimo, senza darti niente. Mi ricorda una vecchia barzelletta dove due compari devono spartirsi un bicchiere di vino. ‘Comincio io’ dice il più furbo, e l’altro ingenuo accetta; il primo si beve tutto e alle proteste risponde: "La mia parte era quella di sotto".

Non manca, per la verità, qualche voce in contro-tendenza: "Penso che si dovrebbe uscire da questo impasse – scrive non senza ottimismo Daniela Quarta – non mi piace Berlusconi ma purtroppo è il nostro premier. Si faccia pure qualcosa per metterlo al sicuro, ma non ci sia alcuna cancellazione dei reati per quando non sarà più in carica. Prima o poi dovrà rispondere della corruzione alla magistratura e di altre amenità".

"Il dibattito avviato da Patrizia Rettori – dichiara Filippo di Robilant, consigliere dell’Associazione – ha già avuto un merito, quello di far emergere alla luce del sole una trattativa che si stava svolgendo dietro le quinte e in maniera poco trasparente. LeG ha voluto semplicemente chiarire i termini della questione affinché ognuno potesse farsi un’idea".

"Mi aspettavo le critiche – risponde Patrizia Rettori – e ripeto che questa non è la posizione di LeG, ma solo un’analisi di quel che può accadere. Perché non si parla anche dei ‘pro’, oltre che dei ‘contro’, di cui tutti siamo consapevoli? Conviene pensarci bene". Molti lo hanno fatto abbastanza in fretta, schierandosi senza indugi sul fronte "contro".

Da Il Fatto Quotidiano del 22 dicembre

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