I valdesi sono più avanti dei cattolici? Il Sinodo di questa chiesa protestante si avvia, infatti, ad approvare aperture storiche alle coppie di fatto, comprese quelle omosessuali. Il testo non è stato ancora votato, ma già dalla discussione è emerso un chiaro orientamento di valdesi e metodisti a riconoscere la pluralità dei modelli di famiglia presenti nella società attuale. Un riconoscimento ecclesiastico attraverso la benedizione di unioni civili con l’impegno, inoltre, a proseguire in questa direzione affinché i diritti su questi temi possano essere notevolmente ampliati.

Qualcuno si strapperà le vesti davanti a un’apertura così importante da parte di una confessione cristiana. Eppure, è proprio su questo punto che si è letteralmente spaccata la Chiesa cattolica nel primo dei due Sinodi dei vescovi sulla famiglia, quello del 2014, voluto da papa Francesco. Nel documento intermedio di quell’assemblea, infatti, erano contenute aperture impensabili per la Chiesa cattolica: “Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners”.

Parole che subito infuocarono il dibattito dei vescovi, tanto che lo stesso relatore generale del Sinodo, il cardinale di Budapest Péter Erdö, che in aula aveva letto quel testo davanti al Papa e ai confratelli, ne prese subito le distanze in conferenza stampa attribuendone la paternità al vescovo teologo Bruno Forte. Il dietrofront in merito alle coppie gay si registrò immediatamente tanto che nel documento finale del Sinodo del 2014 l’argomento divenne tabù.

L’anno successivo, il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa, allora in servizio presso la Congregazione della dottrina della fede, fatto alla vigilia dell’inizio della seconda assemblea dei vescovi sulla famiglia, chiuse ogni discussione sui gay prima ancora che il dibattito fosse aperto. Nel documento finale, infatti, la comunione, seppure caso per caso, per i divorziati risposati fu approvata per soli due voti, mentre sugli omosessuali non ci fu nessuna apertura.

“Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale – affermarono i padri sinodali – la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale”.

Sui matrimoni gay “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

Posizione ripresa integralmente da papa Francesco nell’esortazione apostolica Amoris laetitia. “Con i padri sinodali – scrive Bergoglio – ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza”. I valdesi, invece, hanno avuto quel coraggio che ai cattolici, almeno fino a oggi, è mancato.