Una storia d’amore lunga oltre vent’anni, contro la società e contro tutti. Clandestina. Nata quando lui aveva ancora 16 anni e lei 41. Sboccia ad Amiens, nord di Parigi, al corso di teatro (video) nella scuola gesuita che lui frequentava e dove lei insegnava lettere. Poi le vite romantiche e ricambolesche, intrecciate anche a distanza sfidando il gusto del proibito, perché se lei ha 24 anni in più nella coppia in mezzo c’è l’abisso. Lui – da sempre enfant prodige della finanza prima e della politica dopo – le promette che tornerà a prenderla e così fa nel 2007, quando la sposa a Touquet. Lei già prima aveva lasciato marito e tre figli per avvicinarsi all’innamorato che nel frattempo aveva abbandonato Amiens per la grande Parigi. E anche ieri sera, come in ogni occasione pubblica Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux erano insieme sul palco dopo la vittoria al primo turno. Felici, sorridenti, in coppia, come sempre.

Lei – che proviene da una nota famiglia borghese di produttori di cioccolato – controlla i suoi discorsi, li rilegge. Gli ha consigliato – e lui l’ha fatto – di prendere lezioni di tecnica vocale, parlare con voce sostenuta, decisa e non “chioccia”, come ha scritto il Foglio. Controlla ogni suo spostamento e si assicura di preparargli la colazione. Che sia ricca, sostanziosa, buona. Tutto sotto controllo per volontà di entrambi. Lei lo definisce “il mio ossigeno”, lui “la mia miglior amica”. Moglie-confidente defilata ai tempi del governo Hollande, quando Macron era ministro dell’Economia, la sua visibilità è esplosa con la nascita di En Marche e la campagna elettorale. Lì ha anche coinvolto Tiphaine Auzière, la sua terza figlia nata nel 1984, avvocato diventata super attivista del movimento. La separano da Emmanuel soltanto sette anni di differenza, mentre la seconda figlia che Brigitte ha avuto dall’ex marito Jean-Louis AuzièreLaurence, cardiologa  – ha la stessa età del patrigno. Sebastian, invece, ingegnere, è nato nel 1975. Tutti e tre i figli hanno seguito la madre quando se n’è andata con Emmanuel e insieme passano anche i fine settimana da nonni insieme ai sette nipoti. Macron già nonno acquisito, una famiglia allargata, ma solo per la presenza di lui.

L’opinione di Manu – politica ed estetica – è centrale per la corsa all’Eliseo di Bibi, che la ingaggia perennemente al suo fianco anche per smentire le voci che corrono sui social e sui giornali e che riguardano la sua presunta omosessualità. C’è anche un presunto partner, che per altri – per tanti? – è certo. È lui, il direttore di Radio France Mathieu Gallet. E poi c’è l’ambiguo sostegno della lobby gay via Pierre Bergé, socio e compagno di vita di Yves Saint Laurent. Rumors rilanciati con insistenza dai media russi Sputnik e Russia Today, e sussurrati con scarso fascino da Julian Assange. Il fondatore di Wikileaksancor più felice di rimanere tra le braccia di Mosca da quando Trump gli ha assicurato che non avrà nessun trattamento di favore – aveva annunciato al giornale moscovita Izvestia di avere in serbo “informazioni interessanti su Emmanuel Macron“. Un’allusione in stile vedo-non-vedo alle sue preferenze sessuali, a eventuali triangoli proibiti ipotizzati dai media.

Il diretto interessato smentisce, a volte ridendoci su, altre meno: “Sento dire che avrei una vita nascosta. È spiacevole per Brigitte, e siccome passo i miei giorni e le mie notti con lei, si domanda come io faccia. Se vi dicono che conduco una doppia vita con Mathieu Gallet, è il mio ologramma, ma non posso essere io”. E ancora: “Sono come sono, non ho mai avuto nulla da nascondere” e “se fosse vero lo direi e vivrei la mia relazione”. Spiega che certo, la sua storia fa notizia, ma solo perché è lui il più giovane della coppia. Fosse stato al contrario, tutto normale. Ripete che tra i due è stata Brigitte che ha sofferto di più, perché ha rischiato il tutto per tutto, lasciato un marito per Manu. Niente da fare. Insiste sulla cospirazione (?) omosessuale anche Nicolas Dhuicq, deputato dei Repubblicani di Fillon, che sempre ai russi di Sputnik rivela che “i controversi dettagli della vita personale di Macron e dei suoi legami diventeranno presto pubblici”, che dietro al quasi-presidente c’è la non meglio definita ma “facoltosa” lobby gay, che i dettagli scabrosi della sua vita privata sono in pratica già di dominio pubblico.

La relazione con Brigitte, per Macron come per i suoi avversari, è uno strumento di lotta politica e campagna elettorale, ormai complementare alla sua immagine di trasparenza e credibilità. Se fallisce l’immagine di Bibi, crolla anche quella di Manu. Lei che si appresta a diventare première dame ha spinto l’acceleratore sulla candidatura del marito, che aveva pensato: potrei anche aspettare altri cinque anni per l’Eliseo. E invece no, ha detto lei: se vai nel 2022, il tuo problema sarà la mia faccia. Che avrà troppe rughe, sarà troppo vecchia. Vede in prospettiva Brigitte, caschetto biondo, perennemente abbronzata e fasciata da giubbini in pelle e pantaloni aderenti per mettere bene in vista le gambe lunghe, magrissime. Ammira la classe con cui Carla Bruni ha affrontato la permanenza all’Eliseo, forse perché silenziosa. Cosa che a Brigitte riesce, ma se dovesse seguire la sua spontaneità il risultato sarebbe l’opposto. Sempre sorridente, sempre per mano. E mai pubblicamente preoccupata dai gossip che riguardano la doppia vita del marito. O, chissà, della coppia.