14 nomination per La La Land e un posto nella cinquina tra i documentari per Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Almeno dall’angolazione italiana la vera sorpresa agli Oscar 2017 è proprio la presenza del film di Rosi escluso dalla cinquina come Miglior Film Straniero. Si avvera così la promessa di Meryl Streep dopo l’ultimo festival di Berlino, dove Fuocoammare vinse l’Orso d’Oro, quando l’attrice disse: “Farò di tutto perché sia portato negli Usa”. Il ritorno di Rosi, che se la dovrà comunque vedere con almeno un paio di grossi titoli come O.J. Made in America e I’m not your Negro, arriva in mezzo alla messe di nomination raccolte dal musical La La Land. Ben quattordici, a ricoprire pressoché ogni aspetto della produzione del film che ha aperto l’ultimo Festival di Venezia, e ad eguagliare Titanic di Cameron (1997) che poi ne vinse 11, ed Eva contro Eva (1950), che ne centrò “solo” 10. Per il film targato Lionsgate ci sono miglior film, regia, attore e attrici protagonisti, sceneggiatura originale, fotografia, costumi, design, e tutto il reparto del suono, compresi ben due brani su cinque tra le canzoni originali con l’incredibile motivo City of Stars che ha già praticamente vinto.

Si avvera così la promessa di Meryl Streep dopo l’ultimo festival di Berlino, dove Fuocoammare vinse l’Orso d’Oro

Con i suoi 32 anni Damien Chazelle, regista di La La Land, potrebbe diventare, almeno a pari merito, il più giovane regista premiato con l’Oscar, visto che Norman Taurog quando vinse per Skippy nel 1931 di anni ne aveva sempre 32. Pur essendo un nome con il vento in poppa difficile che Denis Villeneuve (Arrival) recuperi il gap con Chazelle; quest’ultimo amato da critica e pubblico negli Stati Uniti per un vitalissimo musical che ha concepito dal primo all’ultimo minuto lavorando su complicate scene di massa e intimisti primi piani in interni. Fa piacere oltremodo ritrovare nella cinquina dei “best director” sia Mel Gibson per il grintoso film di guerra Hacksaw Ridge (Gibson vinse già l’Oscar come miglior regista nel 1996 per Braveheart), perdonato da Hollywood dopo un quindicennio di “bravate”; che il redivivo Kenneth Lonergan per Manchester by the sea; e soprattutto Barry Jenkins per Moonlight, opera seconda di un regista nero di cui si parla un gran bene ma che, soprattutto, riapre giustamente i giochi su una polemica, come quella della presenza esclusiva di artisti “bianchi” tra le candidature agli Oscar per ben due anni che infuocò le nomination 2016.

Con i suoi 32 anni Damien Chazelle potrebbe diventare, almeno a pari merito, il più giovane regista premiato con l’Oscar

Quest’anno sono sette su venti gli attori “non bianchi” candidati nelle quattro categorie della recitazione, tra cui spiccano la presenza di Dev Patel per Lion, Denzel Washington e Viola Davis per Fences, Mahershala Ali per Moonlight, e Ruth  Negga per Loving. Tra gli attori Ryan Gosling è mezza incollatura avanti agli altri solo per l’entusiasmo creatosi attorno a La La Land, ma la lotta sarà comunque durissima vista la presenza di Andrew Garfield e di Casey Affleck (forte del pesantissimo Golden Globe come miglior attore di film drammatico), ma soprattutto per un Viggo Mortensen papà antisistema di Captain Fantastic che è la vera sorpresa all’ultimo sprint per le nomination. Anche tra le attrici la vittoria se la giocano Emma Stone (La La Land) e Isabelle Huppert (Elle). Entrambe hanno vinto il Golden Globe: la prima nella categoria musical/commedia, la seconda  in quella dei film drammatici. Con loro la splendida Natalie Portman vedova inconsolabile di JFK in Jackie (sorprendente film di Pablo Larraìn che peraltro raccoglie anche le nomination come miglior design e miglior colonna sonora), e la sempiterna Meryl Streep che con un’interpretazione non proprio memorabile in Florence si aggiudica la sua ventesima nomination da record. Sempre pensando in ottica di genere, e prevedendo un ulteriore possibile protesta vista la recente Woman’s March anti sessista contro Trump, per l’ennesimo anno si registra la totale assenza di donne registe tra le nomination.

Per l’ennesimo anno si registra la totale assenza di donne registe tra le nomination

Dal punto di vista produttivo salta all’occhio che tra i nove titoli che si contenderanno la statuetta come miglior film domenica 26 febbraio 2017 oltre a non esserci un campione d’incassi o un blockbuster vero e proprio, soltanto tre film risultano delle storiche major: Arrival e Fences della Paramount; e Hidden Figures della 20th Century Fox. Mentre La La Land e Hacksaw Ridge vanno a confermare la prepotente affermazione della Lionsgate tra i grandi produttori di Hollywood, se si pensa che questa casa di produzione è nata soltanto 19 anni fa in Canada, come nello scouting tra i film indie perché Manchester by the sea è prodotto da una loro consorella, la Roadside Attractions, assieme ad Amazon. I fratelli Weinstein confermano il loro angolo di sole con Lion, mentre l’indipendente A24 che l’anno scorso piazzò a sorpresa Room quest’anno è candidata con Moonlight che tra le diverse categorie conquista ben 8 nomination. Segnaliamo inoltre due nomination che ci fanno piacere e che fosse per noi avremmo già incoronato con l’Oscar: sia La mia vita da zucchina tra i miglior film d’animazione (che tanto se la dovrà vedere con i colossi Disney…); sia tra le candidature come miglior sceneggiatura originale quella di The Lobster che vede il regista greco Yorgos Lanthimos e il sodale Efthymis Filippou a firmarla. Infine su nove titoli che concorrono per l’Oscar ben tre, quelli favoriti per la vittoria (La La Land, Arrival e Hacksaw Ridge), hanno avuto la loro anteprima mondiale al Festival di Venezia 2016. Insomma, “saluti dal Lido” firmato Alberto Barbera.