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giovedì 05/01/2017

Napoli, ambulanti contro il pizzo. Clan feriscono una bimba

10 euro al giorno per i banchi, i senegalesi si ribellano e la camorra reagisce
Napoli, ambulanti contro il pizzo. Clan feriscono una bimba

C’è una Napoli che è “altro” rispetto alla città invasa dai turisti e con gli alberghi pieni a Natale e Capodanno, una Napoli dove si continua a sparare in strada e alla luce del sole. E ci va di mezzo una bambina di dieci anni, colpita accidentalmente da un proiettile a un piede per essersi trovata in mezzo a una spedizione punitiva. Un raid di camorra contro alcuni immigrati e la loro bancarella alla Duchesca. Si erano rifiutati di sottostare a una pratica che in questa piazza è una prassi, il pizzo, 10 euro al giorno al clan dominante del momento. Zona e soldi contesi – come si legge nelle carte di alcune recentissime inchieste della Dda partenopea – da due gruppi criminali, il clan Giuliano-Amirante-Sibillo e il clan Mazzarella, l’un contro l’altro armati per disputarsi il controllo di Forcella, estorsioni comprese. È mezzogiorno all’incirca quando quattro o cinque persone fanno irruzione coi bastoni in mano a via Annunziata, dove si tiene un mercato a cielo aperto, in pieno centro storico, a meno di 800 metri dalla stazione centrale.

Tra bancarelle di merce contraffatta, dvd pirata, biancheria e calzini, i delinquenti si fanno largo per dare una lezione al senegalese che poco prima si sarebbe rifiutato di pagare il pizzo all’esattore del clan. Ma alcuni immigrati intervengono a difesa del loro connazionale. È il parapiglia, un senegalese viene ferito, spunta una pistola di piccolo calibro, vengono esplosi alcuni proiettili. Altri due senegalesi vengono feriti di striscio e un proiettile raggiunge la bambina, che si trovava a passare di lì per caso con il papà commerciante. “Non ho capito nulla e ho sentito un forte bruciore a un piede e alla caviglia”, avrebbe detto la piccola secondo quanto riferisce il sito de Il Mattino, che dà voce alla madre, la signora Maria, e alla zia Tiziana. “Era mano nella mano col padre quando si è accasciata a terra”, ha spiegato la madre dalla saletta d’attesa al sesto piano dell’ospedale pediatrico Santobono dove la piccola è stata ricoverata nel reparto di Chirurgia, dopo essere stata operata d’urgenza. Per fortuna il proiettile è stato subito estratto e le sue condizioni non sono gravi.

Indagano i poliziotti della Squadra mobile di Napoli diretta da Fausto Lamparelli, che hanno passato al setaccio le telecamere della zona. Sono gli agenti che a novembre hanno arrestato tre esponenti dei Sibillo che taglieggiavano gli ambulanti stranieri di Piazza Mancini. Si cercano le immagini del raid. Si vogliono individuare i volti dei criminali. Si vogliono dare nomi e cognomi ai responsabili di un agguato che ripropone l’allarme sicurezza a Napoli, nei quartieri della “paranza dei bambini”, dove sono saltati tutti gli schemi e gli equilibri di camorra. Un inquirente, uno che da anni lavora per combattere ai fianchi i clan di Forcella, a il Fatto Quotidiano sbotta: “Ci vuole una rivendicazione dell’Isis per avere la giusta attenzione e accendere i riflettori nazionali su queste sparatorie? È giusto trascurarle solo perché sono colpiti tre ragazzi stranieri che per guadagnarsi il pane vendono qualche pezza?”.

Il sindaco Luigi de Magistris non minimizza l’accaduto (“Lo Stato, il governo, il prefetto e tutte le articolazioni istituzionali devono immediatamente mettere in campo tutte le azioni per individuare i responsabili e fare in modo che questo non accada mai più”), ma davanti alle telecamere di Televomero assicura: “Non c’è nessuna emergenza sicurezza”. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca dice: “Per noi il tema della sicurezza rimane centrale. Continueremo, mantenendo gli impegni assunti, a estendere nella città gli impianti di videosorveglianza”. La segretaria generale del Siulp Campania, Annalisa Cimino, è preoccupata per le troppe armi in giro, “chiaro indice della pericolosità crescente”. A pochi passi dalla Duchesca si trova via Vicaria Vecchia. Qui un’altra bambina di 14 anni fu molto meno fortunata: si chiamava Annalisa Durante, fu uccisa per sbaglio da un proiettile esploso da Salvatore Giuliano, bersaglio dei killer che entrarono in azione in un sabato sera di marzo del 2004. Sono trascorsi quasi 13 anni e da queste parti si spara ancora ad alzo zero.

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Prima l’abuso sessuale tra le mura di casa, poi la gravidanza e il parto: è l’incubo vissuto, a soli 12 anni, da una bambina di origini straniere residente a Terni. Violentata – secondo la squadra mobile della polizia – da un connazionale di 31 anni, amico di famiglia, arrestato ieri. Nel dicembre 2015 la bambina e i suoi familiari si erano presentati all’ospedale Santa Maria di Terni e, dopo gli esami, hanno scoperto che la giovane era al quarto mese di gravidanza. Troppo tardi per abortire, l’adolescente ha proseguito la gestazione e alcuni mesi fa è nato un bambino, ora affidato ai servizi sociali per l’adozione.

Nel frattempo la polizia ha svolto gli accertamenti e ha identificato il presunto autore della violenza sessuale, un giovane lavoratore incensurato da tempo residente regolarmente in città. Fidato amico di famiglia, avrebbe avuto modo di rimanere da solo con la ragazzina e in uno di questi momenti avrebbe abusato di lei. La ragazzina, per paura, non avrebbe rivelato il nome del suo violentatore, ma gli agenti hanno potuto ricostruire i contorni della vicenda con le testimonianze di amici e familiari e con la collaborazione del personale sanitario che ha segnalato il caso.

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