L’ispettorato del Ministero della Giustizia ha avviato degli accertamenti preliminari sulla vicenda di una trans che si sarebbe sentita chiedere, da un giudice a cui aveva detto di essere disoccupata: “Ah, quindi lei si prostituisce?”. La storia, resa pubblica il 9 febbraio da ilfattoquotidiano.it, non è passata inosservata tra gli uffici del dicastero guidato da Andrea Orlando e ora gli ispettori vogliono capire un po’ di più. Il Tribunale in questione è quello di Prato, in Toscana.

Il nostro sito aveva raccolto la testimonianza dell’avvocato Cathy La Torre, da sempre in prima linea sui diritti Lgbtq, che alcuni giorni fa si era ritrovata davanti a un collegio di tre giudici civili per assistere una trans: quest’ultima aveva infatti aveva fatto richiesta di cambiare nome e sesso sui suoi documenti. Una procedura normale e sempre più comune. Assieme a Marta c’era anche l’avvocata Cristina Polimeno: “Il presidente del collegio – aveva raccontato La Torre al Fatto.it – prima ha risposto che non aveva interesse a sentire la trans. Ma dopo pochi secondi ha chiesto: ‘Lei di cosa si occupa? Che lavoro fa?’. Marta (il nome di fantasia della ragazza) ha risposto di essere disoccupata, anche a causa dei documenti difformi rispetto all’apparenza fisica. ‘Ah, quindi lei si prostituisce?’ La mia assistita allora è scoppiata a piangere. A quel punto il giudice ha detto: ‘Si scriva a verbale che la parte è una prostituta‘”.

Le due legali avevano protestato, dicendo che la loro cliente non aveva risposto alla domanda se fosse o meno una prostituta: “Ma il giudice – aveva spiegato La Torre – sosteneva che la donna avesse annuito con la testa. Abbiamo detto che la cosa comunque non era rilevante ai fini della loro decisione e non fosse messa a verbale, ma lui ha di nuovo detto che fosse scritto a verbale. Non ha voluto sapere nient’altro”. Cathy La Torre – che continua a mantenere il massimo riserbo sull’identità del magistrato che ha in mano il procedimento (ancora aperto) sulla sua assistita – aveva anche annunciato la possibilità di segnalare la vicenda al Consiglio superiore della magistratura.