“Sono giovani ma sperimentati”. Pier Luigi Bersani presenta così il nuovo gruppo dirigente del Pd, e forse non si rende conto di aver coniato una battuta involontaria: ben quattro dirigenti facevano parte dello stesso organismo, nel secolo scorso (vent’anni fa, ai tempi del Pci). Possibile? Ebbene sì, il nuovo che avanza.

Eppure apparentemente la definizione pareva calzante e la nuova segreteria a prima vista, giovane (e politicamente corretta): sei uomini e sei donne, la maggior parte quarantenni. Benissimo. Solo, che prima ancora di compulsare l’elenco dei giovani leoni e delle new entries si scopre “il trucco”.

Un tempo la segreteria (dal Pci al Pds) era composta dai responsabili dei dipartimenti. Ogni dirigente, quindi era una sorta di ministro ombra: i dirigenti più importanti, dei settori più importanti, non erano più di sei-dieci persone, per garantire l’agilità dell’organismo. Questa volta, invece, c’è una novità: i 12 nuovi talenti saranno affiancati dai “nuovi” responsabili dei forum. Quindi le responsabilità (e le teste) si raddoppiano prima, e si triplicano poi.

Se vai a scorrere l’elenco di questi responsabili dei dipartimenti, scopri che la lista è questa: l’ex presidente della Camera Luciano Violante si occupa del forum Riforma dello stato (ovvero del vecchio settore riforme), Livia Turco sarà la responsabile dell’Immigrazione. Poi un terzetto: Paolo Gentiloni si occupa delle politiche dell’informazione, Stefano di Traglia della comunicazione e Carlo Rognoni della tv; Giuseppe Fioroni del Welfare (affiancato da Pierre Carniti), Piero Fassino è il responsabile della Politica internazionale, Laura Pupato dell’Ambiente, il presidente della Toscana Claudio Martini delle Autonomie, Andrea Orlando della Giustizia, Umberto Ranieri del Mezzogiorno e Gianni Cuperlo dell’Ufficio studi e rapporto con le fondazioni.

Uno si ferma a leggere il nome di Fassino e rimane di sale. Nel 1989 era il responsabile Esteri del Pci: sono passati venti anni ed è tornato allo stesso preciso incarico di allora. Uno pensa: che lo abbiano costretto? Macché, ha anche pressato per entrare, affetto, come i dirigenti della sua generazione, dall’impossibilità di lasciare.

Passiamo a Violante: era il numero uno del dipartimento Giustizia del Pds già nella seconda metà degli anni Novanta.

Livia Turco, perlomeno ha fatto un rimpastino: nel 1989 era responsabile femminile, adesso passa all’immigrazione.

Persino Cuperlo (in questo novero sicuramente il più brillante e il più nuovo) era già in segreteria nel 1989, come membro consultivo (era segretario della Fgci).

Carniti era segretario della Cisl nel 1977. Il secondo gruppo di dirigenti, per così dire “più freschi”: un ex ministro come Gentiloni, un ottimo sessantottenne come Rognoni ex membro del Cda Rai.

Bersani è impazzito? No, ha disegnato un garbato sistema cencelliano in cui ogni corrente ottiene il suo omino. Ci sono due coordinatori: uno per la segreteria (Maurizio Migliavacca) e uno per la segretaria del segretario (Filippo Penati) e poi delle “perle” che fanno ricordare la moltiplicazione dei ministeri nei governi Andreotti della fase crespuscolare. C’è un responsabile della Finanza pubblica (Enrico Morando) e uno di quella privata (Matteo Colaninno). A questi si aggiungono le vere novità: l’organizzatore bersaniano Nico Stumpo, l’economista vischiano Stefano Fassina, il dalemiano Matteo Orfini, la romana Roberta Agostini e tanti altri a cui facciamo l’augurio di non ritrovarsi nella segretaria del 2040 dopo una rovinosa serie di sconfitte, all’insegna dello slogan: squadra che perde non si cambia.

(Ps. un bacio a D’Alema che, evidentemente, ha rinunciato all’organizzazione)

da Il Fatto Quotidiano del 25 novembre 2009