E’ di 23,3 miliardi, l’1,4% del pil, la cifra che l’Italia destina quest’anno alle spese militari. Una cifra in aumento del 21% rispetto a quella stanziata nel 2006. In particolare hanno conosciuto un boom le uscite per gli armamenti (+10% rispetto al 2016 e +85% rispetto al 2006) e quelle per le missioni militari all’estero: 1,28 miliardi nel 2017, il 7% in più rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge dal rapporto dell’osservatorio Milex sulle spese militari 2017, presentato alla Camera dai due promotori del progetto ed esperti in materia, il giornalista e collaboratore del Fatto Enrico Piovesana e il ricercatore Francesco Vignarca.

“Per giustificare la necessità di maggiori investimenti nella Difesa e maggiori spese militari – si legge nel rapporto – la politica ricorre agli argomenti che più fanno presa sull’opinione pubblica, spesso sull’onda di fatti di cronaca che creano paura, scalpore e indignazione. La lotta al terrorismo dopo un attentato dell’Isis, il controllo dell’immigrazione dopo l’affondamento di un barcone nel Mediterraneo, il contrasto alla criminalità dopo un grave fatto di cronaca nera. Tutte argomentazioni che, se obiettivamente analizzate, risultano non rispondenti alla realtà”.

Per esempio “affermare che gli F-35 servono per combattere l’Isis non solo è falso, ma è deleterio in termini di sicurezza nazionale perché andare a bombardare città e villaggi in Paesi islamici non fa altro che aizzare l’odio della galassia jihadista verso il Paese ”aggressore”, dando fiato alla propaganda violenta “contro i crociati” e spingendo qualche fanatico a compiere attentati di ritorsione sul nostro territorio”. Discorso simile per l’impiego delle forze armate sul territorio nazionale in funzione di contrasto alla criminalità, si pensi all’operazione ‘Strade Sicure’, definita “di immagine e di propaganda”. Sostenere, per fare un altro esempio, “che le nuove navi da guerra della Marina servono per soccorrere i profughi nel Mediterraneo o, peggio, per contrastare i flussi migratori, è falso. L’attività di soccorso in mare non richiede l’impiego di navi da guerra, almeno che non si vogliano prendere a cannonate i gommoni carichi di donne e bambini. Bastano navi appositamente attrezzate per il recupero in mare e il primo soccorso, coordinate da mezzi aerei e satellitari per il pattugliamento: in una parola, il tipo di mezzi aero-navali in dotazione alla Guardia Costiera, non a caso marginalizzata nelle operazioni in Mediterraneo”.

Per quanto riguarda la suddivisione degli investimenti, il rapporto nota come a fronte delle ingenti risorse dedicate ai programmi militari di difesa tradizionale – terrestre, navale, aerea e spaziale – appare ancora minima l’attenzione, anche finanziaria, riservata alla difesa del futuro ovvero quella del cyber-spazio. Secondo i redattori i conflitti che verranno si combatteranno sempre meno con carri armati, navi da guerra e cacciabombardieri e sempre più con armi informatiche in grado di danneggiare o mettere in ginocchio un Paese con un clic.