Non aver riportato alcuna condanna, non essere sottoposti a procedimenti penali e nemmeno a indagini preliminari, non essersi candidati in passato con altre liste e non avere rapporti con i servizi segreti. Sono questi i requisiti chiesti da Beppe Grillo agli aspiranti candidati del Movimento 5 Stelle per le amministrative di Palermo del 2017. Dopo mesi di bufera, infatti, nel capoluogo siciliano si sono sbloccate le Comunarie, e cioè le elezioni online per scegliere il candidato sindaco dei grillini. I 122 aspiranti candidati che avevano inviato il loro curriculum durante l’estate hanno avuto tempo fino alla mezzanotte di ieri per confermare di essere interessati alla competizione, prevista in un primo momento per i primi giorni di settembre, e poi rinviata a data da destinarsi. La storia delle Comunarie, infatti, è stata fino a questo momento tormentata da veleni, scissioni tra i meet up e violente spaccature tutte interne ai pentastellati palermitani. Una guerra intestina che era in corso da mesi – se non da anni – ma che è deflagrata con l’indagine della procura di Palermo sulle firme false depositate dai pentastellati alle elezioni comunali del 2012.

In totale nel registro degli indagati sono finiti in 13, compresi i deputati palermitani Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita e due attivisti – Riccardo Ricciardi e Samantha Busalacchi – che avevano già depositato la propria candidatura per le Comunarie. Grillo però è stato chiaro: per correre con i 5 Stelle non bisogna neanche essere sottoposti a indagini preliminari. Una requisito che taglia fuori dalla corsa le persone coinvolte nell’inchiesta sulle firme false, mentre avevano già fatto autonomamente un passo indietro dalla competizione la leader del movimento Lgbt Daniela Tomasino, più gli attivisti storici Renato Marchiafava e Adriano Varrica, che nei giorni scorsi ha anche fondato un nuovo meet up per prendere le distanze dai parlamentari indagati nell’inchiesta sulle firme false. Ha ritirato la propria candidatura anche il giornalista William Anselmo, che con un post su Facebook va all’attacco del “vecchio Meetup”, colpevole di aver fallito “negli uomini, nei numeri, nella programmazione, negli ideali”. “Molti degli attivisti storici – scrive Anselmo sul popolare social network – sono stati coinvolti dallo scandalo delle firme false e sono tuttora indagati dalla procura; la base è rimasta rachitica per via di scelte ottuse che al posto di includere hanno escluso chi voleva partecipare; in quattro anni non si è stati in grado di produrre un programma per le prossime elezioni e ciò oggi costringe a fare le cose di corsa; e, purtroppo, qualcuno ha smarrito anche gli ideali, perché trasformare onestà-onestà in omertà-omertà ha danneggiato tutti”.

Quasi una polemica a distanza con la deputata Chiara Di Benedetto, che trova sospette persino le mancate candidature. “Non mi stupirei affatto – scrive sempre su facebook – se dietro a molti, non tutti, ritiri di candidatura, giustificati con i più nobili degli intenti e dei saldi principi etici e morali, si nasconda il più infimo progetto di boicottare scientemente le Comunarie online per poter, poco dopo, presentare una lista bella e pronta, probabilmente da mesi, che al proprio interno annovera tutti questi duri e puri dell’ultimo minuto e, magari, con qualche professionista dell’antimafia come candidato a sindaco”. Il riferimento, neanche troppo velato, è all’avvocato Ugo Forello, fondatore dell’associazione antiracket Addiopizzo, che ieri ha confermato l’intenzione di partecipare alle Comunarie. La figura di Forello, tra l’altro, è al centro di un esposto depositato dai deputati Di Vita, Nuti, Mannino, Di Benedetto e Lupo alla procura di Palermo e all’ordine degli avvocati. Secondo i cinque parlamentari sarebbe stato Forello a “pilotare” le dichiarazione di Claudia La Rocca, la deputata regionale che per prima ha collaborato con i magistrati autosospendendosi dal Movimento. In ogni caso il fondatore di Addipizzo sembra essere tra i favoriti nella corsa alla candidatura a sindaco dei 5 Stelle, insieme al poliziotto e sindacalista Igor Gelarda, vicino a Luigi Di Maio, e all’ingegnere Tiziana Di Pasquale, che invece raccoglierebbe l’appoggio dei deputati vicini a Nuti. I tre hanno tutti confermato l’intenzione di candidarsi, rispondendo anche ad un inedito quesito avanzato per la prima volta da Grillo: rivelare eventuali rapporti personali, ma anche quelli dei familiari, con Aisi e Aise, e cioè i servizi di sicurezza italiani. A questo punto toccherà agli iscritti palermitani del M5s pronunciarsi sul sistema operativo Rousseau, votando i 40 candidati che andranno a comporre la lista per le amministrative del 2017. I cinque più votati accederanno quindi ad un secondo turno: quello per decidere il candidato sindaco.