Nella scheda per votare alle primarie del Pd non ci sarà il nome di Michele Emiliano. O meglio: non ci sarà in Lombardia e nemmeno in Liguria. Lo ha ufficializzato la commissione congresso del Pd dopo che la mozione che fa capo al governatore della Puglia non ha raccolto le firme necessarie a presentare la candidatura nelle due Regioni.

In almeno 15 dei 30 collegi lombardi, infatti, Emiliano non ha raggiunto la quota necessaria delle 50 firme, che ha superato in altre regioni toccata anche grazie informali intese con rappresentanti delle altre mozioni, soprattutto con quella di Matteo Renzi. In Lombardia il coordinatore della mozione Emiliano è Filippo Penati, l’ex presidente della provincia di Milano. Ma Francesco Boccia è sicuro: “Le firme per Emiliano ci sono: in Liguria in tutti i collegi, in Lombardia in più della metà. Non mi pare ci sia nessun organo ufficiale del partito che comunichi l’esclusione, ma solo notizie diffuse ad arte che riteniamo infondate: la decisione è delle commissioni regionali, se e quando ci verrà notificata noi faremo appello. Non vorrei, parafrasando il Renzi del 2013, che il congresso del Pd diventasse un problema di burocrazia“.

Il governatore aveva chiesto più volte di coprire i buchi in Lombardia e Liguria con le sottoscrizioni in più raccolte al Sud, dove Emiliano è chiaramente più radicato. Un’ipotesi che sembrava aver raccolto l’assenso dei renziani, mentre i sostenitori della mozione di Andrea Orlando avevano proposto una terza opzione: ok alla candidatura di Emiliano ma solo nei collegi lombardi e liguri dove ha raccolto le firme necessarie, senza escluderlo totalmente dalle due regioni. E invece alla fine la commissione congresso si attenuta strettamente al regolamento e il nome di Emiliano è svanito dalle schede liguri e lombarde.

Parla di “decisione imbarazzante” il deputato Dario Ginefra, che sostiene Emiliano al congresso. “E’ assurdo – dice – che, dopo aver raccolto 6mila firme per la presentazione della candidatura e dopo aver conseguito l’8 per cento di consenso tra gli iscritti e le iscritte al Pd, si voglia negare ad Emiliano il diritto ad essere votato in tutta Italia e che per assumere tale decisione la Commissione non abbia voluto rispettare neanche la nostra giornata di dolore”.

Per Gianni Cuperlo, che sostiene Orlando, “sarebbe un segnale di cura per la comunità larga dei democratici se i tre candidati alla segreteria concordassero una deroga e consentissero a Emiliano di partecipare alle primarie” anche in Lombardia e Liguria. Anche, sottolinea Cuperlo, per favorire la partecipazione ai gazebo.