C’è un unico nome per ora iscritto nel registro degli indagati per la morte di Gabriella Fabbiano, la 43enne ritrovata senza vita lunedì 5 dicembre in un laghetto di una cava a Cernusco sul Naviglio, periferia di Milano. Sulle ultime frequentazioni e relazioni sentimentali avute e anche sull’ultimo periodo della vita della donna si sono concentrate le indagini. E sono arrivate a Mario Marcone, operatore ecologico di 42 anni. I carabinieri che hanno eseguito una perquisizione nel suo appartamento a Pioltello, nel milanese, riferiscono di aver raccolto elementi utili alle indagini. Intanto l’autopsia ha stabilito che la donna è stata uccisa con un colpo di pistola. Marcone, considerato dagli inquirenti l’ex compagno della vittima, si affida ai microfoni del Tgr Rai per smentire il suo coinvolgimento nell’omicidio: “Io non so niente, non c’entro niente, non voglio sapere niente”.

Il 42enne ha ricevuto un’avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine coordinata dai pm Francesco Cajani e dal collega Alberto Nobili. Lui però nega anche di aver avuto una relazione con la donna: “Solo un’amicizia, nessuna relazione. Lei era così, conosceva tanta gente, ogni tanto usciva con me, mi chiamava, mi chiedeva di darle una mano e io gliela davo”. “L’ho aiutata un sacco di volte – ha aggiunto -. Poi mancava per settimane intere, poi tornava, poi spariva”. Marcone ha ammesso invece i suoi precedenti penali e ha spiegato di essere stato in carcere per “due anni” per avere investito la ex moglie. Gli inquirenti, che non hanno ancora fissato l’interrogatorio, stanno acquisendo il filmato della Rai e oggi continueranno a sentire le persone che la donna ha frequentato negli ultimi mesi e quelle a lei più vicine.

Dall’abbigliamento della donna, ritrovata senza scarpe e con vestiti da casa, era stato ipotizzato dagli agenti un omicidio avvenuto tra le mura domestiche, per mano di un conoscente. Non sono però escluse altre piste, vista la causa del decesso: l’autopsia, eseguita martedì 7 dicembre, ha stabilito che si è trattato di un colpo d’arma da fuoco alla testa. Un piccolo foro dietro l’orecchio destro, che a una prima analisi sembrava una ferita, invece provocato dall’esplosione di un proiettile. Per le analisi tossicologiche sul corpo della donna si dovrà invece attendere ancora.