Sulla vicenda della transessuale davanti al Tribunale di Prato, che aveva fatto muovere, per accertamenti preliminari, anche il Ministero della Giustizia, ora arriva la replica del Presidente del Tribunale stesso. Il 9 febbraio l’avvocato Cathy La Torre aveva denunciato che una sua cliente, durante un’udienza davanti ai magistrati del Civile per cambio di sesso e di nome, dopo avere detto di essere disoccupata si era sentita chiedere da uno dei giudici: “Ah, quindi lei si prostituisce?”. Ora il presidente del Tribunale di Prato, Nicola Pisano, a oltre una settimana dai fatti denunciati, smentisce del tutto la versione dell’avvocata e difende l’operato del collegio che ha in mano il caso: “Nessun abuso, nessuna prevaricazione e nessuna lesione della dignità della persona vi sono stati – scrive il magistrato in una nota riportata dall’Ansa – ma solo il doveroso esercizio di un potere di controllo finalizzato non all’oggetto principale della causa, bensì alla verifica dei presupposti previsti dalla legge affinché il compenso per il ministero difensivo potesse essere posto a carico della collettività”.

Pisano spiega che alla trans erano state richieste informazioni sulle sue condizioni economiche, visto che voleva fare domanda per chiedere il patrocinio gratuito dello Stato: “Come avviene di regola in casi analoghi – scrive Pisano – il collegio riteneva opportuno domandare all’interessato, attraverso la persona del presidente, se svolgesse una qualche attività lavorativa e come provvedesse al suo personale mantenimento, dal momento che l’istanza di gratuito patrocinio si basava sulla totale assenza di risorse patrimoniali o finanziarie”. La persona – scrive Pisano – “rispondeva che per la sua condizione e per la divergenza tra il nome che chiedeva di cambiare e il suo aspetto fisico gli era impossibile trovare un lavoro e dichiarava di vivere con i proventi della prostituzione. Il contenuto della risposta veniva correttamente e doverosamente riportato a verbale”.

Poi la ricostruzione di Pisano conclude: “A chiusura dell’udienza lo stesso difensore, ritenendo che la risposta non fosse stata resa in maniera univoca, riproponeva direttamente il quesito al proprio assistito il quale confermava di procurarsi da vivere prostituendosi e ribadiva, rivolgendosi al suo legale, di non poter fare diversamente per la sua condizione”.

Pisano fa infine notare come Cathy La Torre non fosse in aula: “Il difensore nominato e comparso in udienza è l’avvocato Cristina Polimeno e non l’avvocato Cathy La Torre, allo stato del tutto estraneo al processo”, ha scritto Pisano.

L’avvocato Cathy La Torre ha subito controreplicato, ribadendo la sua versione. Ha spiegato che effettivamente non era in aula assieme alla collega (come aveva invece detto in precedenza). Ma ha anche ribadito che la transessuale è una sua cliente e che l’avvocato Polimeno è una sua collega e collaboratrice. La Torre ha spiegato di aver parlato da subito di una sua presenza in aula “anche a tutela della parte, per evitare che si potesse risalire alla identità della cliente”. La legale infatti non aveva mai fatto riferimento a Prato, ma a un generico tribunale. “Confermo – ha spiegato infine La Torre – la veridicità dei fatti che mi sono stati riferiti dalla nostra cliente”.