Ristoranti a Bologna, la Trattoria Serghei

Serghei è un’accogliente trattoria a conduzione familiare dal servizio rapido e garbato e l’atmosfera raccolta. Il piccolo ingresso, che ospita un bancone bar e un tavolino per due persone, conduce ad una saletta che conta 35 coperti. Il locale ha posti limitati quindi conviene prenotare con anticipo. Il menù, rigorosamente recitato, propone i piatti della vera cucina bolognese realizzati nel rispetto della tradizione e con particolare attenzione agli ingredienti: tortellini in brodo, gramigna con salsiccia, tagliatelle al ragù, lasagne, polpettone e lessi di gallina, lingua e manzo accompagnati da una gustosa salsa verde. Unica trasgressione: i tortelloni al gorgonzola, piatto introdotto negli anni ’70, quando vi era una gran ricerca di novità, che rappresentano ancora oggi un richiamo per la clientela fidelizzata. Tra i dessert, uno dei più richiesti è il dolce alla ricotta, una ricetta della nonna, preparata con ingredienti semplici e genuini. Unico segreto: la freschezza delle materie prime. I prezzi non sono modici, ma nemmeno esagerati se commisurati alla qualità delle materie prime utilizzate e all’accurata realizzazione dei piatti. Per un pasto completo si spendono circa € 40.

Originariamente Serghei era la stalla di un palazzo gentilizio appartenuto ai conti Piella, dalla cui omonima via si giunge alla Finestrella del Canale delle Moline, uno degli scorci più suggestivi di Bologna, noto anche come “la piccola Venezia”. In seguito viene adibita a sala di aspetto per le case chiuse del circondario. Quando, nel 1967, Sergio Pasotti, uomo creativo e carismatico, acquisisce il locale, lo trasforma in un luogo di ristoro dove gustare buon vino accompagnato da crescentine e baccalà fritti, piatti tipici del periodo.

“Una volta vennero i ballerini del Bolshoi ed espressero il desiderio di bere vodka. Mio padre, con qualche difficoltà, riuscì a procurargliela e fu così che frequentarono il locale per l’intera durata del loro soggiorno bolognese” ci spiega Saverio. Per gli artisti sovietici Sergio diventa Serghei, distorsione russa del nome, che gli piace a tal punto da chiamare così la sua locanda nel 1968, anno in cui diventa trattoria. In questo periodo Sergio commissiona ad artigiani toscani la realizzazione di pareti e arredo in legno su misura, elementi che ancora oggi, insieme alla selezionata esposizione di bottiglie accumulate negli anni, contribuiscono a mantenere la tipicità del locale e lo spirito del suo ideatore. Dopo la morte prematura di “Serghei”, i figli Saverio e Diana, desiderosi di preservare l’attività del padre, subentrano nella gestione del locale per affiancare la madre. “L’idea del ristorante è stata di mio padre ma la realizzazione di mia madre, una vera macchina da guerra.”

Infatti la signora Ida, entrata nella cucina del marito un po’ per caso, non se n’è più andata e ancora oggi, che ha 83 anni, lavora 14 ore al giorno e continua a preparare personalmente la sfoglia per la sua clientela. Il piatto forte della trattoria, le zucchine ripiene con polpette al sugo, lo prepara proprio lei.

Saverio, che cucina e serve ai tavoli, prepara personalmente il ragù e regala ai lettori de Il Fatto Quotidiano la sua personale versione.

RAGÙ ALLA BOLOGNESE


tre parti di manzo
una parte di maiale molto magro
durelli
pancetta
concentrato di pomodoro
latte
sedano e carota
olio, sale e pepe.

Si rosola nell’olio la pancetta tagliata a cubetti, poi si aggiungono sedano e carota tritati grossolanamente e, cosa davvero insolita, non si utilizza la cipolla. Nel soffritto di verdure si aggiunge prima il macinato, tre parti di manzo e una di maiale molto magro, poi i durelli e in seguito del latte. (Un tempo vi erano due scuole di pensiero: quella del latte e quella del vino, che indubbiamente è la più diffusa.) Quindi si aggiunge il concentrato di pomodoro e alla fine si regola di sale e pepe. Saverio lascia cuocere per almeno sei ore. La cucina, l’ubicazione, l’atmosfera e l’affabilità dei proprietari fanno di questa trattoria un piccolo angolo di vecchia Bologna.

Trattoria Serghei – Via Piella, 12 Telefono: 051 233533

Senzanome – E’ cucina

Il pittoresco ristorante è ubicato in una strada particolare per la sua storia: via Senzanome, questo toponimo ha una lunga storia. Anticamente era una via di bordelli e si chiamava Via Sfregatette. Durante una processione un cardinale si scandalizzò per il nome e la ribattezzò via Sozzo Nome, che col tempo diventò Senzanome.

Il ristorante è noto per essere una creazione dell’eclettico Cesare Marretti, famoso al grande pubblico grazie a “La Prova del Cuoco”, nota trasmissione di Rai Uno, è oggi uno degli chef più comunicativi sia televisivamente che per la capacità di spostare clienti da un locale a un altro. Infatti, fino ad alcuni anni fa era il Deus ex machina del ristorante del Golf Club di Castenaso e del Dandy di Minerbio, da inizio 2011, ha aperto anche “E’ cucina 24” al 4 Viale Masini Hotel, albergo di design nei pressi della stazione di Bologna, ovvero la ristorazione di qualità in versione full time (7-24) dal venerdì alla domenica.

Il Senzanome si sviluppa su 3 livelli: il piano interrato è il più particolare con un soffitto spiovente con pietra a vista coperto da plastica da imballo utilizzata come fossero veli, cappelliere di cartone rivisitate come lampadari, immagini psichedeliche proiettate sulle pareti (Venezia, due fumatori con in mezzo l’insegna “vietato fumare”), tavoli rustici in legno bianco e un pavimento che alterna parti di laminato ad altre di vetro.

Al piano terra e lungo le scale scritte a pennarello sui muri di fan e avventori “graffitari”, all’entrata, un’enorme gruccia appesa e una vasca da bagno piena di tappi di champagne. Il piano rialzato con cuscini appesi alle pareti è, al momento, la zona più sobria. Sottolineo al momento perché l’arredo viene rinnovato ogni mese per dare sfogo al continuo estro di Marretti.

La formula del menu, alla sera, è assolutamente particolare: giovani e scattanti camerieri chiedono se si preferisce un menu di carne o di pesce, entrambi composti da tre porzioni. Salvo particolari allergie o intolleranze alimentari, i piatti serviti sono, nella serata, solitamente uguali per tutti i commensali. Il menu cambia di giorno in giorno, in relazione alla disponibilità di materie prime che lo chef ha trovato al mercato, in modo tale da permettergli di cucinare sempre cibo freschissimo e di stagione. Si parte obbligatoriamente (chissà perché?) dall’antipasto e ad ogni portata viene chiesto se si vuole procedere con la successiva o fermarsi.

Soprattutto nel pesce le porzioni non sono abbondanti e minori rispetto al quantitativo di verdure, spezie o frutta, molto spesso le stesse utilizzate per i piatti di carne. In sostanza, è una cucina creativa, un teatro dei sapori che utilizza materie prime piuttosto semplici presentate con maestria e senso estetico.

Marretti è abile a cogliere i trend del momento ed è un ottimo interprete del gusto, pertanto nella forma soddisfa molti clienti, ma nella sostanza potrebbe lasciarne perplessi altri.

I piatti appaiono più elaborati nella loro enunciazione che nella preparazione: tartare di cernia con fragole crema finocchi erba cipollina e crema allo zenzero, caponata di astice con melanzane e zucchine servite su gazpacho di pomodoro fresco, filetto di orata scottato in padella con taccole e pere al vino rosso, arista di maiale in crosta di pane con taccole e pere al vino rosso, filetto di manzo con crema di finocchi erba cipollina e fragole o bocconcino di tacchino in crosta di mais serviti in ratatui di zucchine e melanzane e gazpacho di pomodoro fresco.

Le ceramiche esposte e gli stessi piatti in stile Mirò sono oggetti unici creati dallo stesso chef fiorentino. C’è un continum tra i piatti e il cibo contenuto: nella penombra potreste confondere una salsa con un tratto di colore impresso nella ceramica.

A pranzo c’è la formula “da 10 a 20” ossia: un primo a € 10, un secondo a € 15, primo + secondo a € 20, tutti comprensivi di dolce, caffè, un calice di vino e acqua. La scelta è limitata a un paio di piatti per portata ma le porzioni sono decisamente più generose della sera.

Osteria al 15

L’Osteria al 15 è situata in una viuzza, tra il Tribunale e Porta San Mamolo, nota all’inizio del ‘900 come strada dei casini, pare che anch’essa, in quel periodo, facesse parte di uno di questi “luoghi di svago per uomini” a basso costo.

Dal 1958 con la legge Merlin cambiò decisamente la destinazione d’uso mantenendo però il costo contenuto come osteria. Dal 1998, con l’ultima gestione, si è trasformata in trattoria restando però intatto lo spirito e l’estetica che caratterizza questi locali.

Entrando dopo aver suonato il campanello, si respira un atmosfera particolarmente calda e accogliente, caratterizzata da un soffitto costellato da pagine di vecchi giornali come carta da parati; ai muri foto in bianco e nero di strade bolognesi dei primi decenni del ‘900, pentole, imbuti e tegami in rame, in modo diffuso una collezione rappresentante gufi, scaramanticamente adottata dai gestori contro la sfortuna, un antico tariffario incorniciato delle case chiuse e un’affettatrice rossa di antica data della Berkel, vero e proprio oggetto di culto.

I tavoli in legno sono apparecchiati con le tovaglie a quadri delle antiche trattorie, con sopra tovagliette americane rappresentanti il gioco dell’oca. Il locale è composto da due ambienti con una capienza di 70-80 posti: una piccola saletta per non più di 16 coperti separata, dalla sala principale, da un cancello aperto in ferro battuto.

Luce soffusa e un brano anni ’80 di Phil Collins in sottofondo si amalgama con il vociare degli avventori, pur essendo un tranquillo Lunedì sera.

Il menu fedele a sé stesso, è elencato a voce dai gestori, pertanto se avete qualche indecisione o volete vedere i prezzi, è consigliabile un’occhiata alla bacheca all’entrata.

Il rapporto qualità/ prezzo è tra i migliori del centro di Bologna: un pasto va dai 20 ai 40 euro.

Gli antipasti vanno da € 5 a € 7 per lo sformatino di verdure, salumi o formaggi. I primi piatti da € 7 a 8 per le lasagne, tagliatelle, tortellini (solo alla panna), tortelloni tradizionali o ottimi tortelloni ai carciofi che per grandezza appaiono tortellacci, con mascarpone al posto di ricotta e spinaci, leggeri al palato.

I secondi, di buon livello, variano dai 7 ai 10 euro: tomini, scaloppine, nodino o stinco di maiale, straccetti o tagliata di manzo o un saporito arrosto alla birra con funghi e patate. In alternativa crescentine fritte o tigelle con salumi, formaggi e sottaceti.

Per chiudere contorni dai 3 ai 5 € e dolci di produzione propria, da segnalare la mattonella al cioccolato con zabaione e mascarpone, a 3 euro. Al posto del pane viene servita una buona crescenta al forno con ciccioli mentre l’acqua è servita in bottiglie in vetro lavorato. Il vino sfuso: rosso di Montepulciano, Sangiovese, bianco Pignoletto e Bianco del Sillaro, oppure in bottiglia tre vitigni di bianchi campani e dieci rossi della zona bolognese.

Osteria Broccaindosso

Situata in una traversa di Strada Maggiore, l’Osteria Broccaindosso è rinomata per i suoi antipasti misti e per i suoi dolci. Il portone d’entrata di legno, solitamente chiuso, vi farà entrare in un locale con tavoloni di legno, luce soffusa e pareti scure. Un ambiente rustico ma familiare, come le vecchie osterie di una volta accompagnato dalla gentilezza dei proprietari. Non esiste un menù, né carta dei vini, ma i camerieri sapranno indicarvi i piatti del giorno, come le tagliatelle alla bolognese o gli gnocchetti di zucca con speck. Ma non fatevi tentare dall’idea di riempirvi con primi e secondi, comunque ottimi, perché il piatto forte dell’Osteria sono gli antipasti e i dolci, serviti a volontà. Torte, crostate, mousse, cioccolato fuso da spalmare con un mestolo, frappole,croissant, crème caramel,salame al cioccolato, bignè e soprattutto l’irresistibile mascarpone.

Una varietà completa di dolci tutti a vostra disposizione, per mangiarne quanti ne volete, in quanto l’ordine del buffet ha un prezzo fisso di 12 euro. Un’osteria-pasticceria, quindi, dove è possibile andare anche in tarda serata anche solo per un dolce. Il luogo ideale per una serata con gli amici di sempre, con un giusto rapporto qualità prezzo. Ma non pensate di trovare subito un tavolo disponibile. La prenotazione, soprattutto per gruppi, è necessaria. Quasi obbligatoria.




Il Posto

Creatività e ricerca. Arte e palato. Ecco gli ingredienti de Il Posto. Noto dagli anni ’50 come Osteria della Chiesa, storico locale bolognese, Il Posto ha aperto i battenti nell’ottobre 2008con una nuova giovanissima gestione, che fin da subito ha affiancato le proposte gastronomiche alle più diverse espressioni artistiche.

Il menù è ricco di piatti di terra e di mare, nati dall’incontro tra l’estro dello chef Gennaro Di Pace e i prodotti stagionali. Tutto quello che oggi il Posto mette in tavola è il risultato di un percorso di ricerca e maturazione, ma anche di ascolto delle richieste dei clienti. Ricette originali e sempre coloratissime, in un ambiente informale e rilassante, a pochi passi dal centro di Bologna, nel cuore del quartiere San Vitale. E non solo. Il Posto affianca alla cucina serate con ospiti appartenenti ai diversi ambiti del mondo culturale, dallo scrittore al cantante, dal giornalista al musicista, dal regista all’attore, offrendosi come luogo da vivere e conoscere oltre la sfera conviviale. Musica d’autore, jazz di qualità, presentazione di libri e film, mostre e installazioni d’arte: occasioni di cultura, svago e divertimento, lontane dalle forme omologate delle manifestazioni di spettacolo e più vicine, invece, a situazioni di casalinga intimità.

Il Posto

Cucina ed Eventuali

Via Massarenti, 37

40138 Bologna

T 051.307852 – 331.2286996

Orari: Martedì – Domenica20-23.30 (da maggio a settembre chiuso la domenica)

Taverna dei Lords

La Taverna dei Lords, a pochi passi dalla centralissima Via Ugo Bassi, dal Gennaio 2005 ha riaperto i battenti. Qualcuno ricorderà questo ristorante, con il medesimo nome, nei primi anni ’90; altri come osteria Duchamp verso la fine del millennio. Con l’ultima gestione è tornata alla sua vocazione originale di ristorante mantenendone quasi immutata l’estetica: ambientazione rustica ed accogliente con travature, arcate e arredi in legno massiccio, luci soffuse e un sottofondo musicale rilassante.

Si caratterizza per una cucina sempre attuale e ricca di prodotti di ottima qualità, senza trascurare i piatti tipici della tradizione. Lo spirito é quello di una ricerca d’autenticità dei sapori perduti, con l’elaborazione di una carta che cambia stagionalmente e qualche volta osa, cercando di sorprendere con connubi di materie prime molto diverse tra loro.
La ricerca, dei piatti è sempre in un moto perpetuo, con dei risultati talvolta “insoliti”, che possano “sedurre” i più diversi palati.
Alla carta si incomincia con antipasti da € 9,50 a € 12,50 a base di salumi, squacquerone e crescentine, per poi passare a ottimi primi piatti con pasta fatta in casa da € 10 a € 12,50 tortellini in brodo, tagliatelle al ragù, lasagne al forno, strette (tagliatelle sottili) al ragù di prosciutto, tortelli di patate con guanciale e aceto balsamico, tortelloni di ricotta con burro e pomodoro.
Tra le pietanze si segnalano la tipica cotoletta alla bolognese, lo spiedo dei Lords, la tagliata di manzo con indivia e mosto cotto, la grigliata di verdure e tomino.

Per concludere l’apocalisse di dessert, un vero e proprio finale con il botto, per i più golosi e per i meno schizzinosi: arrivano al tavolo 4-5 portate di dolci diversi da potersi servire a piacimento.

Qualora si desiderassero porzioni e prezzi praticamente dimezzati ci sono (per ordini da due persone in su) i menu degustazione da € 20 (antipasto misto, bis di primi e apocalisse di dessert), da € 25 (a scelta antipasto misto o bis di primi, secondo con contorno e apocalisse di dessert), da € 30 (antipasto misto, bis di primi, secondo con contorno e apocalisse di dessert).

La scelta dei vini è vastissima: oltre 200 etichette da € 13,50 in su provenienti da tutte le regioni d’Italia.

L’accoglienza di Andrea, il cameriere, è certamente di quelle che non lascia indifferenti: o ti colpisce per la sua simpatia e disponibilità o la sua loquacità e ironia potrebbe, talvolta, infastidire.
Il locale con i suoi 120 coperti, con capienza massima fino a 180 è uno dei più adatti, nel centro storico, per ospitare gruppi numerosi, cerimonie ed eventi aziendali. Purtroppo in estate non è possibile godere di uno spazio all’aperto, ma all’interno l’impianto d’aria condizionata garantisce un pasto in un clima confortevole.

Taverna dei Lords

via Nazario Sauro 12/B – Bologna
Tel. 051 221043
Chiuso: Domenica: Giugno- Luglio- Agosto. Martedì: da Settembre a Maggio. Escluso fiere e grandi gruppi su prenotazione.
Orario:
12,30-15,00 e 19,30-23
Parcheggio: convenzionato con il Garage San Giorgio in Via San Giorgio 7

Trattoria Tony

Dal 1968 la famiglia Zuppiroli propone una cucina all’insegna della tradizione bolognese, più classica e genuina. Se avete voglia di scoprire come sia la vera cucina bolognese, questo è il posto che fa per voi. E poi i titolari e i camerieri sono gentili, cosa sempre più rara, e il rapporto qualità/prezzo ottimo. Che dire di più? Il locale è molto accogliente, il numero di tavoli è dimensionato con gli spazi disponibili. Questo fa si che si possa avere una conversazione ad un normale tono di voce (anche con più commensali). Da provare in primavera, con i tavolini all’aperto.

La ricerca accurata degli ingredienti e l’esecuzione rigorosa delle antiche ricette, fanno ritrovare da Tony i sapori della memoria. I sapori delle nostre mamme e delle nostre nonne, gelosamente custoditi e riproposti giorno dopo giorno nel cuore di Bologna. Atmosfera e sapori per tramandare storia e tradizioni e per far sentire chi entra nella casa di Tony come a casa propria.

Ottimo l’antipastino di mortadella, poi i primi a scelta tra lasagne, tagliatelle, tortellini. Per secondi cotolette (alla bolognese), spezzatino, agnello, il mitico bollito (vi servono anche la lingua). Dessert classici, zuppa inglese, creme caramel. E’ tutto fatto in casa. Artigianale.

Un’ottima carta dei vini potrà accompagnare il menù, accontentando anche i palati più esigenti.

Trattoria Tony

via Righi 1/b

Bologna

Telefono 051 232852

Chiuso la domenica e il lunedì

Trattoria da Vito

Difficile, per chi passa da Bologna, non fare una tappa da Vito. E’ una delle osterie di fuori porta storiche, via Mario Musolesi, angolo via Paolo Fabbri. Negli anni Settanta e Ottanta Vito è stata la mensa di Francesco Guccini e tutta quella Bologna della cultura che si portava appresso. A quei tempi, tra i tavoli, c’era lui, Vito Pagani, un personaggio in quela Bologna che non c’è più. Guccini, Lucio Dalla, Ron, Stefano Bonaga, Andrea Mingardi, Red Ronnie, avevano il tavolo prenotato tutte le sere. E poi le incursioni degli “ospiti”, come Fabrizio De André che una sera uscì da solo con troppo alcol in circolo e si schiantò con la sua 2CV dopo poche decine di metri.
Oggi quella Bologna non esiste più, non c’è più Vito che, purtroppo, se n’è andato, ma ha lasciato nelle solide mani del figlio la sua osteria. E in una città che cambia, Vito resta una certezza. I soliti piatti, il vino nelle bottiglie da due litri, la solita atmosfera di famiglia. I piatti? Un consiglio: gli spaghetti alla carbonara. Andate a Roma o dove volete voi, ma la carbonara di Vito è insuperabile. Ottimi gli antipasti della casa, fatti da affettati e formaggi serviti con un croissant.
Diciamo una cosa: Vito non è adatto per cene a lume di candela o le colazioni di lavoro. Il locale è sempre affollato e si va per fare baldoria. L’ambiente rustico, i camerieri svogliati per contratto, ma attenti e professionali, sembra che ti facciano un piacere a darti da mangiare. I prezzi? Sono tra i più bassi di Bologna, considerando che si mangia sempre roba fresca e buona. Provatelo. Scordatevi di trovare però la Bologna di allora – con Guccini poi che si è ritirato in montagna, a Pavana – ma vi assicuriamo che l’atmosfera è sempre la stessa.
Trattoria da Vito
Via Musolesi, 9, 40100 Bologna
051 – 349809
Si mangia fino a mezzanotte, ma non accettano prenotazioni

Banco del vino

Il Banco del Vino, aperto negli ultimi mesi del 2010, è uno tra i più recenti e interessanti locali di Bologna. Situato nel cuore della zona universitaria, a primo acchito sembra un’osteria e pizzeria, ma ad uno sguardo più attento si rivela anche una bottega con prodotti enogastronomici da asporto.
L’idea “Banco del vino” nasce dalla lunga esperienza di rappresentanza per piccole aziende dei titolari Manuel e Maurizio. Dopo degustazioni e dimostrazioni enogastronomiche “abbiamo coronato un sogno, aprire un locale d’assaggi dove degustare tutti i migliori prodotti scoperti e conosciuti negli anni, una sorta di showroom per le aziende che riteniamo migliori”.
Passando lungo via Mentana si scorgono l’insegna e lavagnette appese in vetrina che riportano il locale a uno stile retrò ed essenziale.
Appropinquandosi all’interno, costituito da due ambienti per 30-35 coperti, si notano subito tavoloni in legno da 6-8 posti, uno di questi con seduta a sgabello, concepiti per una condivisione degli spazi con altri avventori. Come nelle storiche osterie, i tavoli sono apparecchiati con la carta gialla delle botteghe di un tempo.
All’entrata un mobile di modernariato in legno con cassetti, creativamente rivisitato come bancone per la birra alla spina con catino incastonato per la ghiacciaia di vini e spumanti consumati al calice.
A fianco un forno a gas in pietra refrattaria per la cottura delle pizze con una capacità termica persino superiore ai classici forni a legna.
L’arredo è completato da alcuni oggetti che potrebbero trovare una loro naturale collocazione in una cantina vitinicola o in una cucina di campagna: una credenza dall’aria solida che conferisce calore all’ambiente, una barrique e scaffali per esporre bottiglie di vino e oli pregiati.
Al centro della sala, appesi a una sbarra, pentole e taglieri si alternano a salami e prosciutti come una sorta di Jamonerie spagnola. Proprio i salumi, dal salame di Felino al culatello di Zibello, sono punti d’eccellenza della bottega. Qui, insaccati e formaggi sia che vengano consumati al tavolo in invitanti taglieri sia da asporto, si vendono all’etto per offrire la massima trasparenza ai clienti.
La pizza classica (dai 6 euro della margherita ai 9 euro di quella ai porcini e al formaggio di fossa), light con il 50% di impasto in meno o servita in taglieri per due persone (dai 12 ai 18 euro) è una vera e propria cultura. “La pizza è un alimento completo che va rispettato” spiega Manuel “deve essere ben fatta, con la mozzarella di bufala e ben studiata per migliorarne tutti i suoi ingredienti”. Un consiglio? Non vi perdete i grissini con pasta di pizza e origano.
I vini, dai 4 ai 5 euro al calice, provengono da 12 aziende vinicole: Prosecco millesimato, Franciacorta, Chardonnay Riserva, Pecorino, Barbera d’Alba superiore, Cabernet o Spritz rigorosamente con prosecco Millesimato. Per gli amanti della birra bianca si segnala un’ottima Weiss. Per concludere il digestivo “Calidrino”, specialità di Manuel, ovviamente a base di Cynar.
Se cercate, quindi, un locale con un concept esteticamente fresco, che privilegia la qualità dei prodotti, gestito informalmente ma con una cultura enogastronomica maturata negli anni, questo è il luogo giusto dove trascorrere una serata con amici, un pranzo veloce o anche solo un calice di vino per l’aperitivo.

Osteria del Sole

A pochi passi da Piazza Maggiore, in un vicolo della zona del Quadrilatero, tra le botteghe del mercato ortofrutticolo, è situata la più antica (1465) e caratteristica osteria di Bologna.

Per chi si appresta a varcarne la soglia l’entrata appare alquanto arcaica, con la sua porta a vetri cigolante e la perentoria insegna “vino”, ma vale la pena entrare perché l’ambiente emana un’atmosfera da antica osteria fiamminga, tipica di un quadro di Brueghel. Questo è uno dei pochi locali della città sfuggito all’omologazione commerciale. L’interno è un vero e proprio viaggio nel tempo: il soffitto, seppur imbiancato, lascia trasparire l’ingiallimento causato, nei decenni, da accaniti fumatori; le pareti sono tappezzate di foto in bianco e nero di clienti e personaggi che testimoniano il passaggio in questo tempio di Bacco. Il legno di vecchie casse di vino e whisky è stato riutilizzato a mo di poggia schiena per le panche e come rivestimento per il bancone. In fondo al locale si scorge, in una nicchia appartata, la saletta dedicata all’ex rettore dell’Università di Bologna Fabio Roversi Monaco, separata, dal resto della sala, da un basso muretto e da una porta in stile saloon. A fianco del bancone si accede a un piccolo cortile interno: una targa ci indica che siamo entrati in “Piazza Fabio Testoni (musicista bevente)” meglio conosciuto come Dandy Bestia chitarrista del gruppo rock demenziale Skiantos, ancora oggi assiduo avventore.

Dal 2009 la gestione è stata rilevata dai figli dello storico oste Luciano Spolaore, Chiara e Nicola che hanno saputo lasciare immutato lo spirito dell’osteria, grazie anche all’acquisto dei muri da parte della Fondazione Carisbo e all’iscrizione al registro delle antiche botteghe storiche. E’ ancora uno dei pochi posti frequentato da una clientela eterogenea: personaggi del cinema, del teatro, dell’arte si alternano a studenti e anziani che, oggi come un tempo, si ritrovano per una briscola o un tresette pomeridiano. Tutte le sere verso l’ora di chiusura Stefano (marito di Chiara) si aggira per il locale con una campanella che, i novizi avventori, scambiano erroneamente per il segnale tipico dei pub anglosassoni ossia la chiamata per l’ultima bevuta. In realtà si tratta dell’invito a uscire per la fittizia ora di chiusura che, per fortuna, solitamente si protrae per anche un’ora.

L’osteria si caratterizza per qualcosa di unico nel suo genere: serve solo il “nettare degli dei”, champagne, birra e alcuni distillati mentre il cibo, che si consuma sui suoi vecchi tavolacci, viene acquistato nelle botteghe dell’adiacente Mercato di Mezzo e consumato al cartoccio.

Rimane anche una delle poche osterie dove ancora poter bere e socializzare,consumando un calice al bancone a prezzi onestissimi per la realtà bolognese: € 2 – 2,50 il bicchiere di vino; € 2,50 la birra in bottiglia.

Queste caratteristiche oltre ad essere naturalmente apprezzate da numerosi studenti la rendono luogo amato e frequentato da numerosi impiegati e professionisti durante informali pause pranzo.

I vini e le etichette sono una delle poche cose mutate nel tempo: non più Albana e Trebbiano mosso delle colline romagnole ma vini bianchi come Sauvignon, Friulano, Pinot Grigio e vini rossi come Chianti, Sangiovese, Lambrusco, Cabernet Franc, Barbera d’Asti. Per le occasioni più importanti si possono degustare gli champagne Louis Roeder, Cristal, Ruinart, mentre per coloro che preferiscono la birra si ritorna in Italia con la triestina Theresianer e la biellese Menabrea.

Vicolo Ranocchi 1/d – Bologna
Per prenotazioni: 347 9680171
Orari: dal lunedì al giovedì: h. 10:30 – 21:00; Venerdì e sabato: h. 10:30 – 22:00.
Chiuso la domenica