Facendo questo monologo mi sono reso conto dei limiti della filosofia, o almeno della mia filosofia. Ho cercato di affrontare il problema della microfallia. Che cosa fare quando il proprio pene raggiunge a stento i 12 centimetri? Escludendo interventi invasivi ho provato a risolvere il problema “filosoficamente”, ma alla fine ho dovuto alzare bandiera bianca.

I centimetri mi hanno sconfitto, senza possibilità di rivincita. Forse la poesia avrebbe potuto aiutarmi. Ma anche la poesia è limitata, anche la poesia non può nulla contro l’evidenza gelida di un righello.

Forse la religione? Dodici apostoli per 12 centimetri? Un apostolo per ogni centimetro? No, nemmeno la religione. Anche la religione esce sconfitta dai centimetri. I centimetri sono tirannici, soprattutto quando sono avari.

Allora mi sono buttato sull’ironia. L’ironia consola sempre. Non so se sono riuscito a esserlo, anzi, probabilmente ho fatto un monologo disturbante, e per nulla consolatorio. Mi sono fatto “cogliere in fallo” dalla microfallia. In effetti l’argomento è delicatissimo, avere un pene piccolo è proprio una grandissima seccatura e va a intaccare l’autostima. Ma è possibile che l’autostima sia incrinata da questi cazzutissimi centimetri? Sì, è possibile. Eppure questa cosa non mi va giù!

Vorrei abbracciare tutti i microfallici del mondo e infondere loro coraggio, forza e coraggio amici miei, non fatevi abbattere da un righello. Le donne per fortuna sono sessualmente più evolute dei maschi, più intelligenti e profonde. Ci sono anche le donne crudeli e spietate, ma per una donna innamorata 12 centimetri possono diventare 12 messaggeri di piacere infinito, e i vostri 12 centimetri lotteranno “con il clitoride fra i denti” come 12 opliti impavidi e coraggiosi sul campo di battaglia dell’orgasmo.

Non perdete mai la speranza! La speranza è l’ultima a venire, no, scusate, volevo dire morire! Insomma: buona fortuna.