Quasi 3 milioni di euro di multe per i vertici della Banca Popolare dell’Etruria, ora in liquidazione. E 120mila euro di questi sono a carico di Pier Luigi Boschi, ex vice presidente dell’istituto di credito e padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena. È quanto emerge dalle quattro delibere della commissione di Consob, comunicate al termine del processo di notifica, che confermano quanto aveva anticipato Il Fatto Quotidiano lo scorso 2 giugno.

Per papà Boschi era già stato sanzionato da Banca d’Italia nel 2014 “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”. Le sanzioni pari a 2,76 milioni di euro nei confronti di 33 consiglieri e dirigenti riguardano – come aveva spiegato Il Fatto -l’articolo 114 del Testo unico della finanza, che dispone che le società quotate diano tempestiva comunicazione al pubblico delle informazioni privilegiate.

A vari esponenti aziendali si contestano poi violazioni dell’articolo 94 che prevede che i prospetti informativi forniscano “in forma facilmente analizzabile e comprensibile”, ricorda la delibera Consob, tutte le informazioni “necessarie affinché gli investitori possano pervenire ad un fondato giudizio” sulla situazione patrimoniale, finanziaria e sui risultati economici e le prospettive dell’emittente, sui prodotti finanziari e relativi diritti. Il focus qui è su vari documenti o supplementi in prospetti pubblicati dall’Etruria nel maggio 2012, nell’aprile, giugno e dicembre 2013. Questa delibera vede tra l’altro sanzioni all’ex presidente Fornasari per 70mila euro, a Boschi per 40 mila euro e riguarda nel complesso 23 persone.

Centodieci milioni di subordinate perse dai risparmiatori che hanno poi presentato esposti per truffa nei confronti della banca lamentando di non essere stati adeguatamente informati sui rischi reali. Ed è proprio sulle carenze del prospetto informativo diffuso da Etruria che Consob ha emesso le sanzioni: la vecchia popolare, secondo l’autorità di vigilanza, non ha inserito nel prospetto informativo il corretto livello di rischio delle obbligazioni vendendole come prodotti comuni anche al mercato retail più debole – piccoli risparmiatori – che avrebbero dovuto invece esserne esclusi.