L’apertura era nell’aria, ma adesso sotto c’è la firma di Pier Silvio Berlusconi. “Sui diritti per la Champions per la prossima stagione non ci sono accordi, ma potrebbero arrivare nel prossimo mese e mezzo”. Il vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, lo ha annunciato senza giri di parole. Non dice chi potrebbe essere il partner dal quale Premium incasserebbe per la cessione di una quota delle partite della prossima coppa europea, ma il pensiero corre subito a Sky, che dal 2018/19 avrà la Champions in esclusiva. E infatti, alla fine, Berlusconi spiega che il network di Rupert Murdoch “potrebbe essere interessato ad averla con un anno di anticipo, ma dipende da quanto è disposta a pagare“.

Come spiegato da ilfattoquotidiano.it ad aprile, l’idea è datata e la trattativa si giocherà tutta sui soldi: “Se ci fosse un accordo – ha aggiunto Berlusconi jr – questo potrebbe consentire di vedere le partite sul satellite e sul digitale“. Come era già avvenuto, tra l’altro, a parti invertite nell’ultimo anno del precedente triennio di diritti. E poi, ecco un’altra novità: da settembre sarà possibile acquistare le singole partite in pay per view, ma “il prezzo è ancora da definire”.

Del resto, stretta tra lo scontro con Vivendi e la necessità di mandare avanti Premium, Mediaset deve trovare il modo di fare cassa. La lunga corsa della Juventus verso la finale di Cardiff, i tanti passaggi in chiaro e lo share alto, hanno garantito un inizio di 2017 abbastanza redditizio per le casse della famiglia Berlusconi. Ma il problema è strutturale. La soluzione? Un cambio netto di strategia, il terzo da quando Cologno Monzese si è lanciata nel mercato a pagamento. “Entrare nella pay tv per noi inizialmente aveva un obiettivo difensivo. Il passo è stato provare a fare una mossa di sviluppo su Premium – ha spiegato Berlusconi – A oggi non ha funzionato come si pensava. Il mercato della pay tv non è cresciuto per niente, questa è la verità”.

Ecco quindi la soluzione, anticipata durante la presentazione del Piano finanziario 2020 a Londra:  “Abbiamo cambiato gli obiettivi per Premium: la priorità non è più il numero di abbonati, ma massimizzare il margine“. Che vuol dire aprire Premium e farla diventare una sorta di Airbnb delle pay: non più un prodotto chiuso da vendere, ma una piattaforma sulla quale chi possiede diritti tv può appoggiarsi (pagando) per trasmetterli.