Matteo Renzi, che con Vincenzo De Luca aveva stretto un patto di ferro in cambio del sostegno al Sì al referendum, non è più a Palazzo Chigi. E la nomina del governatore campano a commissario alla Sanità regionale, pur consentita da un emendamento quasi ad personam inserito alla chetichella dal Pd nell’ultima legge di Bilancio, ora è tutt’altro che scontata. Anzi: il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (in quota Ncd) non ne vuole sapere. E lo ha detto chiaramente giovedì scorso, al termine della Conferenza Stato-Regioni: “De Luca non ne sta facendo mistero, sono ormai mesi che lo chiede”, ha ricordato, ma “c’è una legge fatta col patto della salute e approvata da tutte le Regioni che prevede che il controllore e il controllato non siano la stessa persona”. Vero che “dal parlamento con un emendamento all’ultima legge di bilancio si dà la possibilità al governo di rivedere in determinate condizioni questa norma”, ma resta “una scelta collegiale del governo”. Che ora è guidato da Paolo Gentiloni. Immediato il contrattacco del presidente, pronto a ricordarle che “i cittadini campani hanno scelto con il voto da chi essere governati, anche sulla base dei risultati fallimentari della precedente gestione della sanità da parte del commissario di governo”. Rivendicando la “sacrosanta richiesta del governo regionale di riassumere le sue responsabilità su un servizio essenziale“.

Venerdì, dopo lo scontro verbale, il ministro ha messo i suoi dubbi nero su bianco in una lettere indirizzata allo stesso De Luca. “Caro presidente, condanno fermamente le strumentalizzazioni politiche sulla salute dei cittadini. Non si tratta di essere contro o a favore di qualcuno, ma di lavorare per le persone malate“, si legge nella missiva. “Per farlo dobbiamo essere seri e riconoscere che bisogna fare di più per ripartire e cambiare passo nell’organizzazione della sanità in Campania”. “I riscontri dei Nas che evidenziano carenze organizzative a livello regionale sono un fatto oggettivo”, continua il ministro, su cui c’è poco da commentare ma molto da fare. I commissari di governo per quanto di loro competenza hanno lavorato con tutti fin dal primo giorno con spirito di leale collaborazione, per elaborare i decreti necessari per fornire alla regione e alle sue direzioni generali gli strumenti operativi per lavorare al meglio e in linea con le best practice nazionali. Non applicare i decreti non solo è di per sé un fatto grave ma rischia di comportare il reiterarsi di episodi inammissibili e compromettere sempre di più l’assistenza dei cittadini campani, mettendone a rischio la salute”.

“Il ministro Lorenzin si è avventurato, per sua esclusiva scelta – a partire da un intervento pubblico da nessuno richiesto – in una polemica istituzionale grave, immotivata e dai toni inaccettabili“, ha replicato De Luca. “Più il ministro si ostina a difendere una posizione sbagliata, più aggrava le sue responsabilità passate e presenti”. E ancora: “Domando se per il ministro, il voto democratico dei cittadini abbia un valore e se intenda rispettarlo. Domando se, per qualunque persona di buonsenso, la sovrapposizione di competenze e il burocratismo di cui sono portatori i commissari esterni, possano essere considerati compatibili con una gestione seria ed efficiente della sanità campana. Domando se sia serio, e che ragione di merito possa avere, costringere i cittadini campani a pagare 9.600 euro netti al mese al Commissario, e 8.400 euro netti al mese al Subcommissario (quasi 400mila euro l’anno) per una presenza assolutamente episodica sul territorio e per produrre solo carte, decreti scollegati dalla realtà e non concordati. E’ questa situazione che lei difende?”.

“Ho scritto da 10 giorni anche al ministro”, spiega poi De Luca, “per sollecitare un incontro e il rispetto della nuova legge di dicembre 2016″, quella appunto che gli consente di diventare commissario. “Noi abbiamo mille argomenti di merito per chiedere il rispetto della volontà democratica dei cittadini e del Parlamento italiano. Quanto al Nas, è fin troppo facile osservare che andavano inviati da quelli che il disastro, come commissari di governo, lo hanno realizzato in passato. Inutile dire che ritengo opportuno che la si smetta con i comunicati, e si proceda a incontri istituzionalmente corretti e doverosi”. Giovedì il governatore, dal suo spazio settimanale su Lira Tv, aveva anche chiesto a Lorenzin di “chiedere scusa” rispetto alla dichiarazione che l’assistenza sanitaria campana è “disastrosa”, perché “è il commissario di governo che nei cinque anni precedenti ha chiuso tutti i pronto soccorso di Napoli, rendendo il Cardarelli un campo di battaglia“, mentre “noi ne abbiamo riaperti cinque”.