“La figura riporta in dettaglio le emissioni di NOx (…) per tutti i veicoli analizzati dall’Istituto Motori del Cnr e da Fca”. Ammissione non voluta o lapsus freudiano che sia, la frase compare così, con “i veicoli analizzati da Fca”, in ben due punti del report finale del ministero dei Trasporti sulle emissioni dei diesel euro 5 venduti in Italia. Per la precisione a pagina 29 e a pagina 32, dove si riportano i dati sugli ossidi di azoto, i NOx. Per capire il significato del lapsus, facciamo un passo indietro. Dopo lo scoppio del dieselgate che ha coinvolto la Volkswagen, il nostro ministero avvia con la collaborazione dell’Istituto Motori del Cnr una serie di prove, eseguite alla presenza di tecnici ministeriali e responsabili delle case costruttrici, i cui risultati finiscono in una prima versione del rapporto datata 27 luglio 2016.

Un documento tenuto nascosto finché non ne entrano in possesso gli eurodeputati del M5S, che lo pubblicano sul loro sito. A quel punto si scopre che le auto messe peggio, secondo i risultati riportati, sono quelle del gruppo Fiat Chrysler, che in condizioni normali di guida presentano sforamenti generalizzati di emissioni inquinanti rispetto alle soglie da rispettare nei test di omologazione. Ma più che per quello che dice, il report fa discutere soprattutto per quello che non dice. Come già raccontato da ilfattoquotidiano.it, è infatti pieno di omissioni e stranezze, come il fatto che certe prove vengano svolte per i veicoli di tutti i marchi, tranne che per quelli Fca. Mentre alcuni dati relativi a veicoli Fiat dopo qualche pagina scompaiono dai grafici, senza alcuna spiegazione.

Il lapsus del report: “Auto testate da Fca” – Nella prima versione del rapporto finisce sotto accusa anche la scelta di testare tutte le auto non Fca in sedi neutre, e cioè in una sala prove del Cnr e in una pista dell’esercito. Mentre per le misure sulle Fca vengono utilizzate strutture della stessa casa italo americana, dove non è presente, ancora una volta a differenza dei test sugli altri marchi, nessun ricercatore del Cnr. E qui veniamo al lapsus della nuova versione del report. Perché la scelta di seguire procedure di test diverse per i veicoli Fca ha innescato polemiche su cui è intervenuto lo stesso ministro dei Trasporti Graziano Delrio, che appena un mese fa negava qualsiasi privilegio a Fiat: “E’ previsto dalla legge che una parte di questi test possano essere fatti con i tecnici del ministero in laboratori certificati per cui anche in quello della Fiat, che è uno dei più avanzati: non è che li abbia fatti la Fiat su se stessa. Li ha fatti il ministero”. Bene, la Fiat i test non li ha fatti su se stessa, parola di ministro. Solo che poi sul report finale del ministero, quello pubblicato pochi giorni fa per mettere fine a ogni polemica, si legge nero su bianco di veicoli “analizzati da Fca”.

Tutto il report sotto le insegne del Cnr (che però non ha testato le Fca) – E questo non è l’unico dettaglio che fa sorridere in una versione definitiva del report che avrebbe dovuto rispondere ad accuse arrivate persino da Bruxelles, dove è stato più volte chiesto conto al governo italiano delle lacune contenute nel primo documento. C’è per esempio un cambio di grafica che si nota subito: la prima versione è stata pubblicata sotto le insegne del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la sigla Mit che campeggia in ogni pagina. Ora invece le insegne del ministero scompaiono, sostituite da quelle dell’Istituto Motori del Cnr.
E se la prima versione non riportava i nomi di chi si è occupato del report, in quella nuova sono messi in bella evidenza quelli di quattro ricercatori del Cnr. Solo loro compaiono in copertina, benché nessuno di loro abbia preso parte ai test sulle Fca. In ogni caso è ai ricercatori del Cnr che è toccato analizzare i dati delle prove ricevuti dal laboratorio Fiat. Proprio quei dati che nel nuovo report sono stati raccolti in tabelle excel vidimate dai funzionari del ministero, ma stampate indovinate un po’ dove? Su carta intestata di Fca. Ecco che, tra lapsus e scelte di impaginazione, non si può certo considerare un successo il tentativo del ministero di dare una veste meno ‘politica’ a quel documento che nella prima versione è stato accusato di coprire Fiat.

Anche nel report finale, per le Fca meno dati – E anche passando al piano dei contenuti, la versione definitiva è ben lontana dal risolvere i problemi del report di luglio. Certo, nelle conclusioni si legge che “sulla base dei risultati di prova ad oggi disponibili non siamo in grado di determinare la presenza di un dispositivo defeat device vietato”. E in più ora ci sono i risultati delle prove che mancavano per tre modelli Fca, la Lancia Y 1.3, l’Alfa Romeo Giulietta 1.6 e il Cherokee 2.0. Come ci sono i dati sulle tre vetture del gruppo Renault non ancora testate a luglio (Dacia Sandero, Renault New Laguna e Renault Clio), che in quanto a emissioni riescono a fare pure peggio delle Fiat. Ma anche questa volta per nessuno dei modelli Fca sono presenti i grafici che per gli altri marchi mettono in relazione il funzionamento dei filtri anti inquinamento con la temperatura aspirata dal motore. E nemmeno ora si entra nel merito delle accuse lanciate dalla Germania sull’utilizzo di defeat devices da parte di Fca, dopo che in alcuni modelli è stata riscontrata la disattivazione (“modulazione”, sostiene la Fiat) del sistema di controllo delle emissioni dopo 22 minuti, due minuti in più della durata del test di omologazione. Per finire con un’altra critica mossa da più parti al documento di luglio: l’aver preso in considerazione solo veicoli euro 5, e non quelli oggi in vendita, cioè gli euro 6. Non pervenuti, questi ultimi, anche nel report finale.

Twitter @gigi_gno

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