Park Vittoria a Reggio Emilia, anche Dario Fo contro il parcheggio voluto da Delrio. E il cantiere (pieno d’acqua) non riparte

Anche Dario Fo scende in piazza simbolicamente a Reggio Emilia per il Vittoria Park, il parcheggio delle polemiche in fase di costruzione che da oltre un anno è nel bersaglio di comitati e opposizioni in consiglio comunale. Il premio Nobel che nei giorni scorsi si era speso al fianco dei detrattori del progetto, in stallo da mesi nonostante i lavori cominciati da tempo, avrebbe dovuto prendere parte alla manifestazione organizzata sabato 3 ottobre per protestare contro l’opera, ma un abbassamento di voce lo ha costretto a rinunciare. Tuttavia la sua vicinanza, sottolineata da un cartello con la sua foto, era già stata testimoniata da un lungo intervento scritto in cui sosteneva, come i comitati, la poca chiarezza della costruzione in pieno centro città: “Qual è l’interesse pubblico? – scriveva Fo – La salute di tutte e tutti o un inutile e dannoso parcheggio per il profitto di pochi?”.

A puntare il dito contro l’opera, ideata e appaltata quando a Reggio Emilia sindaco era ancora il ministro Graziano Delrio, un centinaio di persone, che sabato 3 ottobre hanno chiesto delucidazioni in merito al progetto, alla società che ha in mano l’appalto e alle risorse utilizzate per realizzarlo. Presto, spiegano gli organizzatori, anche Fo manderà un video con un suo appello sul tema. “Ad oggi non abbiamo certezza sulla fine del cantiere – spiega Francesco Fantuzzi di Reggio Città Aperta, insieme al comitato No Vittoria Park – La cosa grave è che un’opera del genere, che non porterà benefici alla città, è stata voluta da un attuale ministro”.

I lavori per il Vittoria Park, affidati in project financing alla società Reggio Emilia Parcheggi, sono iniziati nel 2014, subito dopo le elezioni amministrative, ma dopo alcuni mesi sono arrivate le prime grane. Durante gli scavi sono stati trovati dei mosaici antichi che hanno imposto lo stop. Quindi il cantiere si è riempito d’acqua e non è mai stato svuotato, e ora il rischio, spiegano i comitati, è che le infiltrazioni danneggino anche la stabilità delle abitazioni circostanti. I dubbi maggiori però, oltre l’impatto della struttura sul centro abitato, che è già fornito di parcheggi, sono sui conti della società responsabile e sul suo ad Filippo Lodetti Alliata, che con i parcheggi ha fatto affari in tutta Italia. A sollevare la questione tempo fa erano stati i consiglieri Cinque stelle, che avevano analizzato i bilanci di Reggio Parcheggi Spa e di Final Spa, altra società di Lodetti Alliata che controlla la prima all’89 per cento. Dal bilancio 2014 di Reggio Parcheggi risulta un debito di 6,6 milioni di euro, aumentato dal 2013 di quasi due volte e mezzo, per 4,1 milioni. I debiti non sarebbero verso le banche, ma verso fornitori, con un aumento registrato del 65 per cento. E inoltre ci sarebbe anche un debito di 1,4 milioni di euro verso la controllante Final Spa, che al netto dei crediti per il servizio tesoreria comune sarebbe di 298.543 euro. “Ci chiediamo come si sia generato questo debito di 1,4 milioni di euro verso Final” attacca la consigliere M5S Alessandra Guatteri insieme al capogruppo della lista civica Magenta Cesare Bellentani, che sottolineano l’invito del Collegio sindacale, presente nella relazione del 2014, a “provvedere all’incasso dei crediti vantati nei confronti della controllante ai fini del corretto adempimento delle obbligazioni sociali nei confronti di fornitori ed erario”.

Secondo l’opposizione e i comitati, dietro al Park Vittoria non ci sarebbe solidità economica, e a dimostrarlo ci sarebbe anche il monitoraggio Cerved, una delle principali agenzie di rating in Europa, che a settembre 2015 segnala che per  Reggio Parcheggi “non esistono le premesse per la concessione di un fido” e per Final, sempre sulla base dei dati 2013, si parla di “fido certificato 53.000”. “Al momento – hanno aggiunto Guatteri e Bellentani – non sembrerebbe quindi possibile per la società alla quale gli ultimi due sindaci di Reggio Emilia  hanno affidato l’opera più importante e più impattante per la città, ottenere un ‘significativo’ finanziamento dalle banche”.

Quello che è certo è che i lavori sono bloccati da mesi e che la data di consegna del parcheggio interrato, prevista a inizio del 2016, sembra un obiettivo molto difficile da raggiungere. “Quest’opera è la dimostrazione che il project financing è un disastro – conclude Fantuzzi – perché non ci sono garanzie per il territorio e gli unici interessi che vengono fatti sono quelli delle società che li gestiscono”.

Acqua Reggio Emilia, passare al pubblico si poteva: ecco lo studio che spiega come. Fu chiesto dal Pd e poi bocciato (dal Pd)

Il Pd e il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi l’hanno bocciata definendola un’operazione troppo rischiosa a livello economico, ma per i comitati che da anni si battono per far ritornare l’acqua un bene pubblico la ripubblicizzazione del servizio idrico è un investimento che porterebbe benefici concreti e duraturi a tutti i Comuni reggiani. A confermarlo sarebbe lo studio di fattibilità che quattro anni fa, all’indomani del referendum sull’acqua pubblica, era stato commissionato dagli amministratori emiliani all’allora assessore provinciale Mirko Tutino, e che invece la direzione del Pd, dopo le promesse e l’impegno a rispettare l’esito del referendum, ha rigettato senza appello. L’analisi, commissionata alla società Agenia a un costo di circa 40mila euro da Agac Infrastrutture (partecipata dei Comuni e proprietaria delle reti idriche del territorio), prendeva in considerazione l’ipotesi di una società pubblica per la gestione dell’acqua e la presa in carico del servizio che ora è in mano alla multiutility quotata in Borsa Iren.

Investimenti e tariffe
Ma quanto costerebbe l’operazione? Secondo il piano industriale di fattibilità redatto da Agenia e pubblicato da ilfattoquotidiano.it, il fabbisogno finanziario iniziale sarebbe di circa 127-130 milioni di euro. Si tratta della somma del terminal value pari a 102 milioni di euro, ossia l’indebitamento per investimenti effettuati in questi anni da Iren sulle reti idriche a cui dovrebbe subentrare la newco pubblica, e della spesa di circa 25 milioni per i costi annuali. Nei primi sei anni l’investimento annuo si dovrebbe aggirare infatti intorno ai 23,3 milioni di euro, per poi scendere dal 2022, con una media di 20 milioni nell’arco di piano dei 25 della durata della concessione. Come evidenzia lo studio però, a fronte dell’investimento, i Comuni a fine concessione avrebbero disponibilità liquide pari a circa 100 milioni di euro, che potrebbero essere destinati a ulteriori progetti e lavori. A questi, si aggiungerebbe un valore di 320 milioni di euro sugli asset e di 376 milioni di euro sul patrimonio nella newco. “Un valore che andrebbe ai Comuni, nel caso la scelta fosse quella di ripubblicizzare il servizio – spiegano Tommaso Dotti ed Emiliano Codeluppi del comitato Acqua bene comune – ma che invece potrebbe finire anche a una società esterna o, nel caso di Iren, a una Spa quotata in Borsa”.

C’è anche un altro aspetto, sottolineato dai comitati: il nuovo gestore dovrebbe corrispondere al precedente, ossia Iren, 190 milioni di euro tra investimenti non ancora ammortizzati e il fondo di ripristino beni terzi di 90 milioni legato all’utilizzo delle reti idriche comunali. I 90 milioni sarebbero destinati ad Agac Infrastrutture (di cui Reggio Emilia detiene il 55 per cento delle quote) e in caso di un servizio in house dovrebbero essere reimmessi nel servizio idrico. Con gara pubblica invece la liquidità tornerebbe in pratica nelle disponibilità degli enti, e non essendo vincolata potrebbe essere utilizzata anche per altre operazioni. L’aggravante è anche il fatto che Agac ha un debito da ripianare di circa 58 milioni, coperti in parte finora grazie al canone di 6,9 che Iren corrisponde annualmente per l’utilizzo delle reti, e anche per questo i Comuni potrebbero avere un vantaggio nell’affidare a un privato il servizio.
Per quanto riguarda le tariffe, che a Reggio Emilia si collocano in una fascia medio-alta, nello studio si parla di uno sviluppo dal 2016 con un incremento iniziale determinato dai minori volumi e dai conguagli del 2014 e con un trend crescente, che però, sottolinea il documento, si verificherebbe anche con altre forme di affidamento.

Aspetti positivi vs rischi
Dopo aver analizzato la situazione attuale, ricordando l’organico di 313 unità impiegate da Iren per il servizio, il dossier elenca gli aspetti positivi e quelli negativi. Tra i primi vi è l’elevato know-how industriale già esistente che verrebbe preservato, il controllo diretto della gestione, dai costi agli investimenti da parte degli enti locali, e ancora la maggiore trasparenza, oppure la possibilità di minimizzare il margine di redditività o di reinvestire gli utili in investimenti o a favore della riduzione della tariffa. Proprio per quanto riguarda le tariffe, esse “risultano adeguate alla copertura dei costi del capitale e dei costi operativi” si legge, ma in ogni caso l’analisi apre anche alla possibilità di fare retromarcia e di “reversibilità del processo in caso di risultati negativi” proprio attraverso una nuova gara.

Per gli aspetti negativi, si ravvisano i rischi della gestione del business e quelli legati alla fase di avvio e al consolidamento della gestione attraverso la scelta di un management adeguato, la dimensione aziendale ridotto più esposta a imprevisti, l’impossibilità di diversificare il rischio gestionale e infine gli aspetti normativi riguardanti il consolidamento del bilancio delle partecipate e degli enti pubblici.

La retromarcia e le alternative
I comitati per l’acqua pubblica sperano ancora: fino al 30 settembre infatti i comuni potranno decidere quale strada intraprendere, anche se il percorso verso una nuova gara pare già segnato. Dopo che il direttivo del Pd ha bocciato lo studio commissionato a Tutino, l’assessore, che proprio in questi stessi giorni nel 2014 parlava delle vittorie elettorali nel reggiano, tra cui quella di Vecchi, come di “un nuovo e più forte impulso al percorso” proprio perché “le maggioranze uscite da questa tornata elettorale avevano, per la quasi totalità, la ripubblicizzazione dell’acqua tra i propri punti programmatici”, non è più tornato sull’argomento e gli enti hanno cercato di voltare pagina in fretta. Così, non si sono fatti nemmeno troppi raffronti tra gli impegni economici delle altre alternative contemplate: quella di una società mista pubblico-privato, che potrebbe essere avviata proprio con la base finanziaria dei 90 milioni del fondo di ripristino beni terzi, e quella del rinnovo di una gara esterna. Secondo il direttivo Pd i numeri dello studio, relazionati alla legge di stabilità, metterebbero infatti a repentaglio l’equilibrio economico-finanziario di numerosi Comuni. “Motivazioni pretestuose”, ha attaccato il Tavolo no multiutility, perché secondo la legge di stabilità nel caso di un affidamento in house, il Comune non dovrebbe accantonare la somma tutta in una volta, ma nel consolidamento del bilancio l’impegno economico e quindi l’indebitamento equivarrebbe soltanto al capitale investito nella società. “I veri motivi – aggiunge Francesco Fantuzzi – sono il diktat di Delrio e di Iren, il cui bilancio e i cui margini assai risicati dipendono disperatamente dal servizio idrico, guarda caso settore non a mercato”.

Acqua pubblica, il Pd ha deciso per il no. A porte chiuse. “Reggio Emilia, da città modello a promessa tradita”

di | 20 giugno 2015
Acqua pubblica, il Pd ha deciso per il no. A porte chiuse. “Reggio Emilia, da città modello a promessa tradita”
Emilia Romagna

Nella città emiliana scade il contratto con la multiutility e l'ex amministrazione aveva appoggiato la richiesta di passare a una gestione pubblica, commissionando anche uno studio di fattibilità. All'improvviso però il passo indietro votato in direzione provinciale. E sono ricominciate le proteste: "Questa non è democrazia. Buttano via un lungo percorso". E c'è chi sospetta l'intervento da Roma dell'ex sindaco e ora ministro dei Trasporti Delrio: "Con lui era iniziato l'iter, ora non parla"

Vernasca Silver Flag, da Castell’Arquato la rievocazione per auto d’epoca

»
Articolo Successivo

Terremerse, pg Cassazione: “Assoluzione per Vasco Errani. Nessun falso”

«
Articolo Precedente

Gentile lettore, puoi manifestare liberamente la tua opinione ma ricorda che la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 22 alle 7, che il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e che ogni utente può postare al massimo 100 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questo limite per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi ai Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. Ti comunichiamo inoltre che tutti i commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). La Redazione

Acqua pubblica Reggio Emilia, presidio comitati dopo no del Pd: ‘Noi sgomberati’

“Ci siamo riuniti a centinaia per un confronto, ma il Comune ci ha impedito il diritto costituzionale alla libera manifestazione”. I comitati per l’acqua pubblica a Reggio Emilia attaccano l’amministrazione dopo il presidio di sabato 13 giugno: al termine del corteo per le vie del centro i manifestanti si sono accampati all’ingresso del Municipio e sono stati sgomberati intorno alle 23.30. Le forze dell’ordine sono intervenute per la mancanza di autorizzazione al campeggio in luogo pubblico.

Nei giorni scorsi la direzione provinciale del Partito democratico aveva bocciato il piano di passaggio alla gestione pubblica del servizio idrico a partire già dal prossimo anno, quando scade il contratto con la multiutility IrenPer questo motivo i manifestanti hanno annunciato che organizzeranno presidi permanenti nelle prossime ore e soprattutto in concomitanza al consiglio comunale di lunedì 15 giugno. “Dopo quattro anni di lavoro e trattative”, scrive in un comunicato il comitato per l’Acqua pubblica di Reggio Emilia, “in cui si è ribadita più volte la volontà di riportare la gestione dell’acqua in forma pubblica e partecipata, il Pd ha compiuto una vera e propria inversione di rotta in una riunione a porte chiuse e senza alcun coinvolgimento della cittadinanza. Le motivazioni sono basate su valutazioni economiche infondate e che non tengono in nessuno conto gli studi di fattibilità fatti in questi anni. Ribadiamo la necessità di compiere scelte politiche lungimiranti su questi temi, e di assumersene la responsabilità, e richiede con forza un confronto aperto, trasparente, democratico e basato su dati oggettivi e verificabili”.

‘Ndrangheta Brescello, prefetto nomina commissione d’accesso Comune. Il sindaco su boss disse “è educato”

Il prefetto di Reggio Emilia Raffaele Ruberto ha nominato la commissione per effettuare l’accesso nel comune di Brescello, paese dell’Emilia sulle rive del Po amministrato da una maggioranza di centrosinistra. Secondo la legge è il primo passo di una lunga procedura che deve valutare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale. E se queste fossero riscontrate ci sarebbe lo scioglimento per mafia, un caso, quest’ultimo, che finora non si è mai verificato in Emilia Romagna. Il paesino di Brescello, noto in tutto il mondo per la saga di don Camillo e Peppone, nell’ultimo anno era passato alle cronache per quelle parole del sindaco eletto con una lista appoggiata dal Pd, Marcello Coffrini, su un condannato per mafia e raccolte durante un documentario della web tv Cortocircuito: “Uno molto composto, educato che ha sempre vissuto a basso livello”, disse il sindaco riferendosi a Francesco Grande Aracri, da tempo a Brescello, condannato per associazione mafiosa e fratello di Nicolino, considerato capo della omonima cosca originaria di Cutro e attiva in Emilia.

Le parole di Coffrini rilasciate ai ragazzi della web tv dopo un breve incontro faccia a faccia con Francesco Grande Aracri (anche questo ripreso in video), diedero il via a molte critiche nei confronti dell’amministratore. Il consiglio comunale dopo qualche giorno gli votò la fiducia, ma la bufera intorno a Coffrini non si è mai placata. Qualche mese fa Claudio Fava, parlamentare e vice presidente della commissione Antimafia, chiese esplicitamente le sue dimissioni e mandò una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al prefetto di Reggio Emilia Ruberto chiedendo loro che intervenissero, disse Fava, per “valutare l’effettiva autonomia della amministrazione comunale da possibili ingerenze della criminalità organizzata”.

Ora la prefettura si muove. Il prefetto Ruberto, sulla base di un lavoro propedeutico di analisi che sarebbe stato supportato anche dalle forze di polizia, ha fatto richiesta al ministero dell’Interno che ha autorizzato la nomina della commissione d’accesso. Nel pomeriggio di mercoledì 10 giugno la commissione – formata da Adriana Cogode, viceprefetto di Reggio, da Giuseppe Zarcone, dirigente del servizio contabilità e gestione finanziaria della prefettura di Torino, e dal capitano dell’Arma Dario Campanella, comandante della compagnia di Castelnovo Monti, è andata in comune a Brescello per notificare il provvedimento al sindaco. Coffrini, dal canto suo, interpellato da ilfattoquotidiano.it per un commento alla notizia si è limitato a un breve comunicato stampa: “In data odierna è stata notificata al Comune di Brescello la nomina di Commissione di Indagine ai sensi dell’articolo 143, comma 2, del decreto legislativo 267 del 2000”. Poi il comunicato prosegue: “Il sindaco, come già dichiarato più volte in precedenza, accoglie favorevolmente l’iniziativa del Prefetto di Reggio Emilia, in quanto idonea a chiarire definitivamente la posizione del sottoscritto e dell’amministrazione che rappresenta. Si assicura sin d’ora la più ampia collaborazione ai membri della Commissione”. In passato Coffrini aveva spiegato di non avere nulla da temere da eventuali controlli: “Non sono mai stato sottoposto ad alcuna indagine giudiziaria per mafia, per il semplice motivo che non ce ne sono le ragioni. Ho fatto autocritica sul contenuto delle mie dichiarazioni, e ho ricevuto sul punto la fiducia del mio consiglio comunale”, aveva commentato a marzo scorso.

Acqua pubblica, dopo le promesse a Reggio Emilia il Pd pensa al passo indietro

La promessa era chiara ed era stata ribadita anche nell’ultima campagna elettorale: ripubblicizzare l’acqua per rispettare la volontà del referendum 2011. Ma nel giro di nemmeno un anno dalle ultime elezioni amministrative del 2014 a Reggio Emilia l’aria è cambiata e ora sindaci e partiti che avevano utilizzato l’acqua pubblica come bandiera nei programmi elettorali, rischiano di fare retromarcia, creando attriti e spaccature all’interno delle coalizioni di maggioranza.

Entro il 30 settembre 2015 infatti i Comuni della provincia reggiana saranno chiamati a decidere sul futuro della gestione del servizio idrico integrato che ora è in mano a Iren, la multiutility quotata in Borsa. Il contratto con la società, scaduto il 31 dicembre 2011, era stato prorogato per tre anni e in questo periodo gli enti avevano lavorato per intraprendere un percorso di ripubblicizzazione seguito dall’assessore provinciale Mirko Tutino, che oggi ha la delega nel Comune di Reggio Emilia. La strada per affidare il servizio a un ente di diritto pubblico sembrava insomma già spianata, con tanto di delibere e ordini del giorno approvati in consiglio, tanto che Reggio Emilia, al tempo guidata dall’attuale ministro Graziano Delrio, era stata indicata come modello virtuoso a livello italiano.

“Con due delibere nel 2012 e 2013 – ha spiegato Tutino a ilfattoquotidiano.it – l’assemblea dei sindaci aveva scelto la ripubblicizzazione e aveva dato mandato a me di coordinare il lavoro”. Ora che si avvicina la scadenza però, non tutti i sindaci sembrano essere convinti della scelta, e persino nel Comune di Reggio Emilia l’assessore all’Ambiente rischia di rimanere isolato dalla sua stessa maggioranza, che sembra spaccata sulla questione. Intanto è tornato all’attacco il comitato Acqua bene comune, che in questi quattro anni si è battuto per il rispetto dell’esito della consultazione referendaria. E a sostenere la ripubblicizzazione venerdì 29 maggio nella città emiliana debutterà anche il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini con la sua Coalizione sociale, che con il comitato Acqua bene comune parteciperà all’incontro “Ritorno al futuro. L’acqua torna pubblica” insieme a Corrado Oddi (Forum italiano movimenti per l’Acqua) e Riccardo Petrella (Università del Bene comune). “Il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi in campagna elettorale aveva presentato come impegno prioritario la ripubblicizzazione dell’acqua – ha chiarito Francesco Fantuzzi del comitato – E ora vuole fare marcia indietro”. Vecchi, primo cittadino Pd erede di Delrio, per ora non si è espresso, ma contattato da il fattoquotidiano.it, ha fatto sapere tramite il suo portavoce che aspetterà la prossima assemblea dei sindaci per parlare.

La decisione ora è in mano all’assemblea, che si riunirà ai primi di giugno. In quell’occasione Tutino esporrà una relazione in cui saranno illustrati numeri e prospettive dello studio di fattibilità sulla ripubblicizzazione dell’acqua. “L’argomento è complesso ed è normale che i Comuni vogliano avere chiarimenti per essere sicuri di non generare dei rischi – ha continuato Tutino – I numeri però dicono che ci sono le condizioni per proseguire”. La volontà del percorso di ripubblicizzazione era quella di mantenere un controllo del servizio e delle tariffe sul territorio, ma anche quella di veicolare gli investimenti dove necessario.

Il costo a carico dei Comuni per far passare la gestione dell’acqua a una società pubblica sarebbe pari al riscatto degli investimenti effettuati in questi anni da Iren sulle reti pubbliche, che ammonta a 102 milioni di euro. A questi si dovrebbero aggiungere 20 milioni di liquidità per avviare l’attività il primo anno. Costi che comunque sarebbero ripianati nel tempo con le tariffe. Ma proprio con la motivazione delle spese e di un ipotetico aumenti di tariffe per i cittadini, i Comuni hanno cominciato a fare marcia indietro, nonostante le cifre dell’operazione fossero state messe nero su bianco già prima delle ultime amministrative e delle promesse di ripubblicizzazione da campagna elettorale. “I politici che ora sono contrari dicono che così aumenteranno le tariffe – continua Fantuzzi del comitato Acqua – ma questo non è vero perché i costi per gli utenti negli ultimi otto anni sono già aumentati del 44 per cento, quindi peggio di così non potrebbe essere. La verità è che l’acqua è un settore di guadagno per Iren, che solo per il servizio idrico ha un fatturato che si aggira intorno ai 260 milioni con un netto di 75 milioni di euro”.

La partita è tutta politica e Reggio Emilia si trova di fronte a un bivio: rendere il servizio pubblico o indire una nuova gara per l’affidamento. Nel secondo caso il rischio è che il servizio, separato dal resto, possa finire da Iren a Mediterranea delle acque Spa, società genovese per la gestione del servizio idrico partecipata dalla stessa multiutility e da F2i, perdendo così ancora maggiormente il contatto con il territorio. C’è infine una terza possibilità che potrebbe essere la creazione di una società mista pubblico e privato. Una soluzione che però sarebbe comunque molto diversa dalla ripubblicizzazione che i cittadini stanno aspettando dal 2011.

Reggio Emilia, tre ex studenti cercano di bruciare la scuola e si firmano “Isis”

Per vendetta hanno cercato di dare fuoco alla loro ex scuola, l’Istituto Superiore ‘Gobetti’ di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, e attribuire la paternità del raid vandalico addirittura all’Isis. Protagonisti della vicenda tre ex studenti del plesso emiliano, un 20enne ed un 18enne di Casalgrande e un loro amico minorenne: i primi due sono stati arrestati e il terzo denunciato con l’accusa di concorso in danneggiamento aggravato. I tre, che hanno lasciato scritto su una lavagna ‘Isis tra di noi ripasseremo’, sono stati fermati dai Carabinieri – verso le 4 della notte tra sabato e domenica – nell’istituto scolastico, allertati dall’allarme scattato all’interno della struttura.

Gli ex studenti sono stati bloccati mentre cercavano di allontanarsi – una volta scattato l’allarme – dopo avere cosparso di benzina i banchi delle aule 18 e 19, con l’intento di appiccare il fuoco, lanciato mattoni contro le finestre, danneggiandole e scritto la rivendicazione terroristica alla lavagna. All’interno delle classi della scuola i militari hanno rinvenuto tre bottiglie in plastica contenenti residui di benzina e un accendino perso durante la fuga. Uno dei tre ragazzi fermati ha ammesso davanti agli uomini dell’Arma la sua responsabilità e quella dei suoi due amici. A spingerli al gesto il desiderio di vendetta nei confronti del preside e di alcuni insegnati ritenuti troppo severi quando loro frequentavano la scuola.

Reggio Emilia, Iren stacca acqua a chi non paga: ragazza offre doccia ai residenti

A.A.A. doccia calda offresi”. È con questo annuncio, lanciato su Facebook, che quasi un mese fa Khadija Lamami, una ragazza reggiana di origine marocchina, ha aperto le porte di casa sua ai residenti di via Turri, reggiani e immigrati, a cui Iren da oltre un mese e mezzo ha staccato le utenze. “Ho ricevuto tanto da questa città, da quando, oramai 33 anni fa, accolse me e la mia famiglia – ha scritto sul gruppo di Facebook, che in pochi giorni ha registrato oltre un centinaio di iscritti – Grazie al modo in cui sono stata accolta oggi sono una persona che vuole, che sente come suo dovere, restituire quanto ricevuto alla sua comunità”.

La pagina è stata aperta nel mese di aprile, dopo che 397 famiglie che abitano in zona stazione a Reggio Emilia si sono ritrovate senza acqua calda e riscaldamento a causa di morosità prorogate nel tempo. Dal 2008 al 2014 le bollette non pagate sono lievitate fino alla cifra di oltre 2 milioni di euro, al punto da costringere la multiutility Iren e il Comune a passare alle soluzioni drastiche. Dei dieci condomini da 50 appartamenti coinvolti, che contavano in tutto 522 utenze, solo due hanno deciso di accettare un accordo per un piano pluriennale di rientro dal debito. Per gli altri invece, circa 1200 persone, dopo un periodo di razionamento e terminata la stagione invernale, dal primo aprile 2015 l’amministrazione e Iren hanno deciso di bloccare tutte le utenze. A rimetterci però sono stati non solo gli inquilini morosi, perché trattandosi di impianti condominiali centralizzati, senza acqua e riscaldamento sono rimasti anche quelli che hanno sempre pagato le bollette.

Così, mentre un’intera strada si è ritrovata senza acqua calda e qualcuno ha cominciato a riorganizzarsi autonomamente con boiler indipendenti, nel quartiere e non solo è partita la corsa alla solidarietà. Khadija Lamami, 35enne arrivata da bambina a Reggio Emilia dal Marocco, pur non abitando vicino a via Turri, ha deciso di fare la sua parte, offrendo una doccia calda a chi ne avesse bisogno. “Spero che questo mio gesto serva a dimostrare che chi viene accolto bene, poi restituisce il bene – racconta al fattoquotidiano.it – Quando ho saputo dei distacchi, mi sono detta che questa non era la città che ha accolto me e la mia famiglia 33 anni fa, e ho deciso di fare qualcosa”. Nel giro di un mese il bagno della giovane impiegata è diventato un punto d’appoggio fondamentale per una donna e una coppia che risiedono nella zona dei distacchi, e come lei tanti altri hanno seguito l’esempio. “Quelli che hanno bisogno mi telefonano e vengono qui se non riescono ad andare da famigliari o amici – continua – Con altre persone ci siamo organizzati per essere di aiuto in questa situazione di disagio, anche se è il Comune che dovrebbe dare delle risposte diverse. Gli amministratori devono essere attenti ai loro doveri – aggiunge – La Reggio Emilia che ricordo da bambina è quella dove per ogni problema c’era come risposta un ‘ci penso io’, una mano tesa. Non so se i bambini che adesso vivono in via Turri da grandi potranno dire la stessa cosa. Il rischio è che tra dieci anni, di fronte a tutto ciò, scelgano la via della violenza e non della convivenza”.

Il Tavolo No Maxiutility aveva chiesto all’amministrazione una moratoria di un anno prima dei distacchi e soprattutto di non agire indiscriminatamente danneggiando coloro che hanno sempre pagato regolarmente, e di valutare anche le situazioni di insolvenza dovute alla crisi economica. “Iren elargisce disinvoltamente milioni di euro per manager e sponsorizzazioni – tuonava il comitato all’indomani dei distacchi – ma fa la voce grossa con chi soffre la crisi e chi ha già pagato, e ciò è intollerabile”. Il vicesindaco Matteo Sassi al quotidiano Prima Pagina ha spiegato che molte famiglie morose dopo il provvedimento di Iren stanno lasciando gli alloggi, sottolineando che forse stavano lì “perché veniva consentito loro di non pagare”. Per Khadija però, questa per il Comune non deve essere vista come una vittoria. “Sassi continua a non offrire risposte – ha spiegato la donna – L’azione del Comune e di Iren ha di fatto messo all’angolo coloro che hanno sempre pagato le utenze, chiedendo a loro di farsi carico del debito anche dei furbetti. Ciò ha penalizzato coloro che di fatto le regole le rispettano e sono alleati delle istituzioni”.

Festa dell’Unità Reggio Emilia, polemiche sul logo: “Ricorda il fascismo”

Una scritta su uno sfondo nero con una spiga e un aereo stilizzato. Il nuovo logo per la festa dell’Unità a Reggio Emilia fa discutere il Partito democratico in Emilia Romagna perché secondo alcuni richiama l’iconografia fascista. “Mi sa che quel logo va cambiato”, ha commentato su Twitter il sindaco Pd di Reggio Emilia Luca Vecchi. Il nuovo simbolo, con la scritta “FestaReggio” (il nome che da anni ha assunto la festa di partito reggiana) è sormontato da una spiga. Alla base c’è un aereo stilizzato che richiama il Campovolo, ovvero il luogo dove tradizionalmente si svolge la festa. Il tutto su uno sfondo nero. Una combinazione che ha creato numerose polemiche.

In occasione dell’annuncio del concerto dei Prodigy del 25 agosto prossimo, è stato presentato ufficialmente il logo, ma il dibattito ha oscurato l’annuncio del concerto. Il responsabile della festa, Paolo Cervi, ha spiegato che si tratta di un’iconografia versatile, tanto che, in tarda sera, la festa ha presentato lo stesso logo su sfondo rosso che gli dà tutta un’altra aria. E, lui che è un discendente dei sette fratelli Cervi, partigiani uccisi dai fascisti nel ’43, uno dei simboli della Resistenza italiana, ha liquidato le polemiche. “Simbolo fascista? Sono un Cervi, forse basta questo”.

Omicidio Montruccoli, arrestati in Germania i killer in fuga da due mesi

Due mesi di fuga, poi l’arresto in Germania. Fatmir Hykaj e Danjel Tufa, 26enni albanesi residenti a Modena e Sassuolo, si erano nascosti in un appartamento di Gronau-Leine nella Bassa Sassonia, quando sono stati trovati dalla polizia criminale di Hannover. Sono accusati di aver ucciso Marco Montruccoli, colpito con 14 coltellate il 2 febbraio scorso a Forche di Puianello (Reggio Emilia) e di aver ferito il fratello con due fendenti ai polmoni per una lite legata al narcotraffico.

Gli agenti tedeschi sono stati indirizzati in una palazzina in via Eitzumerweg grazie alle indagini svolte dai Carabinieri di Reggio Emilia, nell’ambito delle ricerche dei due latitanti, coordinate dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta Maria Rita Pantani. I militari hanno sequestrato una pistola, 1 chilogrammo di cocaina di eccellente qualità e due chilogrammi di marijuana, arrestando due persone e denunciandone altre due in stato di libertà. Dopo l’omicidio i due albanesi – individuati nel giro di 48 ore – erano fuggiti tentando, con l’aiuto di complici e parenti, di depistare le indagini fornendo false piste che li localizzavano inizialmente in Albania, poi in Olanda e infine di nuovo in Italia, dove hanno fatto ritrovare la macchina usata per la fuga subito dopo l’omicidio.

Invece, all’alba di ieri – dopo una latitanza di oltre due mesi – Hykaj e Tufa sono stati arrestati grazie al mandato di arresto europeo emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Emilia su richiesta del Pm reggiano. L’operazione tra i Carabinieri e la Polizia Criminale di Hannover è stata coordinata dal servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia ‘S.i.r.e.n.e’.