Altra proposta editoriale, la sesta. Lo scrissi già quando, qui, su questo blog, proposi i Manoscritti nel cassetto e lo ribadisco ora. Farsi leggere dagli editori, si sa, è un’impresa ardua. Basta entrare in una casa editrice piccolo-media, magari con sei o sette dipendenti, per rendersi conto che – tra correzioni di bozze, editing, promozioni dei libri usciti, telefonate di agenti e autori e promotori – manca il tempo per tutto. Prima o poi – si spera (io spero, quando invio) che qualcuno sfogli i manoscritti inviati su carta o per posta elettronica. Qualcuno, magari, leggerà la sinossi, le prime pagine e poi, se va bene, il resto. A volte questo non succede, e i manoscritti finiranno al macero. Si sa che è così, ma si sa ed è giusto che si sappia che editori che leggono, comunque, ce ne sono. Vengo al dunque. Una volta fui contattato da un editore perché qualcuno dei suoi collaboratori lesse sul mio blog che stavo scrivendo un libro. Accennavo anche al canovaccio del romanzo, ma solo a grandi linee. Insomma, la speranza che qualche addetto ai lavori legga queste proposte editoriale in miniatura è il vero motivo della rubrica.

Per le indicazioni su come spedire leggete qui.

1968

(Romanzo inedito)

Marina arrivò alla stazione leggermente trafelata. Aveva passato tutto il pomeriggio di quel venerdì di novembre all’Università, a ciclostilare volantini, anche se lei quella sera non ci sarebbe stata a distribuirli al turno notturno delle fabbriche. Ogni tanto doveva pur passare a casa il fine settimana, non tanto per i soldi che i suoi genitori le davano per stare a Bologna (visto che in parte se li guadagnava da sola lavoricchiando), quanto perché sennò si sarebbe sentita troppo in colpa verso di loro.

Entrando nella stazione, si rese conto di avere percorso il viale da Porta Zamboni a passo sostenuto, coprendo una notevole distanza in pochi minuti. Tanto è vero che era in anticipo di un quarto d’ora sulla partenza del treno. Si fermò un attimo nel vasto e luminoso atrio della stazione che, in confronto al buio nebbioso del viale, le sembrò caldo e rassicurante. Sulla destra c’erano le biglietterie, semivuote. Si infilò tra due corrimani di ottone e appoggiò la sua borsa da viaggio…

Righe scelte dall’autore

“Poi, quando mi sono accorta che era morto sono venuta qui da mia sorella, con un taxi, e insieme siamo tornate a casa mia con una valigia grande. Dentro ci abbiamo messo due coltellacci, quelli che usava mio cognato per la caccia”.

L’Andreina si alzò ed estrasse da un cassetto due coltelli con il manico corto e tozzo e la lama quasi a forma di mezzaluna. “Abbiamo usato questi per tagliarlo”, disse mostrandoli a Marina. “Poi abbiamo messo i pezzi nella valigia che mi aveva prestato mia sorella e in un’altra che avevo io in casa. Con un altro taxi siamo tornate qua e abbiamo portato tutto giù in cantina, nel freezer. Il tassista che ci ha aiutato a caricare le valige nella sua auto si è stupito che fossero pesanti, ma noi lo abbiamo tranquillizzato, dicendogli che contenevano un gran numero di libri. Lo so che a raccontarla è una storia terribile, ma in realtà è stato tutto semplice e veloce. Non c’era niente altro da fare, nessuna altra soluzione aveva mai funzionato. Non ne potevo più. Sono sicura che Dio mi perdonerà, e anche mio figlio da lassù mi ringrazia, perché lui adesso ha finito di soffrire“.

Nel dire questo, la donna si fece il segno della croce, un gesto che parve paradossale a Marina, data la soluzione che aveva dato al problema del figlio, ma che ugualmente esprimeva devozione. “Ma vi rendete conto di quello che avete fatto? Questo è un omicidio”, disse la ragazza, guardando ora l’una ora l’altra delle donne con occhi concitati. “Come puoi dire una cosa simile?”(…)

Quarta di copertina

Il romanzo “1968” racconta di un delitto avvenuto all’interno del movimento operaio e studentesco del’68 a Bologna. Narra la vita quotidiana di una giovane studentessa fuori sede di nome Marina che fa politica attiva in un collettivo di operai-studenti, torna spesso nella sua piccola città di provincia per farsi coccolare dalla famiglia, fa lavoretti per mantenersi, e si trova “per caso” coinvolta in un delitto. Il suo spirito da “servire il popolo” le impedisce di tirarsi indietro quando due donne del suddetto popolo le chiedono aiuto per occultare il cadavere di un loro congiunto, che loro due hanno ammazzato perché colpevole di essere pazzo e violento. Marina si fa soggiogare dai modi materni e suadenti delle due donne e le sembra la cosa più naturale del mondo venire in loro aiuto. Nel romanzo spicca la Bologna di quel tempo, tutta raccolta intorno alla sua Università, animata dagli studenti contestatori e ai suoi quartieri operai di periferia.

L’autore

Dianella Bardelli per molti anni ha insegnato a Bologna. Nel 2008 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “ Vado a caccia di sguardi” presso l’editore Raffaelli di Rimini. Nel 2009, un romanzo intitolato “Vicini ma da lontano”, presso la casa editrice Giraldi di Bologna; nel 2010, un altro romanzo dal titolo “ I pesci altruisti rinascono bambini” sempre per l’editore Giraldi.

Nel gennaio 2011 ha pubblicato un romanzo intitolato “Il Bardo psichedelico di Neal” presso le edizioni Vololibero, ispirato alla vita e alla morte di Neal Cassady, l’eroe beat. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo “Verso Kathmandu, alla ricerca della felicità” per l’editore Ouverture. Ha da parte vari romanzi inediti e racconti.

Aggiorna alcuni blog di scrittura:

http://lascrittura.altervista.org/;
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Scrive saggi e recensioni per alcune riviste letterarie online.

Dianella.bardelli@gmail.com