C’è un collegamento tra le indagini sulla nave Iuventa e gli attivisti di estrema destra di Defend Europe, che da settimane sono al centro delle polemiche perché, attraverso una campagna di crowdfunding, sono riusciti ad affittare una nave per “monitorare e riportare gli illeciti” delle Ong che prestano soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Lo sostiene Famiglia Cristiana, che rivela il contatto tra la società di sicurezza privata Imi Security Service di Cristian Ricci – ovvero il gruppo di contractor che ha denunciato le “anomalie” della nave Iuventa, facendo aprire il fascicolo della Procura di Trapani – con l’ex ufficiale della Marina militare Gian Marco Concas, uno dei portavoce di Generazione identitaria, a cui fa capo il progetto Defend Europe.

Esperto di navigazione e skipper, Concas è stato definito il “direttore tecnico” dell’operazione navale della rete europea anti-migranti, come scrive il settimanale cattolico. Un’operazione che con la nave C-Star ha raggiunto la zona Search and Rescue (Ricerca e Salvataggio) davanti alle acque libiche. Ma, ha ricostruito Famiglia Cristiana, Concas è anche inserito nel gruppo social ufficiale di Imi Security Service, proprio la società che ha segnalato alla squadra mobile di Trapani i movimenti della nave dell’ong tedesca Jugend Rettet, sequestrata lo scorso 2 agosto.

Sono infatti due operatori della Imi Security Service, che operava a bordo della Vos Hestia di Save the children, i primi a segnalare alcune “anomalie” nei servizi di ricerca e soccorsi operati dalla nave Iuventa. Il loro interrogatorio del 14 ottobre scorso darà il via alle indagini della Procura trapanese. Famiglia Cristiana vuole anche sottolineare una convergenza tra le denunce e il piano di azione di Generazione identitaria. E si sofferma su un post pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo a fine luglio, in cui compare il tracciato su carte marittime della nave Open Arms, che arriva fino a ridosso della costa libica. Un tracciato che il settimanale cattolico definisce falso, dopo aver raccolto la testimonianza diretta di Marine Traffic, l’hub digitale che raccoglie e pubblica i dati di navigazione. Gli stessi esperti hanno spiegato a Famiglia Crisitana come attraverso appositi software sia fattibile un attacco hacker più sofisticato, in grado di sabotare i sistemi di navigazione di una nave a distanza, simulando una comunicazione radio da autorità marittime.