L’Ater di Roma, l’azienda che gestisce le case popolari nella Capitale, è sull’orlo del default. E la Regione Lazio, proprietaria al 100%, è orientata a non concedere la fidejussione di 200 milioni utile a salvarne (momentaneamente) il bilancio. Travolto da 530 milioni di euro di debiti nei confronti di Equitalia, infatti, l’ente è commissariato dal dicembre 2015 e, a causa dell’assenza di liquidità, rischia dal prossimo mese di non poter più pagare gli stipendi ai suoi 460 dipendenti e di non poter provvedere alla manutenzione (anche ordinaria) dei circa 50mila immobili di proprietà. Un disastro cui nemmeno le “operazioni straordinarie” messe in campo dal commissario straordinario, Giovanni Tamburino, e dal direttore generale, Franco Mazzetto, sono state in grado di evitare.

IL BANDO ESTERNO GIA’ ANDATO DESERTO – Resta così l’ultimo, flebile, appiglio. Lunedì 31 luglio scade il bando che l’Ater ha proposto alle banche per ottenere un finanziamento di 200 milioni di euro, una gara pubblica necessaria a riportare liquidità nelle casse aziendali ed a pagare la prima tranche di 65 milioni che Equitalia chiede – entro quella stessa data – per rottamare circa il 50% del credito e portarlo da 550 a 280 milioni. Purtroppo, però, la scadenza fissata per lunedì è già figlia di una proroga di 20 giorni, visto che al 10 luglio scorso nessun istituto di credito aveva presentato offerte. Qui sorge un (serio) problema. I vertici hanno chiesto al governatore Nicola Zingaretti di concedere all’azienda una fidejussione di 200 milioni, un “prestito” che la Giunta regionale al momento non si sente di accordare perché “non legato a un efficace piano di rientro del debito”. È evidente come le trattative siano ancora in corso. Una situazione esplosiva che sta seriamente rischiando di mandare in tilt l’intera rete di edilizia pubblica nella città di Roma e che ha portato a una spaccatura evidente fra l’amministrazione Zingaretti e i vertici dell’azienda, i quali starebbero già valutando le dimissioni. “La Regione non vanifichi gli sforzi dell’azienda per motivi politici – tuona Guido Lanciano, segretario di Unione Inquilini – 200 milioni sono una cifra irrisoria rispetto all’utilità delle case popolari. Se confermato sarebbe un atteggiamento di una gravità inaudita”.

IL FALLIMENTO DELLA MAXI-VENDITA – Bisogna dire che le misure intraprese in quest’ultimo anno e mezzo per rimettere a posto i conti dell’azienda regionale non sono andate a buon fine. Il 21 marzo scorso, l’Ater ha pubblicato un avviso per una consultazione preliminare di mercato, propedeutica all’indizione di alcune gare finalizzate “all’attuazione e gestione di operazioni di dismissioni patrimoniali, diritti edificatori e portafoglio crediti”, ma alla data del 7 giugno scorso risultavano essere stati aggiudicati provvisoriamente appena 8 locali e 2 aree di proprietà, a fronte delle – appena – 46 unità immobiliari poste a bando. Un’operazione che, se fosse andata avanti, avrebbe potuto coinvolgere ben 1.200 locali per un valore totale di 330 milioni, ma che invece è naufragata malamente. “Eppure – spiega Fabrizio Santori, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale Fabio Refrigeri – c’è una grande richiesta di questi locali, specie di quelli commerciali. Il problema, come risulta da documentazione in nostro possesso, è che spesso le domande di acquisizione non vengono recepite e gli assegnatari fanno poi richiesta di riduzione del canone ai livelli di mercato”. Fatto sta che il fallimento della vendita ha portato i vertici a ricorrere al piano B: le tremila unità immobiliari sono state conferite a un fondo, con advisor esterno, messo come garanzia per la gara rivolta agli istituti di credito, ma finora il risultato non è stato apprezzabile. “Vogliamo sapere se l’azienda sarà in grado di rispettare gli impegni presi con Equitalia”, accusano Devid Porrello e Gianluca Perilli, consiglieri regionali del M5S.

IL COMMISSARIO E LE “AREE EDIFICABILI” – Come uscire da questa impasse? Ilfattoquotidiano.it ha contattato l’ufficio stampa di Ater Roma, ma né il commissario Tamburino né il direttore Mazzetto si sono resi disponibili a parlare “prima di lunedì, giorno della scadenza del bando pubblico”. Il 14 febbraio scorso, tuttavia, in sede di Commissione parlamentare d’inchiesta su Sicurezza e Degrado, l’attuale commissario Ater si rammaricava di “non avere aree edificabili”. “Quelle di cui parlavo – si legge dallo stenografico di quella seduta – sono quasi tutte trasformate dal piano regolaritore in aree verdi, in aree a parco. Abbiamo la disponibilità di metri cubi, ovvero di metri quadrati, scaturiti anzitempo da queste aree. Pensiamo che queste aree possano essere utilizzate per dare una soluzione al problema abitativo di Roma, potenzialmente 2.500-2.800 alloggi. Vorremmo che quella cifra di 500 milioni calasse sempre di più, per poi permetterci di essere in grado di pagare”.

I NUMERI DELL’ABUSIVISMO – Va ricordato che nel corso del 2017 l’attuale management dell’Ater ha avviato la campagna “regolarizzati”, un invito ai “non aventi titolo” a sanare la propria situazione, magari ottenendo uno “sconto” sull’aumento del canone o sui pagamenti pregressi. Anche quest’operazione, tuttavia, non è stata sufficiente a rimettere a posto i conti, dato che gran parte dei 700 milioni (complessivi) di morosità registrate sono risultate prescritte (e dunque non recuperabili). Ecco i numeri: ogni anno l’Ater Roma perde 43 milioni di euro per affitti non pagati da parte dei propri inquilini: ben 7 milioni non versati dagli assegnatari regolari, altri 7 milioni da parte delle famiglie “in attesa di regolarizzazione”, 13 milioni dai senza titolo e 6 milioni dagli utenti irregolari (occupanti, circa 4mila immobili). Non solo. Secondo un rapporto della Guardia di Finanza risalente al 2013, vi sono ben 1.300 alloggi che ogni anno passano di mano irregolarmente attraverso compravendite private, mentre sono 10mila le persone in lista d’attesa soltanto nella Capitale. Una situazione di totale anarchia cui nessuno in questi anni è riuscito a porre un freno.