L’anno è nuovo, il premier pure, ma lo straordinario interesse del governo per il golf non è cambiato di una virgola. E così la garanzia statale da 97 milioni di euro per la Ryder Cup 2022 è ritornata ad essere una priorità per il Pd, che l’ha inserita in una norma che con il golf e con lo sport non ha nulla a che vedere. L’occasione giusta, infatti, non è stata il Milleproroghe, ovvero il provvedimento più naturale per reinserire la norma: troppo sotto le luci dei riflettori. L’esecutivo oggi guidato da Paolo Gentiloni (ma con la costante presenza di Luca Lotti, divenuto nel frattempo ministro dello Sport) ha preferito il decreto Salva Banche, che dovrebbe parlare di tutto tranne che di manifestazioni sportive. E invece un emendamento Pd alla legge che approderà a Palazzo Madama la settimana prossima potrebbe diventare la volta buona per i quasi 100 milioni di garanzia pubblica sulla buona riuscita del torneo di golf. Partendo dal Senato, il testo probabilmente arriverà blindato a Montecitorio, dove verrà votato con la fiducia. Schivando il controllo di Francesco Boccia (presidente della commissione bilancio alla Camera, che già due volte aveva fatto stralciare la norma a fine 2016) e di chi non vede di buon occhio la concessione di altri soldi al faraonico progetto della FederGolf di Franco Chimenti. Con i 60 milioni di contributi pubblici già nascosti e approvati nella Legge di Bilancio, lo Stato si esporrà per una cifra complessiva superiore ai 150 milioni di euro.

IL RUOLO DEL CREDITO SPORTIVO – Risultato: la garanzia uscita dalla porta della manovra (e del decreto fiscale) rientra quindi dalla finestra del dl Salva banche. Un provvedimento pensato per tutelare i risparmi dei cittadini, che però accoglierà anche la norma tanto preziosa per la Federazione Golf. Grazie ad una proposta presentata dal Partito Democratico, che interviene su una vecchia legge del 2002 in materia di “disposizioni per l’attività dilettantistica” (ma del resto anche i 60 milioni cash erano inseriti nel capitolo “Giovani e sport”). A firmarlo il senatore Renato Guerino Turano, residente a Chicago ed eletto con il Pd nella circoscrizione estera dell’America Settentrionale e Centrale. Turano, 74 anni, origini calabresi, è un imprenditore di successo che ha realizzato il suo sogno americano creando la più grande azienda di produzione di pane artigianale del Nord America. E forse proprio negli Usa, dove il golf è molto seguito, sarà cresciuta la sua passione per questo sport. Ilfattoquotidiano.it lo ha cercato nel pomeriggio e a sera per chiedergli spiegazioni e approfondimenti. Tutto inutile: Turano è irraggiungibile. Ciò che è certo è che stavolta la garanzia passerà attraverso l’Istituto del Credito Sportivo (commissariato dal 2011 per una vicenda di “finanza creativa”): l’emendamento (all’articolo 26-bis) prevede infatti che in futuro l’ente possa emettere garanzie non soltanto per la costruzione e la ristrutturazione degli impianti, ma anche “a favore di organizzatori di manifestazioni sportive nell’interesse del Coni e delle Federazioni sportive per lo svolgimento di competizioni internazionali di rilevante interesse pubblico”. E per l’occasione il fondo viene anche integrato con una “garanzia da parte dello Stato a favore di Ryder Cup Europe LLP, nel periodo 2017-2027, per un ammontare fino a 97 milioni di euro”. La stessa identica dicitura stralciata a novembre dalla legge di Bilancio.

E INTANTO L’OPEN D’ITALIA PASSA ALLA FAMIGLIA AGNELLI – Due mesi dopo il cerchio si chiude. A Palazzo Chigi non c’è più Matteo Renzi, ma evidentemente la presenza nell’esecutivo Gentiloni di Luca Lotti come ministro dello Sport era l’assicurazione migliore che il progetto Ryder Cup non venisse lasciato a metà: la garanzia, infatti, è importante per il Comitato organizzatore almeno quanto i 60 milioni di contributi che serviranno per far schizzare alle stelle il montepremi dell’Open d’Italia nei prossimi dieci anni. Una delle tante clausole della sfarzosa offerta che Chimenti ha presentato per aggiudicarsi la rassegna del 2022, i cui primi effetti cominciano già a vedersi: l’edizione 2017 del torneo nazionale, la prima col nuovo montepremi da 7 milioni di euro, inizialmente in programma ad ottobre all’Olgiata Golf Club di Roma si disputerà invece al Royal Park I Roveri di Torino (di proprietà della famiglia Agnelli); secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, è stato proprio lo spropositato valore della rassegna (e dei relativi oneri) a far tirare indietro il circolo romano.

LA STORICA EDIZIONE 2022 E IL COMPITO DI INFRONT – La Federgolf, però, non bada a spese e ha voluto fare le cose in grande: la storica edizione 2022 (la prima ospitata dal nostro Paese) costerà più di 100 milioni di euro. Oltre al montepremi dell’Open, bisognerà ad esempio ristrutturare il Marco Simone Golf Club, su cui ci sarebbe già qualche frizione con la famiglia Biagiotti proprietaria della struttura. Il Comitato si è attivato per rastrellare la restante parte delle risorse non statali necessarie: è già stato pubblicato un bando pubblico per trovare un concessionario che metta sul piatto almeno 40 milioni (si dice che la Federazione punti tutto su Infront, il colosso dei diritti tv). Ma gli organizzatori della Ryder Cup non vogliono correre rischi: a parere  della stessa FIG, del resto, “l’escussione della garanzia è da ritenersi a basso rischio”, ma non nullo. Per questo a scanso di equivoci qualcuno dovrà farsi garante delle spese: lo Stato italiano, appunto. Se per qualche ragione la Federazione non dovesse riuscire a trovare i soldi, toccherà al governo aprire il portafoglio.

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