“Per me, proteggere i cristiani significa assicurare che questi rimangano nelle loro terre”. A dirlo è Marine Le Pen durante la due giorni di visite in Libano in cui ha incontrato diverse alte cariche dello Stato e religiose, rifiutando di indossare il velo, l’hijab, prima di incontrare il Gran Mufti la più alta carica religiosa del Paese.

“La più alta autorità sunnita del mondo – ha dichiarato la leader del Front National riferendosi alla sua visita al grande imam di Al-Azhar al Cairo, Ahmed al-Tayeb, nel 2015 – non aveva avuto la stessa pretesa…vi prego di trasmettere la mia considerazione al Gran Mufti, il velo non lo metterò”, e se ne è andata senza incontrare l’autorità religiosa, seguita da molti giornalisti che hanno ripreso la scena, avvenuta all’ingresso dell’edificio dove doveva aver luogo il faccia a faccia. Un portavoce del Mufti ha fatto sapere, tramite un comunicato, che “la candidata era stata informata già ieri della richiesta di indossare il velo in quanto questo gesto segue il protocollo”.

Poco prima, Le Pen aveva incontrato il primo ministro, Saad Hariri, a capo del partito sunnita “Futuro” al quale ha detto: “Il presidente siriano, Bashar al Assad, rimane l’unica soluzione possibile” per risolvere il problema dell’Isis e contrastare l’espansione del fondamentalismo. Dichiarazioni a cui Hariri, il cui padre, Rafik – ex primo ministro – era stato assassinato nel 2005 nella capitale libanese probabilmente su ordine di Damasco, ha risposto sottolineando che “ i musulmani sono le prime vittime del terrorismo” per questo il più “grande errore sarebbe amalgamare islam e terrorismo”.

Proprio il rapporto che la candidata alla presidenza francese ha con l’islam è fonte di rischio per gli stessi cristiani che si è detta pronta a proteggere. “Tale atteggiamento –  scrive Rosana Boumounsef, editorialista di An Nahar, maggiore quotidiano libanese – avrà un impatto negativo sui cristiani nella regione e non proteggere la comunità dalla marginalizzazione e dall’estremismo”.

Sulla questione siriana invece si è espresso anche Samir Geagea, cristiano, e leader del partito delle “Forze libanesi” che ha incontrato la Le Pen martedì pomeriggio. “Nel nostro colloquio – ha detto Geagea – mi sono focalizzato su tre punti centrali. Il primo è stato spiegare alla Le Pen che la battaglia in corso in medioriente non è fra cristiani e musulmani, ma tra terroristi da una parte e moderati di Paesi, confessioni e gruppi dall’altra”. Il secondo punto, ha proseguito il leader del partito libanese, “è stata la questione di Bashar al Assad e dell’immagine distorta del terrorismo che arriva in occidente”. Per il politico libanese “Assad è il più grande terrorista del medioriente. Basta ricordare le operazioni militari che ha portato avanti il regime degli Assad durante la guerra civile libanese”. Geagea ha concluso ricordando che “durante il colloquio non si è parlato di protezione delle minoranze o dei cristiani” in Medio Oriente.