Se si potesse condensare il narcisismo del sud Europa, comprimerlo in un nuraghe e distillarlo come “Filu & ferru”, si potrebbe spiegare l’origine del filmaker sardo Pietro Mereu, che iddio ha voluto far nascere, come un cactus, dalla selvaggia e fascinosa terra dell’Ogliastra.

Mereu ama moltissimo mostrarsi in video e molte sue opere possono essere considerate un lunghissimo stand-up, ma se io fossi la Rai (o una tv locale) lo utilizzerei per condurre concorsi di bellezza e fiere alimentari, perché Mereu possiede un elemento involontariamente comico che ne fa l’erede sardo di Tognazzi o di Borat. Quando per Storie di confine (Rete4) girai con lui lo speciale La Grecia è qui (un viaggio nella crisi economica della Sardegna e in particolare nella rivolta del Sulcis), Pietro registrò una videolettera al “continente” che aveva una sua forza drammatica, ma dove diede il massimo fu nel condurre un torneo di “Stumpa” .

“Sa Strumpa” è la barbarica e primordiale “lotta sarda” dell’Ogliastra, in cui colossi vestiti con l’abito della domenica (velluto nero e gilet) si abbrancano e si scaraventano a terra fra rocce millenarie, suscitando gli applausi peccaminosi delle donne e i barriti dialettali dei vecchi. Il paesaggio che ospita queste tenzoni evoca Stonehenge o le montagne assassine dell’Erzegovina, ma per fortuna l’unico sacrificio che conclude “Sa Strumpa” è quello del porceddu, che viene divorato fra enormi libagioni di mirto dagli “Strumpadores”.

Quando filmammo il torneo, Mereu si piazzò fra due gigantesche rocce falliche e, impugnato il microfono, iniziò ad annunciare i nomi, il peso e i trofei degli stumpadores, come se conducesse le Olimpiadi o la battaglia di Salamina.

Dopo aver interpretato Disoccupato in affitto realizzato filmati sui “culurjones” (tipica pasta sarda) sull’alluvione di Olbia e sulle grotte Baunei, Mereu ha realizzato un documentario dedicato a un’altra “specialità” dell’Ogliastra: i centenari.

Come il Caucaso e come l’Abkhasia, infatti, l’Ogliastra è uno dei pochi posti al mondo dove l’uomo riesce ancora a ingannare la morte, mettendola ogni volta alla porta, come un testimone di Geova, un venditore di aspirapolveri, o un esattore delle tasse.

Se la fuga a cavallo di Samarcanda (la canzone di Vecchioni ispirata a un aneddoto Sufi) si fosse conclusa a Villagrande invece che, appunto, a Samarcanda, il protagonista probabilmente avrebbe vissuto altri 20 o 30 anni in più, anche se avrebbe dovuto imparare il sardo, il che non è evidente.

Il cibo, l’aria e la natura della regione compresa fra Perdasdefogu Villagrande, Arzana, Talana, Urzulei, Villanova e Baunei hanno prodotto una specie di mutazione, un Dna particolare, per cui il fenomeno della longevità dei contadini dell’Ogliastra oggi attira l’attenzione di antropologi e studiosi di tutto il mondo, da Peter Martin della Iowa State University a Yasujuki Gondo dell’università di Osaka.

Nel film, i loro contributi si alternano ai ritratti dei vegliardi più cazzuti e coriacei d’Europa. Li vediamo accudire le bestie, badare ai campi e addirittura guidare le auto (per fortuna le strade dell’Ogliastra non sono molto trafficate e scarseggiano anche i pedoni…). Uno di loro spiega che “il segreto dei centenari è non morire prima dei 100 anni”. Il che è indiscutibile.

Il club dei centenari verrà presentato a Lanusei il 13 febbraio per la giornata sulla longenvità. Un piccolo gioiello che meriterebbe di essere trasmesso.