È stato accusato di aver finanziato e guidato tutte le guerre, i colpi di Stato e le rivoluzioni degli ultimi 25 anni, di essere stato tra i principali artefici della caduta dell’Unione Sovietica, di aver messo in ginocchio intere economie grazie alle sue speculazioni finanziarie e di continuare, ancora oggi, a destabilizzare i governi a lui avversi attraverso la sua fitta rete di organizzazioni e agenti. George Soros, nato György Schwartz da una famiglia di ebrei ungheresi e naturalizzato americano, per molti è solo un imprenditore, filantropo e speculatore finanziario, per altri, soprattutto quelli legati all’ala conservatrice americana o ai partiti nazionalisti europei, è l’uomo che, rimanendo nell’ombra, muove i fili di ogni grande evento mondiale. E questa sua avversione per i governi nazionalisti potrebbe essere la principale causa che ha portato all’approvazione dell’ultima legge ungherese sull’Istruzione che rischia di far chiudere la sua Central European University (Ceu) e alla campagna mediatica lanciata contro di lui dal governo de Premier, Viktor Orbán.

L’ambiguità dell’uomo d’affari di origini ungheresi, la sua attività da lobbista e l’enorme disponibilità economica, stimata da Forbes in 25,2 miliardi di dollari e che lo inserisce nella lista dei 30 uomini più ricchi del mondo, sono sotto gli occhi di tutti. Sta di fatto che, di tutte le accuse che gli sono state mosse, solo poche hanno trovato riscontri nelle aule di tribunale (è stato condannato nel 2006 per insider trading da un tribunale francese), mentre altre sono venute alla luce solo grazie a dichiarazioni dello stesso Soros durante qualche intervista. I suoi detrattori si chiedono da dove provenga tutta la fortuna che ha accumulato, nonostante sia stato protagonista di gigantesche speculazioni finanziarie, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “colui che ha messo in ginocchio la Banca d’Inghilterra” a causa di un’operazione che portò alla svalutazione della Sterlina. Oggi, 87enne, presiede fondi d’investimento come il Quantum Fund e la Open Society Foundations (Osf), una fondazione che si occupa di finanziare progetti sociali per lo sviluppo e la salvaguardia dei diritti umani, tra i quali Human Rights Watch e Amnesty International.

La fuga dal nazismo, le speculazioni finanziarie e i soldi ai movimenti anticomunisti
Il cognome Soros nasce dall’esigenza di mascherare le origini ebraiche della famiglia durante l’occupazione nazista dell’Ungheria. E proprio in quegli anni, il 14enne György è riuscito a ottenere un documento falso nel quale risultava che il suo padrino si occupava della confisca dei terreni di proprietà delle famiglie ebree. György lo accompagnava e alle accuse di essere stato un piccolo Kapo risponderà molti anni dopo, nel 1998, ai microfoni di 60 Minutes, celebre talk-show americano: “Ero solo un bambino, non capivo quello che stava succedendo, per questo non mi sento in colpa […] Non facevo niente, accompagnavo e basta”.

La fuga dal Paese natale arriva però pochi anni dopo, nell’Ungheria sovietica del 1947, evento che influenzerà le idee politiche del magnate, da sempre anticomunista e convinto liberale e democratico. La meta è l’Inghilterra ed è lì che Soros entra nel mondo della finanza, fino a fondare, nel 1969, il suo fondo d’investimento Quantum Fund. Con la crescita delle ricchezze personali e il coinvolgimento con gli alti livelli della finanza mondiale, iniziano le prime voci sulle operazioni segrete attribuite al miliardario. E la prima vittima sarebbe proprio il suo nemico storico: l’Unione Sovietica.

Dall’inizio degli anni ‘80, riporta la stampa internazionale, Soros avrebbe finanziato con milioni di dollari le organizzazioni democratiche dell’ex blocco sovietico, così da minare le basi di una già fragile Urss e favorire l’ascesa dei movimenti anticomunisti. È così che i soldi del miliardario americano sarebbero finiti nella casse di Solidarność, in Polonia, finanziato in funzione anticomunista anche dal Vaticano, e di Charta 77 in Cecoslovacchia. I finanziamenti sono continuati anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, negli anni 2000, per questo il magnate è considerato un nemico dal Presidente russo, Vladimir Putin, che ha fatto dichiarare come “indesiderate” alcune ong da lui finanziate, a lui direttamente collegate o con le quali ha collaborato: Amnesty International, Media Development Investment Fund, International Republican Institute (Iri) e, ovviamente, la Open Society Foundation. Soros viene accusato, si legge in un articolo del New York Times del 2004, di aver finanziato i movimenti anticomunisti durante la Rivoluzione delle Rose del 2003, in Georgia, e la successiva presidenza di Mikheil Saak’ashvili.

Parallelamente, Soros aumentava la propria ricchezza e la propria notorietà continuando a imporsi nel mondo della finanza mondiale. Fino a finire sulla bocca di tutto il mondo per essere stato il principale architetto del Mercoledì Nero del 16 settembre 1992, quando con un’operazione di speculazione finanziaria provocò il crollo della Sterlina inglese e della Lira italiana, tanto da costringerle a uscire dal Sistema Monetario Europeo (Sme) e portando nelle casse del magnate oltre 1 miliardo di dollari.

Le mail hackerate: “Regista di tutti gli eventi mondiali degli ultimi 25 anni”
Da sempre sostenitore delle amministrazioni democratiche americane, per le quali ha stanziato milioni di dollari di finanziamenti, Soros è invece fortemente critico nei confronti dei rappresentanti repubblicani, che spesso ricambiano, soprattutto dell’ex Presidente George W. Bush e dell’attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

Più volte il fronte repubblicano lo ha accusato di ordire complotti per destabilizzare governi e Paesi contrari alla sua visione politica, o semplicemente per trarne un vantaggio economico e favorire le proprie speculazioni finanziarie. Ma queste voci hanno occupato le prime pagine dei giornali quando, nell’agosto del 2016, vengono diffuse da Dc Leaks le mail hackerate della Open Society Foundations. Il gruppo di pirati informatici scrive nel proprio comunicato che “George Soros guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni”. Dalle mail emergerebbero la sua azione per favorire e orientare i flussi migratori mondiali, i finanziamenti in favore di candidati democratici americani come Hillary Clinton, l’influenza economica sui movimenti pro-Ue, l’ingerenza sulle proteste di Maidan in Ucraina e il finanziamento del gruppo femminista e anti-Putin Pussy Riot.

Soros-Orban, amici-nemici
La cosiddetta “Legge Soros” approvata dal Parlamento ungherese e la campagna contro il miliardario iniziata a luglio sono quindi solo le ultime pagine della lotta tra il magnate americano e i governi nazionalisti e filorussi europei. L’eventuale, e probabile, chiusura dell’università finanziata dall’imprenditore ebreo fa parte del progetto politico del governo di Viktor Orbán di eliminare o allontanare il più possibile le opposizioni interne all’esecutivo. Progetto nel quale si collocano anche le leggi restrittive nei confronti dei media, nel 2011, e i piani per estromettere proprio le ong di Soros, considerate le responsabili del flusso di immigrati arrivati nel Paese nel 2015. “Il clima che si respirava nell’università era di libertà accademica assoluta – racconta a Ilfattoquotidiano.it Betty Ferrari, ex studentessa e ricercatrice della Ceu – dove tutte le opinioni erano ben accette. E ho conosciuto molti studenti e docenti che non erano sicuramente dei pericolosi sovversivi come li vede il governo ungherese. A livello di ricerca accademica è però un’università che si occupa di diritti umani, di diseguaglianze, di diritto costituzionale, che è critica del nazionalismo. Ѐ un posto dove si offrono generose borse di studio a studenti di origine rom, che così possono accedere a un’istruzione che non potrebbero altrimenti permettersi, o dove si offrono gratuitamente corsi per i rifugiati arrivati in Ungheria”. Un principio di accesso all’istruzione che ha permesso allo stesso Orbán di usufruire di una borsa di studio a Oxford finanziata dal miliardario statunitense nel 1989, quando ancora i due non erano nemici. Come non lo erano quando l’attuale premier ungherese militava nell’anticomunista e liberale Alleanza dei Giovani Democratici, embrione di Fidesz e anch’essa finanziata da George Soros.

Twitter: @GianniRosini