Strano Paese, il nostro. Censura un film come La custode di mia sorella ai minori di 14 anni, non perché violento o scandaloso, ma perché triste.

Diciamolo subito: La custode di mia sorella è un marchingegno strappalacrime, che indugia sul tema del dolore e della malattia. Ma alla fine è un film duro sul significato di famiglia, tanto che ha vinto il Teen Choice Award, un premio americano per il quale a votare sono esclusivamente i ragazzi.

Mentre La custode di mia sorella viene reputato pericoloso per i minori italiani, succede che:

-Gli italiani sono stabilmente al quinto posto nella classifica mondiale dei Paesi con il maggior numero di clienti e consumatori di pedopornografia on line (Telefono Arcobaleno). Secondo un’indagine di telefono Azzurro del 2006, l’8,7% dei bambini ha incontrato dal vivo persone conosciute su internet andando all’appuntamento da solo. E’ quasi uno su dieci. Per non parlare dei contenuti di vario genere a cui hanno libero accesso i bambini che viaggiano su internet.

-Il comitato di applicazione codice di autoregolamentazione media e minori dal 2003 al 2008 ha emesso 67 sanzioni per Rai e 92 per Mediaset. SKY continua a dichiararsi esclusa dall’applicazione del Codice, che tra l’altro non ha mai sottoscritto

-Il 65,2% dei bambini e il 38,7% delle bambine tra i 6 e i 10 anni gioca abitualmente ai videogiochi o a computer, spesso dal contenuto violento. (Consiglio nazionale degli utenti, Ministero delle Comunicazioni) .

Forse, invece di preoccuparsi di censurare un film sulla famiglia, dovrebbe pensare al Nuovo codice di autoregolamentazione media e minori, un progetto che ristagna da anni, senza venire mai alla luce. Se la televisione è in qualche modo regolamentata, e nonostante questo è quello che è, i nuovi media sono una zona franca.

Il Comitato che dovrebbe occuparsi di redigere il nuovo codice non ha vita facile. Il presidente Franco Mugerli ha lanciato un appello affinché la situazione cambi: “Speriamo nella ripresa di settembre – dice – perché bisogna lavorare sui nuovi media, videotelefoni, videogiochi e internet. Anche se il web è un terreno difficile, qualcosa si può fare. O almeno, qualcosa in Europa è stato fatto. Fino a tre anni fa in Italia esisteva anche il codice internet dei minori, ma non fu mai recepito in via legislativa e chi l’aveva sottoscritto allora non lo applicava. E così il bambino venne buttato via con l’acqua sporca”.

Dulcis in fundo, un dato che non ha a che fare con i media, ma che dice fin troppo sul nostro Paese e la tutela dei diritti, anche e soprattutto dei minori: nonostante le continue sollecitazioni dell’ Onu, e malgrado l’impegno sottoscritto più di 20 anni fa con l’adesione alla Convenzione Onu, in Italia non esiste ancora il reato di tortura. Si è tentato di intrometterlo, per l’ennesima volta, il 5 febbraio scorso, con un emendamento al pacchetto sicurezza 2. Ma è stato respinto per sei voti.